Con l’arrivo dell’autunno torna la stagione dei virus respiratori e, negli Stati Uniti, torna anche il dibattito sui vaccini contro influenza, Covid-19 e virus respiratorio sinciziale (RSV). Ma quest’anno la situazione è diversa dal passato: le indicazioni delle autorità federali non sono state aggiornate in modo uniforme, mentre le principali organizzazioni mediche americane hanno deciso di intervenire con proprie raccomandazioni.
Il risultato è un quadro più complesso per cittadini e medici, soprattutto sul fronte della vaccinazione anti-Covid. La CNN ha definito questa situazione un vero e proprio “gap” nelle indicazioni, mentre l’American Medical Association e altre società scientifiche hanno pubblicato raccomandazioni per la stagione respiratoria 2026-2027 nel tentativo di fare chiarezza.
Per l’Italia, tuttavia, il quadro è differente: il Ministero della Salute ha già pubblicato le raccomandazioni per la stagione influenzale 2026-2027 e l’Istituto superiore di sanità ha indicato le categorie per le quali la vaccinazione è raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente.
Influenza, il vaccino 2026-2027 è già aggiornato
Sul fronte dell’influenza, negli Stati Uniti il CDC ha confermato per la stagione 2026-2027 le raccomandazioni vaccinali già adottate nel luglio 2025, mantenendole in vigore anche alla luce delle incertezze legali e istituzionali che stanno accompagnando la politica vaccinale americana.
Il vaccino resta disponibile per le persone dai 6 mesi di età in su. Anche in Italia la vaccinazione antinfluenzale è indicata a partire dai 6 mesi, con una particolare attenzione alle categorie che presentano un maggiore rischio di complicanze.
La composizione del vaccino viene aggiornata ogni anno sulla base della sorveglianza dei virus influenzali circolanti. Per la stagione 2026-2027 l’OMS ha raccomandato vaccini trivalenti contenenti componenti aggiornate contro influenza A(H1N1), A(H3N2) e influenza B della linea Victoria.
In Italia il Ministero della Salute raccomanda di avviare la campagna vaccinale dall’inizio di ottobre, lasciando comunque la possibilità di vaccinarsi durante tutta la stagione influenzale per le persone eleggibili. Una novità riguarda inoltre i vaccini antinfluenzali potenziati: per la stagione 2026-2027 ne viene raccomandato l’utilizzo a partire dai 60 anni, abbassando quindi la soglia rispetto alla stagione precedente.
Chi dovrebbe vaccinarsi contro l’influenza
La vaccinazione è particolarmente importante per anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e persone con patologie croniche, categorie nelle quali l’influenza può determinare un rischio maggiore di complicanze.
L’ISS ricorda che in Italia la vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente alle persone che, per condizioni personali, presentano un rischio maggiore in caso di infezione. Gli obiettivi di copertura indicati dalla programmazione vaccinale nazionale sono del 75% come soglia minima e del 95% come obiettivo ottimale negli over 65.
La vaccinazione non elimina la possibilità di contrarre l’influenza, ma rappresenta uno dei principali strumenti di prevenzione delle forme severe e delle complicanze.
Covid, negli Stati Uniti cambia il quadro
È soprattutto sul Covid-19 che emergono le maggiori differenze rispetto agli anni della pandemia.
Il CDC non ha pubblicato nuove raccomandazioni stagionali per il Covid-19 per il 2026-2027 analoghe a quelle disponibili per l’influenza. Le indicazioni precedenti avevano già segnato un cambio di approccio, passando da una raccomandazione più ampia a un modello basato sulla valutazione individuale del rapporto tra benefici e rischi della vaccinazione.
Nel frattempo sono stati autorizzati negli Stati Uniti vaccini aggiornati contro il Covid-19. Le nuove formulazioni sono destinate soprattutto alle fasce di popolazione nelle quali il rischio di malattia grave è maggiore: gli over 65 e le persone più giovani che presentano condizioni di salute associate a un maggiore rischio.
Ma le principali organizzazioni mediche statunitensi hanno scelto una linea più ampia.
L’American Medical Association e altre società professionali hanno infatti pubblicato raccomandazioni per la stagione 2026-2027 sostenendo la vaccinazione contro i principali virus respiratori e cercando di fornire ai medici e ai cittadini un riferimento basato sull’evidenza scientifica.
Perché c’è una differenza tra CDC e società mediche
Il problema non riguarda soltanto il contenuto delle raccomandazioni, ma anche il modo in cui vengono comunicate.
Negli anni della pandemia il CDC rappresentava il principale punto di riferimento per le indicazioni vaccinali americane. Nel 2026, invece, l’assenza di nuove indicazioni federali unificate per Covid e RSV ha lasciato maggiore spazio alle società scientifiche.
Da qui l’intervento di organizzazioni come AMA e American Academy of Family Physicians, che hanno elaborato indicazioni autonome dopo una revisione delle evidenze disponibili. L’obiettivo dichiarato è ridurre la confusione e fornire a medici e pazienti criteri più chiari per decidere quali vaccinazioni effettuare in autunno.
Non si tratta quindi di una scomparsa dei vaccini né di una sospensione della vaccinazione, ma di un cambiamento nel sistema delle raccomandazioni e nell’accesso alle diverse formulazioni.
RSV, attenzione soprattutto agli anziani e alle donne in gravidanza
Il terzo protagonista della stagione respiratoria è il virus respiratorio sinciziale, o RSV.
L’infezione può provocare sintomi lievi nella maggior parte delle persone, ma può diventare particolarmente pericolosa negli anziani, nei soggetti fragili e nei bambini molto piccoli.
Negli Stati Uniti l’attuale raccomandazione prevede una vaccinazione RSV una tantum per gli adulti di 75 anni e oltre e per le persone tra 50 e 74 anni che presentano un aumentato rischio di malattia grave.
La protezione contro RSV riguarda inoltre la gravidanza, attraverso la vaccinazione materna in una specifica finestra gestazionale, con l’obiettivo di trasferire anticorpi al neonato.
La strategia contro RSV non è quindi sovrapponibile a quella antinfluenzale: non si tratta semplicemente di un vaccino annuale destinato a tutta la popolazione.
I tre vaccini possono essere somministrati insieme?
Un altro dubbio frequente riguarda la possibilità di ricevere nella stessa seduta i vaccini contro influenza, Covid-19 e RSV.
Il CDC indica che i tre vaccini possono essere somministrati nella stessa visita quando la persona è eleggibile per ciascuno di essi. Non è necessario prevedere un intervallo minimo obbligatorio tra una vaccinazione e l’altra se vengono effettuate in momenti differenti.
Questo non significa però che tutti debbano ricevere tutti e tre i vaccini. L’indicazione dipende dall’età, dalle condizioni di salute, dalla gravidanza e dalle precedenti vaccinazioni.
E in Italia cosa succede?
Il quadro italiano è, al momento, più definito almeno per quanto riguarda l’influenza.
Il Ministero della Salute ha pubblicato a giugno la circolare per la prevenzione e il controllo dell’influenza nella stagione 2026-2027, elaborata insieme a ISS e Regioni. Il documento comprende la composizione dei vaccini, le strategie di prevenzione e le categorie alle quali la vaccinazione è raccomandata.
L’Italia segue inoltre le raccomandazioni dell’OMS per l’aggiornamento della composizione dei vaccini, necessaria perché i virus influenzali cambiano continuamente.
Per Covid-19 e RSV bisogna invece fare riferimento alle indicazioni nazionali ed europee specifiche, che non devono essere automaticamente sovrapposte a quelle statunitensi. Le decisioni prese dal CDC riguardano infatti il sistema sanitario americano, con criteri regolatori e di accesso differenti rispetto a quelli dell’Unione europea.
La vera novità dell’autunno 2026
La novità più significativa della stagione 2026-2027 non è dunque l’arrivo di un singolo nuovo vaccino, ma la maggiore complessità del quadro informativo.
Negli Stati Uniti il CDC mantiene per l’influenza le raccomandazioni già in vigore, mentre sul Covid e sull’RSV le principali società mediche hanno assunto un ruolo più visibile, pubblicando indicazioni autonome.
In Italia, invece, la campagna antinfluenzale dispone già di una cornice nazionale definita. Il vaccino è aggiornato sulla base delle raccomandazioni dell’OMS e la vaccinazione resta uno strumento centrale di prevenzione, soprattutto per le persone maggiormente esposte al rischio di complicanze.
Per i cittadini, il messaggio più importante è quindi evitare di trasferire automaticamente in Italia le indicazioni provenienti dagli Stati Uniti. Età, condizioni individuali e calendario vaccinale fanno la differenza: la scelta di vaccinarsi contro influenza, Covid-19 o RSV va valutata sulla base delle raccomandazioni delle autorità sanitarie competenti e, quando necessario, insieme al proprio medico.
L’autunno dei virus respiratori sta arrivando. E quest’anno, più che negli anni precedenti, anche orientarsi tra le raccomandazioni vaccinali richiede attenzione alle fonti.
