Il confronto tra gennaio e agosto 2025 e 2026 fotografa un peggioramento in numerosi centri. A Torino-Lingotto i giorni oltre la soglia sono passati da 29 a 67. Critici anche NO2 e PM2,5, mentre i livelli indicati dall’Oms restano lontani
L’estate 2026 lascia sulle città italiane un’altra traccia, oltre alle temperature: quella dell’ozono. Nei primi otto mesi dell’anno i giorni di superamento della soglia sono aumentati in numerose stazioni rispetto allo stesso periodo del 2025, con alcuni dei principali centri urbani del Centro-Nord già ben oltre il numero di giornate consentito dalla normativa.
Il caso più evidente è quello di Torino-Lingotto, dove le giornate con valori superiori a 120 microgrammi per metro cubo sono passate dalle 29 del gennaio-agosto 2025 alle 67 dello stesso periodo del 2026. Ma non è un caso isolato: a Brescia-Villaggio Sereno si è passati da 12 a 58 giorni, a Padova-Mandria da 34 a 58, a Verona-Giarol Grande da 29 a 65.
Il quadro emerge dall’aggiornamento a fine agosto del progetto “Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città”, curato dai medici per l’ambiente ISDE Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign. L’analisi utilizza i dati delle reti di monitoraggio delle ARPA e di SNPA e mette a confronto, città per città, i primi otto mesi del 2025 con quelli del 2026.
La fotografia viene letta attraverso tre parametri: i limiti previsti dalla normativa oggi in vigore, quelli che saranno introdotti dalla Direttiva europea 2024/2881 e i valori indicati dalle Linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2021.
Ed è proprio il confronto con i parametri sanitari dell’Oms a mostrare quanto sia ancora ampia la distanza tra la qualità dell’aria registrata nelle città e quella considerata più protettiva per la salute.
L’ozono e l’estate sempre più calda
L’ozono è un inquinante particolare. Non viene emesso direttamente dalle attività umane, ma si forma nell’atmosfera attraverso reazioni chimiche favorite dalla radiazione solare e dalle temperature elevate. È per questo che la sua presenza diventa particolarmente rilevante durante l’estate.
La normativa attuale considera come valore obiettivo 120 microgrammi per metro cubo, calcolati sulla massima media mobile di otto ore, e stabilisce che questa soglia non debba essere superata per più di 25 giorni all’anno.
Dal 2030 la nuova direttiva europea ridurrà il numero massimo a 18 giorni.
Ancora più severo il riferimento dell’Oms, che indica 100 microgrammi per metro cubo e non più di 3-4 giorni di superamento in un anno.
A fine agosto 2026, tuttavia, diverse stazioni hanno già accumulato numeri molto superiori. Bergamo-Meucci è a 77 giornate sopra i 120 microgrammi per metro cubo, Vicenza-Quartiere Italia a 69, Torino-Lingotto e Torino-Rubino a 67, Milano-Verziere a 66 e Verona-Giarol Grande a 65.
Numeri che assumono un significato ancora maggiore se messi accanto a quelli dell’anno precedente. A Torino-Lingotto i superamenti sono più che raddoppiati, passando da 29 a 67. A Brescia-Villaggio Sereno sono quasi quintuplicati, da 12 a 58. A Verona-Giarol Grande sono passati da 29 a 65.
Il segnale riguarda soprattutto numerosi centri del Centro-Nord, dove la classe di maggiore criticità per l’ozono è ampiamente rappresentata.
«I dati sull’ozono rappresentano un segnale che non può essere sottovalutato», dice Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia. Il problema, spiega, non può essere separato dall’evoluzione del clima.
«Qualità dell’aria, salute e cambiamento climatico sono sempre più strettamente collegati», osserva Romizi. Estati più calde e condizioni meteorologiche favorevoli alla formazione dell’ozono possono aumentare l’esposizione della popolazione a un inquinante con effetti rilevanti sull’apparato respiratorio.
Da qui una conseguenza precisa anche sul piano delle politiche pubbliche: «Le politiche climatiche sono quindi anche politiche di prevenzione sanitaria». Servono, aggiunge Romizi, interventi per «ridurre le emissioni dei precursori dell’ozono» e contemporaneamente affrontare le cause del riscaldamento climatico.
NO2, il problema delle grandi città e dei porti
Se l’ozono è il protagonista dell’estate, il biossido di azoto racconta una criticità più legata alle emissioni urbane.
L’NO2 è associato soprattutto ai processi di combustione e al traffico motorizzato. E i numeri del progetto Cambiamo Aria mostrano situazioni particolarmente problematiche in alcune grandi città e, soprattutto, nei centri portuali.
A Genova-Via Buozzi sono già 223 le giornate sopra i 25 microgrammi per metro cubo indicati dall’Oms e 88 quelle oltre i 50 microgrammi. Quest’ultimo valore assume particolare rilievo in vista del 2030, quando la nuova normativa europea consentirà un massimo di 18 superamenti.
A Palermo le giornate sono rispettivamente 215 e 95. A Napoli-Ente Ferrovie 196 e 56. A Catania si arriva a 231 giornate sopra la soglia Oms e a 37 sopra quella prevista dalla futura normativa europea.
Anche Genova-Corso Europa presenta valori elevati: 205 giornate sopra i 25 microgrammi e 43 sopra i 50.
Nelle città portuali, alle emissioni legate alla mobilità urbana possono aggiungersi quelle prodotte dal traffico merci, dalle attività portuali e dalla navigazione. Il problema, dunque, non è riconducibile a un’unica fonte.
Per questo la risposta dovrebbe coinvolgere diversi settori: trasporto pubblico, riduzione del traffico, elettrificazione della mobilità, logistica urbana sostenibile, cold ironing e decarbonizzazione del trasporto marittimo.
«Il confronto 2025-2026 consente di andare oltre la fotografia della singola giornata e di capire quanto siano strutturali alcune criticità», spiega Paolo Bortolotti, coordinatore del progetto Cambiamo Aria.
In molte città, sottolinea, «abbiamo già raggiunto nei primi otto mesi dell’anno il numero di superamenti che la normativa europea consentirà nell’intero anno dal 2030».
Il problema, dunque, non è soltanto quello di adeguarsi a un limite futuro. «Il 2030 è troppo vicino per pensare di rinviare le misure necessarie», dice Bortolotti.
PM2,5, il particolato che non si vede
C’è poi il PM2,5, l’inquinante particolato considerato particolarmente rilevante dal punto di vista sanitario. Le sue particelle, molto piccole, possono penetrare profondamente nell’apparato respiratorio e sono associate a effetti cardiovascolari e respiratori.
L’Oms indica una media giornaliera di 15 microgrammi per metro cubo, da non superare per più di 3-4 giorni all’anno. La direttiva europea prevede invece dal 2030 una soglia di 25 microgrammi, con un massimo di 18 superamenti.
Anche in questo caso i dati dei primi otto mesi del 2026 mostrano una distanza significativa dai valori più protettivi.
Torino-Rebaudengo ha già registrato 129 giornate sopra i 15 microgrammi per metro cubo, Verona-Giarol Grande 115, Napoli-Ente Ferrovie 110, Milano-Marche 101 e Padova-Mandria 99.
Se si considera il futuro limite europeo di 25 microgrammi, Padova-Mandria è già a 52 superamenti, Milano-Marche a 50, Milano-Pascal a 49, Torino-Rebaudengo e Torino-Rubino a 48.
Per Romizi, è proprio qui che emerge una delle principali differenze tra il rispetto della legge e la tutela effettiva della salute.
«Il PM2,5 rimane uno degli indicatori più importanti dal punto di vista sanitario», sottolinea il presidente di ISDE. I valori dell’Oms, aggiunge, «non sono semplici obiettivi ambientali astratti», ma livelli definiti sulla base delle evidenze disponibili sugli effetti dell’inquinamento atmosferico.
Ridurre l’esposizione della popolazione dovrebbe quindi essere l’obiettivo centrale delle politiche pubbliche, «andando oltre una logica basata esclusivamente sul rispetto formale dei limiti di legge».
PM10, il limite annuale già superato
Il quadro comprende infine il PM10, particolato particolarmente critico durante la stagione invernale.
La normativa oggi consente al massimo 35 giornate all’anno oltre i 50 microgrammi per metro cubo.
Ma in alcune città il limite è già stato raggiunto o superato a fine agosto. Milano-Marche è a 41 giornate, Verona-Corso Milano a 40 e Modena-Giardini a 35.
Anche guardando al parametro previsto dalla nuova normativa europea dal 2030, la situazione resta critica. La soglia giornaliera scenderà a 45 microgrammi, con un massimo di 18 superamenti: Milano-Marche è già a 49, Verona-Corso Milano a 43 e Modena-Giardini a 40.
Anche qui il confronto con il 2025 restituisce diversi peggioramenti. Modena-Giardini passa da 29 a 40 giornate oltre i 45 microgrammi, Milano-Pascal da 21 a 36, Mestre da 20 a 35.
Il semaforo dell’aria: il verde è ancora un’eccezione
La sintesi del progetto Cambiamo Aria utilizza un semaforo per rendere immediatamente leggibile la situazione.
Il verde identifica le città che rispettano contemporaneamente i riferimenti normativi e sanitari considerati. Il giallo segnala il superamento dei valori indicati dall’Oms. Il rosso quello dei livelli previsti dalla nuova direttiva europea. Il rosso scuro indica invece il superamento anche degli attuali limiti normativi.
Nel confronto tra gennaio-agosto 2025 e gennaio-agosto 2026, il verde rimane un’eccezione. A prevalere sono le altre tre categorie.
Il 2026 appare particolarmente problematico per l’ozono, ma il quadro di PM2,5 e NO2 racconta una difficoltà più strutturale. In numerose città la qualità dell’aria continua infatti a essere lontana dai livelli indicati dall’Oms come più protettivi per la salute.
Ed è questo uno dei punti centrali dell’analisi: rispettare i limiti di legge non equivale necessariamente a respirare un’aria compatibile con il massimo livello possibile di tutela sanitaria.
La sfida del 2030
La nuova Direttiva europea 2024/2881 alza l’asticella rispetto alla normativa attuale. Ma, secondo ISDE, il periodo che separa le città italiane dal 2030 non dovrebbe essere utilizzato per rinviare gli interventi.
La strategia indicata dal progetto comprende il potenziamento del trasporto pubblico, la riduzione della motorizzazione privata, la mobilità attiva, le zone a basse emissioni, l’elettrificazione, l’efficienza energetica degli edifici e la riduzione delle emissioni industriali e portuali.
Sul fondo resta il rapporto sempre più stretto tra inquinamento e clima.
«Non abbiamo bisogno di deroghe che rinviino il problema, ma di utilizzare bene gli anni che ci separano dal 2030», dice Romizi. «Ogni riduzione dell’esposizione all’inquinamento atmosferico può tradursi in benefici per la salute».
Una priorità soprattutto per le fasce più esposte: «bambini, anziani, persone con patologie croniche e tutti coloro che vivono nelle aree maggiormente esposte».
L’estate dell’ozono, dunque, non è soltanto una fotografia dei mesi più caldi del 2026. È anche un anticipo di una delle sfide che le città italiane dovranno affrontare nei prossimi anni: ridurre contemporaneamente le emissioni che peggiorano l’aria e quelle che alimentano il cambiamento climatico.
DATI ANNO 2026 – giornalieri e riepilogativi per città
- DATI RIEPILOGATIVI– PM10 – PM10 confr.25/26 – PM2,5 – PM2,5 confr.25/26 – NO2 – NO2 confr 25/26 – Medie – Superamenti – Ozono (Dir.UE) – Ozono (LG Oms) – Ozono confr. 2025-2026
- CONFRONTO 2025-2026 (PM10, PM2.5, NO2)– Ancona, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Modena, Napoli,Padova, Palermo, Parma, Pescara, Prato, Reggio Calabria, Roma, Terni, Torino, Trento, Trieste,Venezia, Verona, Vicenza
- PM10– Ancona, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pescara, Prato, Reggio Calabria, Roma, Terni, Torino, Trento, Trieste,Venezia, Verona, Vicenza
- PM2,5– Ancona, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pescara, Prato, Reggio Calabria, Roma, Terni, Torino, Trento, Trieste, Venezia, Verona, Vicenza
- NO2– Ancona, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pescara, Prato, Reggio Calabria, Roma, Terni, Torino, Trento, Trieste, Venezia, Verona, Vicenza
- Ozono– Ancona – Bari – Bergamo – Bologna – Brescia – Cagliari – Catania – Firenze – Genova – Messina – Milano – Modena – Napoli – Padova – Palermo – Parma – Pescara – Reggio Calabria – Roma – Terni – Torino – Trento – Trieste – Venezia – Verona – Vicenza
[nel comune di Prato non ci sono stazioni di monitoraggio dell’ozono]
