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Spreco alimentare, la proposta di Confcooperative Toscana: “Serve una legge regionale ad hoc”

A dieci anni esatti dalla promulgazione della legge 166/2016 – nota all’opinione pubblica come “Legge Gadda” – il mondo dell’associazionismo e della cooperazione agroalimentare traccia un primo, fondamentale bilancio. Il quadro generale mostra progressi straordinari nella sensibilizzazione sociale e nel recupero sistemico del cibo, ma evidenzia anche l’esigenza di compiere un salto di qualità. La sfida attuale non riguarda più soltanto la gestione dell’emergenza o il recupero a posteriori delle eccedenze, bensì la creazione di una filiera integrata capaci di prevenire lo spreco alimentare alla radice.

È questa la posizione emersa con forza a Firenze durante l’evento “La Toscana non (si) butta via. Dieci anni dalla legge contro lo spreco alimentare: risultati, ricerca e buone pratiche”, promosso presso il complesso del Fuligno da Confcooperative Toscana. L’associazione, che rappresenta e coordina oltre 500 realtà cooperative sul territorio regionale, ha riunito attorno allo stesso tavolo istituzioni locali e nazionali, esponenti della grande distribuzione organizzata (GDO), accademici e protagonisti del Terzo Settore.

L’obiettivo strategico dichiarato dal presidente regionale Alberto Grilli è chiaro: dotare la Regione Toscana di una normativa dedicata ad hoc, in grado di valorizzare e coordinare le singole esperienze territoriali, sostenere la complessa catena logistica del recupero e integrare i recenti aggiornamenti normativi approvati in Parlamento.

Dieci anni di Legge Gadda: cos’è cambiato nella gestione delle eccedenze

La legge 166 del 14 settembre 2016 ha segnato una vera e propria svolta culturale ed economica per l’Italia. Prima della sua introduzione, la donazione dei prodotti alimentari invenduti o in eccedenza era ostacolata da adempimenti burocratici complessi, inceppi fiscali e incertezze sulla responsabilità civile e sanitaria.

L’intervento normativo promosso dalla deputata Maria Chiara Gadda ha invertito il paradigma: ha semplificato drasticamente le procedure di donazione per le aziende, introdotto agevolazioni (come la possibilità per i Comuni di applicare riduzioni sulla TARI per chi dona) e riconosciuto l’alto valore sociale e ambientale del riuso a fini di solidarietà.

I numeri registrati nell’ultimo decennio testimoniano l’impatto positivo della misura. La cooperazione agroalimentare ha svolto un ruolo da apripista nell’applicazione della legge. Secondo le rilevazioni presentate durante il convegno da Confcooperative Agroalimentare e Pesca, nel corso degli ultimi dieci anni le imprese cooperative del settore hanno ridotto gli sprechi nelle fasi produttive del 30%. Un risultato raggiunto attraverso una combinazione di strategie:

  • Trasformazione industriale: Convertendo i prodotti non idonei al banco del fresco in conserve, succhi, o semilavorati per l’industria alimentare.
  • Economia circolare e riuso: Destinando gli scarti non edibili alla mangimistica o alla produzione di biogas e compost.
  • Redistribuzione sociale: Donando capillarmente ortofrutta e beni di prima necessità alle reti del Terzo settore come Banco Alimentare e Caritas.

Il comparto ortofrutticolo, in particolare, continua a rappresentare il segmento più attivo ed efficiente nell’intercettare le eccedenze prima che si trasformino in un rifiuto a carico della collettività.

La proposta di Confcooperative: verso una legge regionale per la Toscana

Nonostante i successi conseguiti a livello nazionale, il contesto socio-economico attuale presenta criticità inedite. L’aumento dell’inflazione, le difficoltà economiche di una fascia crescente della popolazione e l’incremento dei costi energetici rendono necessaria una revisione degli strumenti operativi.

“Dopo dieci anni abbiamo accumulato esperienza e competenze per capire esattamente dove e come intervenire lungo l’intera filiera,” ha spiegato Alberto Grilli, presidente di Confcooperative Toscana. “Recuperare ciò che avanza rimane una priorità irrinunciabile, ma la vera sfida risiede nella prevenzione: dobbiamo capire dove e perché si generano le perdite per azzerarle alla fonte.”

Grilli ha sottolineato come la Toscana vanti già una rete capillare ed eccellente formata da grande distribuzione, mondo agricolo, cooperative e organizzazioni caritatevoli. Tuttavia, manca ancora un quadro normativo regionale unitario che faccia da collante.

“Una legge regionale ad hoc permetterebbe di mettere a sistema questo patrimonio diffuso, favorendo il coordinamento tra tutti gli attori e garantendo risorse stabili per la prevenzione, il recupero e la redistribuzione”, ha aggiunto Grilli.

Il nodo critico della logistica: trasporti, celle frigorifere e costi

Uno dei temi centrali del dibattito svolto al Fuligno ha riguardato l’operatività pratica del recupero. Donare cibo invenduto non è un’operazione a costo zero: richiede strutture idonee, tracciabilità, personale e mezzi di trasporto adeguati a preservare la catena del freddo.

Su questo punto è intervenuta la deputata Maria Chiara Gadda, promotrice della legge 166:

“La legge contro lo spreco alimentare è ancora più attuale oggi rispetto a dieci anni fa, poiché i bisogni sociali sono aumentati e la rete del Terzo settore si è strutturata in modo professionale. Tuttavia, esistono colli di bottiglia trasversali che dobbiamo superare con urgenza, a partire dalla logistica. Occorrono celle frigorifere, mezzi refrigerati, contenitori idonei e copertura per i costi di trasporto. Chi dona e chi recupera non può essere lasciato solo nell’affrontare queste spese, indispensabili per garantire che il cibo donato mantenga standard elevati di qualità e dignità per i beneficiari.”

La deputata ha inoltre ricordato che la legge 166 continua ad evolversi: nell’agosto del 2026, una modifica approvata dal Parlamento ha esteso il perimetro della normativa anche al settore florovivaistico, consentendo il recupero di piante e fiori invenduti a fini di solidarietà e rigenerazione urbana. In vista della prossima legge di bilancio, l’auspicio formulato da Gadda è che le istituzioni approvino nuovi sostegni finanziari dedicati alla logistica sociale.

L’impegno delle istituzioni regionali e il contributo dei relatori

A raccogliere la sollecitazione è stata la presidente del Consiglio regionale della Toscana, Stefania Saccardi, che ha ribadito la volontà delle istituzioni di trasformare il modello toscano in una politica sempre più strutturale.

“La lotta allo spreco richiede un’alleanza stretta tra istituzioni, aziende, Terzo settore e mondo della ricerca. La Toscana ha saputo costruire negli anni un’esperienza pionieristica: adesso dobbiamo far sì che il recupero e la valorizzazione delle eccedenze diventino parte integrante e permanente delle nostre politiche agricole, sociali e ambientali, con un impatto diretto sul contrasto alla povertà alimentare”, ha dichiarato Saccardi.

All’iniziativa hanno preso parte autorevoli esperti ed esponenti del settore:

  • Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market e direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher-Campagna Spreco Zero, che ha illustrato i dati sui comportamenti di consumo delle famiglie.
  • Raffaele Drei, presidente nazionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, che ha tracciato le conclusioni sottolineando il ruolo centrale della cooperazione nella sostenibilità ambientale e sociale.
  • Francesca Galli (Università di Pisa), Fiamma Tofanari (Consiglio del Cibo di Livorno), Leonardo Berni (Banco Alimentare della Toscana) e Massimo Masi (Conad Nord Ovest), i quali hanno portato la testimonianza operativa del mondo accademico, della grande distribuzione e del volontariato.
  • Contributi video sono pervenuti da Claudio Vanni (Unicoop Firenze) e Gennaro Giliberti (Accademia dei Georgofili).

Cosa prevede la proposta per la Toscana

Per comprendere la portata strategica della legge regionale richiesta da Confcooperative, è possibile sintetizzarne i pilastri fondamentali in quattro direttrici d’azione:

Pilastro d’AzioneObiettivo StrategicoMisure Operative Previste
1. Prevenzione di filieraRidurre la formazione di eccedenze nei campi e nelle fabbricheMappatura delle perdite, accordi di filiera agricola e incentivi alle tecnologie di gestione scorte.
2. Supporto LogisticoSuperare i colli di bottiglia nei trasporti e nella conservazioneFondi regionali per l’acquisto di veicoli refrigerati, celle frigorifere e hub locali di stoccaggio.
3. Coordinamento ReteEvitare sovrapposizioni tra enti e ottimizzare la distribuzioneCreazione di un tavolo di coordinamento permanente tra GDO, cooperative, Caritas e Banco Alimentare.
4. Inclusione Non-FoodRiuso solidale di beni non alimentariApplicazione della norma anche al comparto florovivaistico, tessile e dei beni per l’igiene personale.

L’approvazione di una legge specifica porrebbe la Toscana all’avanguardia in Italia, trasformando l’impegno etico contro lo spreco in una leva economica e sociale di sviluppo sostenibile per l’intero territorio.

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