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Hiv, 40 anni di cure: a Catania il congresso Icar fa il punto su terapie avanzate e virus emergenti

A quattro decenni di distanza dalla prima somministrazione della terapia antiretrovirale (Azt) su un paziente statunitense, lo scenario clinico e sociale legato all’Hiv appare radicalmente trasformato. Quella che negli anni Ottanta e Novanta era una diagnosi che lasciava poche settimane di sopravvivenza, oggi è diventata una patologia cronica controllabile. Se il trattamento e la diagnosi intervengono in modo tempestivo, l’aspettativa e la qualità della vita delle persone sieropositive risultano paragonabili a quelle della popolazione generale.

Per fare il punto sui progressi della ricerca scientifica, sui trattamenti a lunga durata e sulle nuove strategie di contrasto ai virus emergenti, si apre a Catania la 18esima edizione di Icar (Italian Conference on Aids and Antiviral Research). Il congresso, in programma da domani al 22 maggio, rappresenta il principale appuntamento scientifico italiano del settore ed è organizzato sotto l’egida della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), in collaborazione con le maggiori società scientifiche infettivologiche e virologiche e con il mondo dell’associazionismo.

I tre pilastri della lotta all’Hiv e l’obiettivo Oms 2030

L’evento, che riunisce circa mille partecipanti tra medici, ricercatori e volontari, si sviluppa attorno al claim ufficiale: “Rafforzare la prevenzione, potenziare le cure e spingere l’innovazione nella ricerca”. Questa alleanza tra comunità scientifica e società civile viene considerata cruciale per tracciare la rotta verso l’obiettivo “0 infezioni” stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per il 2030.

Antonella Castagna, presidente di Icar e direttrice della Clinica di Malattie infettive dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha evidenziato come l’elemento distintivo del congresso sia proprio il consolidamento del rapporto tra la community dei pazienti e i ricercatori, offrendo ampio spazio formativo ai giovani specialisti e aprendo il dibattito alle esperienze internazionali con numerosi interventi provenienti dall’estero.

Frontiere della diagnostica e l’allerta sui virus emergenti

Oltre ai successi ottenuti sul fronte della prevenzione – guidati dall’avvento della profilassi pre-esposizione (Prep) e dai farmaci long-acting –, il tavolo di lavoro siciliano si concentrerà sulle nuove sfide poste dall’invecchiamento della popolazione sieropositiva e dall’immunologia avanzata. Giuseppe Nunnari, co-presidente del congresso e docente di Malattie infettive all’università di Catania, ha rimarcato il contributo della comunità scientifica italiana sul piano clinico, farmacologico e metabolico, sottolineando l’importanza di un approccio guidato dagli abstract scientifici per valorizzare i giovani talenti.

Il raggio d’azione di Icar non si limiterà all’Hiv e alle epatiti, ma estenderà il monitoraggio alle infezioni sessualmente trasmesse e alle minacce epidemiche globali. Tra i focus principali di questa edizione figura infatti una sessione speciale interamente dedicata all’Hantavirus Andes, un virus emergente che richiede un innalzamento dei livelli di sorveglianza virologica internazionale.

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