Con l’arrivo delle prime ondate di calore estive, che ormai colpiscono la penisola con preoccupante anticipo già nei mesi di maggio e giugno, si riaccende puntuale un’emergenza puntualmente ignorata: l’invivibilità termica delle aule scolastiche italiane. Quello che un tempo veniva liquidato come un “disagio passeggero” da fine anno scolastico è oggi una vera e propria emergenza di sanità pubblica.
Mentre i sindacati, i medici e le associazioni studentesche lanciano l’allarme per la salute di ragazzi e personale docente, la stragrande maggioranza degli istituti si ritrova ad affrontare temperature interne che sfiorano (e talvolta superano) i 32-35°C. Il motivo? Un patrimonio edilizio vecchio, privo di isolamento termico e quasi totalmente sprovvisto di impianti di climatizzazione. Nelle “classi pollaio”, dove la densità di affollamento aggrava la percezione del calore, fare lezione o sostenere gli esami di Stato si sta trasformando in una prova di resistenza fisica pericolosa per l’organismo.
Stress termico e salute: i rischi reali per gli studenti
Il corpo umano regola la propria temperatura interna attraverso la sudorazione, ma quando l’umidità è alta e l’aria nelle aule non circola, questo meccanismo si inceppa. Secondo i dati diffusi dai medici pediatri e dai consulenti della sicurezza, lo stress termico prolungato all’interno delle scuole non provoca solo cali di attenzione, ma comporta rischi sanitari precisi, soprattutto per i soggetti più fragili o asmatici:
- Disidratazione acuta e colpi di calore: Caratterizzati da vertigini, nausea, mal di testa e, nei casi più gravi, svenimenti improvvisi durante le ore di picco (11:00 – 14:00).
- Ipotensione: I forti cali di pressione legati alla vasodilatazione colpiscono sia gli studenti sia i docenti, riducendo l’afflusso di ossigeno al cervello.
- Crollo delle performance cognitive: Studi neuroscientifici dimostrano che sopra i 26°C la capacità di concentrazione, memoria a breve termine e logica diminuisce drasticamente del 12-15% per ogni grado in più.
Per capire l’entità del problema strutturale, ecco la fotografia dell’edilizia scolastica italiana rispetto alla gestione del clima e della ventilazione:
Il paradosso normativo: tutele in fabbrica, ma non in classe
Qui emerge il corto circuito legislativo tutto italiano. Il D.Lgs. 81/08 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro) stabilisce criteri rigidissimi per la temperatura nei luoghi di lavoro, fissando tetti massimi legati al benessere termico e all’umidità per tutelare i lavoratori (inclusi i docenti). Tuttavia, l’applicazione di queste sanzioni all’interno delle scuole si scontra regolarmente con le deroghe per mancanza di fondi degli enti locali (Comuni e Province), proprietari degli immobili.
Mentre per i lavoratori di fabbriche o uffici l’Ispettorato del Lavoro può ordinare la sospensione delle attività in caso di calore insostenibile, gli studenti rimangono formalmente esclusi da queste tutele automatiche. Le poche circolari dei dirigenti scolastici si limitano a palliativi: autorizzazione a non indossare giacche, permessi per tenere bottigliette d’acqua sul banco o, nei casi più estremi, la riduzione dell’orario delle lezioni.
La voce dei presidi: «Il calendario non si tocca, servono i condizionatori»
Sul tema del surriscaldamento delle aule è intervenuta duramente anche la categoria dei dirigenti scolastici, bocciando categoricamente l’ipotesi di fare slittare le lezioni per evitare i mesi caldi. «Ritengo che modifiche al calendario scolastico non sarebbero risolutive in merito al problema del caldo nelle aule», ha dichiarato all’Adnkronos Cristina Costarelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (ANP) Lazio. «Se la scuola iniziasse più tardi per il caldo, terminerebbe anche più tardi perché il numero dei giorni di frequenza è obbligatorio e andremmo a finire a giugno inoltrato, con tutti i problemi sia rispetto sempre al caldo che allo slittamento degli scrutini di esame».
Secondo Costarelli, non esiste una reale connessione logica tra il riscaldamento globale e la rimodulazione delle date dei trimestri, smontando anche i tentativi di alcune regioni: «Abbiamo letto tutti dell’ipotesi dell’Emilia Romagna di iniziare la scuola il 31 agosto, ma in Sicilia vogliamo far tornare gli alunni nelle scuole il 31 agosto? Altro che caldo. Non c’è modo di far scuola nel periodo freddo per alleggerire quello caldo: se sposto i giorni del periodo caldo tra giugno e settembre, sempre caldo è. Una soluzione che ritengo possa essere veramente efficace è quella del condizionamento degli ambienti».
📅 Il nodo del calendario scolastico di fronte alla crisi climatica
Molti esperti di politiche educative e associazioni di genitori stanno proponendo di ridiscutere radicalmente il calendario scolastico italiano. L’ipotesi sul tavolo sarebbe quella di anticipare l’inizio delle lezioni a inizio settembre per poter chiudere le scuole a metà maggio, evitando così i periodi più torridi dell’anno. Un’alternativa obbligata se lo Stato non stanzierà un piano straordinario di fondi strutturali per dotare i 40mila edifici scolastici di impianti di condizionamento a pompa di calore e pannelli fotovoltaici.
