Testata di GreenBuzz News - Notizie su ambiente e tecnologia

Etna, allerta rossa per la cenere: nube di 4 km verso Catania, voli sospesi

Nuova emissione dai crateri sommitali dell’Etna. L’INGV ha emesso un VONA rosso per l’aviazione: la nube vulcanica si disperde verso Sud e ha raggiunto un’altezza stimata di circa 4 chilometri. A Catania sospesi gli arrivi fino alle 16. Ecco perché la cenere è così pericolosa per gli aerei

L’Etna torna a fare paura, soprattutto al traffico aereo. Una nuova intensa emissione di cenere vulcanica è in corso dai crateri sommitali del vulcano e ha prodotto una nube eruttiva stimata in circa 4 chilometri di altezza, con dispersione verso Sud. L’Osservatorio Etneo dell’INGV ha emesso un VONA, Volcano Observatory Notice for Aviation, di colore rosso, il livello più alto previsto dalla scala utilizzata per segnalare il rischio all’aviazione.

La direzione della nube ha avuto immediate conseguenze sullo scalo di Catania. Il settore di spazio aereo C1 è stato chiuso e gli arrivi all’aeroporto di Catania sono stati sospesi fino alle ore 16 di oggi, 14 settembre, in attesa dell’evoluzione della nube e delle condizioni dei venti in quota. Ai passeggeri è stato chiesto di verificare lo stato del proprio volo con la compagnia aerea prima di recarsi in aeroporto.

Non è quindi soltanto una questione di visibilità o di cenere che potrebbe depositarsi sulle piste. La cenere vulcanica rappresenta un rischio specifico per gli aeromobili, tanto che l’intero sistema internazionale di monitoraggio dell’attività vulcanica presta particolare attenzione alla sua presenza e alla sua dispersione nell’atmosfera.

Etna, cosa sta succedendo

L’attuale fase è caratterizzata da un’intensa emissione di cenere dai crateri sommitali dell’Etna.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza dell’Osservatorio Etneo mostrano il fenomeno e permettono di seguirne l’evoluzione. L’INGV monitora continuamente i parametri dell’attività vulcanica attraverso una rete di strumenti e comunica le variazioni significative agli organismi competenti.

Il dato che in questo momento interessa maggiormente l’aviazione è la dispersione della nube verso Sud, cioè nella direzione dello spazio aereo che interessa Catania.

La nube ha raggiunto un’altezza stimata di circa 4.000 metri. Non significa che l’intera area fino a quella quota sia necessariamente occupata dalla stessa concentrazione di cenere: l’altezza della nube e la sua dispersione dipendono dall’intensità dell’emissione e dalle condizioni atmosferiche.

Ed è proprio il vento a determinare, minuto dopo minuto, dove può spostarsi il materiale vulcanico.

Allerta VONA rossa: cosa significa

Il colore rosso del VONA può creare confusione perché viene facilmente interpretato come un’allerta generale per la popolazione.

Non è questo il significato.

Il VONA è un sistema specificamente destinato alla sicurezza dell’aviazione. L’Osservatorio Etneo dell’INGV lo utilizza per notificare l’attività dell’Etna e il relativo possibile impatto sulla sicurezza del traffico aereo dovuto alla presenza di cenere vulcanica in atmosfera.

Il codice rosso rappresenta quindi il livello massimo della scala di colore utilizzata per l’aviazione.

In questo caso la segnalazione è particolarmente rilevante perché non riguarda soltanto un’emissione osservata sul vulcano: la nube si sta disperdendo verso un’area interessata dal traffico aereo di Catania.

Da qui la decisione di chiudere il settore C1 e sospendere temporaneamente gli arrivi.

Perché la cenere vulcanica è così pericolosa per gli aerei

A prima vista può sembrare difficile capire perché una nube alta pochi chilometri possa fermare un aeroporto.

La risposta sta nella natura della cenere.

La cenere vulcanica non è fumo.

È costituita da particelle solide estremamente fini prodotte dalla frammentazione del magma e delle rocce durante l’attività eruttiva. Una volta immesse nell’atmosfera, queste particelle possono essere trasportate dal vento anche lontano dal vulcano.

Per un aereo, il problema principale è che la nube può essere difficile da individuare visivamente e, soprattutto, può contenere una concentrazione di particelle sufficiente a provocare danni ai motori e ad altri componenti dell’aeromobile.

La cenere può infatti entrare nei motori insieme all’aria aspirata.

Cosa succede dentro un motore

Il rischio più importante riguarda proprio il motore a reazione.

Le particelle di cenere vengono aspirate insieme all’aria e raggiungono zone del motore caratterizzate da temperature estremamente elevate. Alcuni componenti della cenere possono fondersi e successivamente depositarsi sulle superfici interne.

Questi depositi possono alterare il funzionamento del motore e, nei casi più seri, provocare una perdita di spinta.

È questo uno dei motivi per cui la presenza di cenere vulcanica nell’atmosfera viene trattata con estrema cautela dalle autorità dell’aviazione.

Non serve quindi che un aereo attraversi una gigantesca nube nera visibile a occhio nudo perché esista un problema.

Anche una nube di cenere dispersa nell’atmosfera può rappresentare un rischio.

Non c’è solo il motore

La cenere vulcanica può creare problemi anche ad altri sistemi dell’aeromobile.

Le particelle abrasive possono provocare danni alle superfici esposte e possono compromettere sensori e strumenti. La riduzione della visibilità costituisce inoltre un ulteriore fattore di rischio.

Il problema più importante, tuttavia, rimane la possibilità che la cenere venga aspirata nei motori.

Ecco perché la gestione del rischio avviene prima che un aereo possa entrare nella nube.

Il principio di sicurezza è semplice: meglio modificare una rotta, sospendere un atterraggio o chiudere temporaneamente una porzione di spazio aereo piuttosto che consentire a un velivolo di attraversare una nube di cenere la cui concentrazione non sia compatibile con la sicurezza del volo.

Perché il vento è decisivo

Nel caso dell’Etna, quindi, non basta sapere che il vulcano sta emettendo cenere.

Bisogna sapere dove sta andando la cenere.

Una nube eruttiva può assumere forme e direzioni molto diverse a seconda dei venti alle differenti quote atmosferiche. Il vento vicino al suolo può essere diverso da quello presente a qualche chilometro di altezza.

Questo significa che la nube può muoversi in una direzione apparentemente diversa da quella percepita osservando il pennacchio dal terreno.

Per l’aviazione è quindi fondamentale combinare le informazioni sull’attività del vulcano con i dati meteorologici e con la previsione della dispersione della nube.

Nel caso odierno, la dispersione verso Sud ha portato la nube verso l’area interessata dallo spazio aereo di Catania, determinando la chiusura del settore C1 e la sospensione degli arrivi fino alle 16.

Catania, cosa succede ai voli

La conseguenza immediata dell’allerta è stata la limitazione dell’attività dell’aeroporto di Catania.

La chiusura del settore C1 ha comportato lo stop agli arrivi fino alle ore 16 del 14 settembre. La misura è legata all’emissione di cenere e alla direzione dei venti in quota e potrà essere modificata sulla base dell’evoluzione della situazione.

Per i passeggeri questo significa che la situazione può cambiare anche nel corso della giornata.

Un aeroporto non deve necessariamente essere completamente chiuso perché la cenere dell’Etna provochi disagi. È possibile intervenire su singoli settori dello spazio aereo, limitare gli arrivi o modificare le procedure operative.

È esattamente ciò che sta accadendo a Catania.

L’Etna e l’aeroporto: una convivenza che richiede monitoraggio continuo

La vicinanza tra uno dei vulcani più attivi d’Europa e un grande aeroporto rende Catania un caso particolarmente interessante dal punto di vista della gestione del rischio vulcanico.

L’Etna è sottoposto a un sistema di monitoraggio continuo. L’Osservatorio Etneo dispone di telecamere visibili e termiche e di una rete di strumenti destinati a rilevare i principali parametri dell’attività vulcanica e sismica.

Il monitoraggio non serve soltanto a capire se il vulcano sta eruttando.

Serve anche a rispondere a una domanda molto concreta: la nube di cenere può interferire con l’aviazione?

Per questo il VONA è una componente fondamentale del sistema.

L’INGV spiega che la messaggistica VONA viene emessa dalla Sala Operativa dell’Osservatorio Etneo proprio per notificare l’attività dell’Etna e il suo possibile impatto sulla sicurezza aerea dovuto alla cenere vulcanica.

La cenere può viaggiare molto lontano

Uno degli aspetti più sottovalutati delle eruzioni vulcaniche è che la cenere non rimane necessariamente vicino al cratere.

Una volta entrata nell’atmosfera può essere trasportata dalle correnti e disperdersi su aree molto ampie.

La distanza raggiunta dipende da diversi fattori: quantità di materiale emesso, altezza della colonna eruttiva, dimensione delle particelle e soprattutto condizioni meteorologiche.

Le particelle più grandi tendono a ricadere più rapidamente, mentre quelle più fini possono rimanere sospese più a lungo e venire trasportate dal vento.

È per questo che il problema per l’aviazione può estendersi oltre la zona immediatamente circostante il vulcano.

Quattro chilometri non significa una nube “innocua”

L’altezza stimata di 4 chilometri può sembrare modesta se confrontata con le quote di crociera degli aerei di linea, che generalmente sono molto superiori.

Ma sarebbe sbagliato concludere che una nube che raggiunge 4 chilometri non possa avere conseguenze sul traffico aereo.

Gli aeromobili non decollano o atterrano direttamente alla quota di crociera. Le fasi di salita e discesa attraversano diverse fasce dell’atmosfera e la presenza di cenere lungo le rotte utilizzate può quindi diventare rilevante.

Inoltre, la nube non è necessariamente una colonna perfettamente verticale: il vento la può inclinare e trasportare lateralmente.

Nel caso dell’Etna, è proprio la direzione della dispersione verso Sud ad aver reso necessaria la limitazione dello spazio aereo interessato.

Un fenomeno da seguire nelle prossime ore

La situazione dell’Etna resta quindi dinamica.

Da una parte c’è l’attività del vulcano, che viene osservata attraverso le reti di monitoraggio dell’INGV. Dall’altra ci sono i venti in quota, che possono modificare rapidamente la traiettoria della nube.

Per questo il livello di allerta e le restrizioni sul traffico aereo possono essere aggiornati in funzione dell’evoluzione del fenomeno.

Il precedente aggiornamento disponibile dell’INGV mostra quanto il monitoraggio sia continuo: le telecamere dell’Osservatorio Etneo trasmettono immagini delle aree vulcaniche e vengono utilizzate insieme agli altri sistemi di sorveglianza per seguire l’attività dell’Etna.

Etna, allerta per gli aerei ma non allarme generale

La distinzione finale è importante.

Allerta rossa VONA non significa automaticamente emergenza per la popolazione che vive alle pendici dell’Etna.

Il codice riguarda il rischio per l’aviazione associato alla presenza o alla possibile presenza di cenere vulcanica nello spazio aereo.

La situazione odierna è quindi soprattutto una vicenda di cronaca, protezione e sicurezza del traffico aereo: un vulcano attivo emette cenere, il vento la trasporta verso Sud, l’INGV innalza il codice per l’aviazione e l’aeroporto di Catania modifica temporaneamente la propria operatività.

Ed è proprio questa sequenza a mostrare quanto sia delicato il rapporto tra un vulcano attivo e uno dei principali nodi aeroportuali della Sicilia.

Perché la cenere dell’Etna può sembrare soltanto una nube grigia nel cielo.

Per un aereo, invece, può essere una nube da evitare a tutti i costi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *