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Report Legambiente 2026: la “bussola del ripristino” per salvare la biodiversità italiana in declino

In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità e della Giornata Europea dei Parchi, Legambiente ha lanciato un chiaro allarme istituzionale con la pubblicazione del report “Biodiversità a rischio 2026”. L’Italia si trova in una posizione di forte ritardo rispetto ai target vincolanti fissati dalla Strategia UE al 2030 e dai parametri del Piano Nazionale di Ripristino previsti dalla Nature Restoration Law. Crisi climatica, inquinamento chimico e pressioni antropiche continue stanno accelerando il degrado degli habitat nazionali, riducendo la resilienza dei territori di fronte agli eventi meteo estremi.

Per invertire questa tendenza, l’associazione ha presentato la “bussola del ripristino”, un piano d’azione basato interamente sulle Nature-Based Solutions (NbS): interventi strutturali che utilizzano i processi naturali per curare gli ecosistemi e, contemporaneamente, proteggere le comunità umane dagli effetti del riscaldamento globale.

La “Bussola del Ripristino”: come funzionano le NbS nei 5 ecosistemi chiave

Le soluzioni basate sulla natura non sono tutele passive, ma progetti di ingegneria ecologica applicata. Il report mappa gli interventi necessari per i cinque principali macro-ecosistemi italiani:

  • Foreste e Boschi: Interrompere la frammentazione infrastrutturale e gestire il legno morto e gli alberi-habitat per favorire gli impollinatori selvatici, convertendo le piantagioni monofitiche in boschi complessi.
  • Zone Umide e Interni: Ripristinare paludi, lagune e piane alluvionali. Questi ambienti fungono da gigantesche spugne naturali capaci di assorbire i picchi di piena dei fiumi, azzerando il rischio idrogeologico.
  • Coste e Mari: Rigenerare le dune sabbiose e le praterie sommerse di Posidonia oceanica. Questo ecosistema protegge le coste dall’erosione marina e sostiene l’economia della pesca artigianale e del turismo sostenibile.
  • Sistemi Agricoli (Agroecologia): Ridurre gli input chimici integrando siepi, alberature, rotazioni colturali complesse e inerbimenti per arricchire la sostanza organica nei suoli.
  • Aree Urbane: Trasformare le città da isole di calore a corridoi ecologici mediante tetti verdi, boschi urbani, pareti vegetate e rain gardens per favorire l’infiltrazione delle piogge.
Mappatura Strategica NbS
La Bussola delle Nature-Based Solutions
🌆 Ecosistema Urbano
Tetti e pareti verdi, corridoi biologici (Progetto Buzz Life), rain gardens e rifugi climatici contro le isole di calore.
💧 Fiumi e Zone Umide
Rinaturalizzazione delle golene (Piano Po PNRR), ripristino di paludi, lagune e piane alluvionali protettive.
🌊 Coste e Mari
Trapianto di praterie di Posidonia oceanica (Progetto terrAmare), ricostruzione di sistemi dunali e fasce di transizione.
🚜 Agroecologia
Integrazione di siepi e fasce tampone boscate, inerbimenti dei suoli, agroforestazione e tutela degli insetti pronubi.
Fonte: Elaborazione dati su Report Legambiente “Biodiversità a rischio 2026”

I quattro progetti pilota che stanno funzionando in Italia

Il report non fotografa solo i problemi, ma elenca le buone pratiche di ripristino ecosistemi Italia già attive sul territorio, dimostrando l’efficacia della transizione ecologica dal basso:

  1. BUZZ LIFE: Un progetto coordinato da Legambiente in città come Roma, Siena, Varese e Campobasso, volto a frenare il declino degli insetti impollinatori attraverso la creazione di corridoi ecologici (buzz lines) e rifugi botanici mirati nel tessuto urbano.
  2. Rinaturalizzazione del fiume Po: Un investimento da 350 milioni di euro del PNRR, gestito da AIPo, che prevede entro la fine del 2026 il recupero morfologico di 37 chilometri di tratti fluviali e il rimboschimento delle aree golenali in Emilia-Romagna.
  3. Il Piano del Verde di Siena: Nuove delibere comunali che integrano stabilmente la tutela della biodiversità nella pianificazione urbanistica, espandendo le infrastrutture verdi pubbliche.
  4. LIFE terrAmare: Un’azione mirata al ripristino di 648 ettari di Posidonia e 160 ettari di dune nel Mediterraneo, introducendo le “Comunità Ecologiche di Spiaggia” (EBC) per coinvolgere pescatori e operatori balneari nella sorveglianza diretta degli habitat costieri.

La fauna come motore biologico delle NbS

Un punto focale del documento riguarda la protezione delle specie chiave, considerate veri e propri “regolatori ecosistemici”. Il WWF e Legambiente concordano sul fatto che declassare i livelli di protezione di grandi predatori come il lupo o di specie ombrello come l’orso bruno sia un errore scientifico ed economico. Il lupo, ad esempio, controlla naturalmente le popolazioni di erbivori prevenendo il pascolamento eccessivo, che è una delle cause principali del degrado del suolo e del dissesto idrogeologico nelle aree montane.

La conservazione della trota nativa nei fiumi e degli squali e coralli nei mari garantisce la stabilità delle reti alimentari e la purezza biologica delle acque, fornendo servizi ecosistemici gratuiti che nessuna tecnologia umana potrebbe replicare.

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