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Addio ai “Falsi Riutilizzabili”: come il Decreto PNRR 2026 cambia il packaging in Italia

La fine dell’escamotage italiano: cosa dice il DL 19/2026

Per cinque anni, l’Italia ha vissuto un paradosso normativo. Mentre l’Europa bandiva le plastiche monouso (Direttiva SUP), nel nostro Paese è fiorito il mercato dei piatti in plastica tradizionale marchiati come “riutilizzabili”. Un fenomeno che ha invaso non solo i supermercati, ma anche il settore HoReCa e i distributori automatici.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’articolo 14-bis del Decreto Legge 19/2026, il Governo introduce criteri tecnici rigorosi. Non basterà più una scritta sulla confezione: per essere considerata riutilizzabile, una stoviglia dovrà rispondere a specifici parametri di:

  • Rigidità e Grammatura: Spessori minimi che garantiscano la resistenza nel tempo.
  • Cicli di Lavaggio: Resistenza certificata a lavaggi ripetuti in lavastoviglie professionale.
  • Composizione dei Materiali: Solo polimeri che non rilasciano sostanze dopo usi reiterati.

L’allarme degli esperti: il 65% dei prodotti è a rischio

Secondo i dati diffusi da Legambiente e analizzati da player del settore come SignorBIO, circa il 65% delle stoviglie attualmente vendute come “riutilizzabili” non possiede le certificazioni necessarie per superare i nuovi test.

“Finalmente restituiamo verità ai consumatori”, commenta Andrea Zanini, CEO di SignorBIO. “Per troppo tempo i cittadini hanno acquistato plastica monouso convinti di fare una scelta ecologica. Il nuovo provvedimento premierà chi ha investito in materiali realmente certificati e filiere trasparenti”.

Come riconoscere i prodotti “Veramente Sostenibili”

In questa fase di transizione, il consumatore deve imparare a leggere le nuove etichette. Ecco i tre segnali per non farsi ingannare:

  1. Certificazione di Lavaggio: Cerca l’indicazione esplicita del numero di lavaggi garantiti (solitamente oltre i 125 cicli secondo gli standard UE).
  2. Il test della rigidità: Un piatto a norma non si piega sotto il peso del cibo e ha una consistenza simile alla ceramica o alla polpa di cellulosa pressata.
  3. Materiali alternativi: Se vuoi andare sul sicuro, punta su prodotti in bioplastica certificata, legno o polpa di cellulosa.