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“Il mondo non è più al sicuro dalle pandemie”. L’Oms lancia l’allarme

A dieci anni dall’epidemia di Ebola e a sei dal Covid-19, gli esperti del Global Preparedness Monitoring Board avvertono: la frammentazione geopolitica e il calo degli aiuti allo sviluppo stanno vanificando gli sforzi di preparazione globale.

Il rischio di una nuova crisi sanitaria globale sta superando la velocità e l’entità degli investimenti economici destinati a prevenirla. A lanciare il monito è il nuovo rapporto del Global Preparedness Monitoring Board (GPMB), l’organismo indipendente istituito nel 2018 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla Banca Mondiale. Il documento, intitolato “Un mondo sull’orlo del baratro: priorità per un futuro resiliente alle pandemie”, è stato presentato oggi a margine della 79ª Assemblea Mondiale della Sanità.

L’analisi traccia un bilancio drammatico di un decennio di emergenze sanitarie pubbliche di rilevanza internazionale (PHEIC), evidenziando come le epidemie stiano diventando più frequenti, dannose e pervasive per il tessuto sociale ed economico globale.

Il divario nell’accesso ai vaccini e la crisi di fiducia

Secondo i dati raccolti dal Consiglio attraverso 90 indicatori multisettoriali, il mondo sta facendo registrare passi indietro su parametri fondamentali come l’accesso equo a diagnostica, trattamenti e vaccini. Il rapporto evidenzia un paradosso temporale: i vaccini contro il vaiolo hanno raggiunto i paesi a basso reddito colpiti ben due anni dopo l’inizio dell’epidemia. Un lasso di tempo superiore persino ai 17 mesi che erano stati necessari per la distribuzione dei vaccini contro il COVID-19 durante la scorsa emergenza.

L’impatto di tali criticità, rileva il GPMB, si estende oltre i confini sanitari. Le risposte politicizzate e la polarizzazione ideologica hanno intaccato la fiducia dei cittadini nei confronti dei governi e delle istituzioni scientifiche, indebolendo le libertà civili e rendendo le società strutturalmente meno resilienti a futuri shock. A complicare il quadro interviene il crollo degli aiuti allo sviluppo, scesi a livelli minimi che non si registravano dal 2009, in un contesto segnato da danni ecologici e tensioni geopolitiche.

Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale: opportunità e rischi

Il rapporto dedica una sezione alle nuove tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale, riconoscendone il potenziale per l’ottimizzazione del monitoraggio preventivo delle minacce epidemiche. Tuttavia, gli esperti sollevano una forte riserva: in assenza di una governance globale e di garanzie efficaci, l’IA rischia di accentuare le disparità di accesso ai presidi sanitari e di ridurre la sicurezza complessiva, replicando le medesime dinamiche discriminatorie osservate durante la pandemia di COVID-19.

La co-presidente del GPMB, Kolinda Grabar-Kitarovic, ha sottolineato l’urgenza di un cambio di rotta:

“Il mondo non è a corto di soluzioni. Ma senza fiducia ed equità, queste soluzioni non raggiungeranno chi ne ha più bisogno. I leader politici, l’industria e la società civile possono ancora cambiare la traiettoria”.

LE 3 PRIORITÀ DEL RAPPORTO GPMB 2026

Per invertire l’attuale tendenza negativa prima del termine del proprio mandato, fissato per il 2026, il GPMB ha formalizzato tre richieste vincolanti ai leader politici globali:

Priorità IstituzionaleObiettivo OperativoStrumento Chiave
Sorveglianza PermanenteIstituire un meccanismo di monitoraggio indipendente del rischio pandemico.Database globali condivisi.
Equità di AccessoGarantire test, vaccini e cure salvavita a tutti i Paesi.Conclusione dell’Accordo sulla pandemia.
Solidità FinanziariaCoprire i costi di preparazione e la risposta per il cosiddetto “Giorno Zero”.Finanziamenti strutturali protetti.

Verso l’Accordo sulla pandemia dell’OMS

Il banco di prova per la leadership politica internazionale è identificato nelle trattative in corso per la finalizzazione dell’Accordo dell’OMS sulla pandemia e nella definizione di una dichiarazione politica delle Nazioni Unite sulla prevenzione e risposta alle emergenze sanitarie.

Come concluso dalla co-presidente Joy Phumaphi, la preparazione non può più essere considerata unicamente una sfida di natura tecnica, bensì una vera e propria prova di responsabilità e coordinamento politico, senza la quale ogni Paese rimarrà esposto all’insorgenza della prossima crisi.

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