Benzina e diesel continuano a rincarare nonostante il taglio delle accise. Secondo il Codacons, in un mese un pieno di gasolio è aumentato di 5 euro e quello di benzina di 4 euro. L’UNC: in soli tre giorni fino a 1,65 euro in più per un rifornimento in autostrada. Intanto il Governo proroga ancora lo sconto sul diesel fino al 17 settembre
Il pieno costa sempre di più e il taglio delle accise non riesce a fermare la corsa dei carburanti. In un mese, secondo i dati comunicati dal Mimit e rilanciati dal Codacons, il costo di un pieno di gasolio è aumentato di 5 euro, mentre quello della benzina è salito di 4 euro.
E la curva continua a puntare verso l’alto. Secondo l’Unione Nazionale Consumatori (UNC), soltanto negli ultimi tre giorni, dall’8 all’11 settembre, un pieno da 50 litri in autostrada è rincarato di 1,65 euro per la benzina e 1,40 euro per il gasolio. Sulla rete stradale l’aumento è stato rispettivamente di 1,40 e 1,20 euro.
Il dato arriva mentre il Governo ha deciso un’altra proroga del taglio delle accise sul gasolio, spostando la scadenza al 17 settembre 2026. Una misura che, secondo le associazioni dei consumatori, non è più sufficiente davanti a una dinamica dei prezzi che rischia di trasferirsi anche sul resto dell’economia.
Il Governo proroga ancora il taglio delle accise
Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo prolungamento dello sconto fiscale sul diesel. Il taglio dell’accisa, pari a 17 centesimi al litro, resterà in vigore fino al 17 settembre.
La proroga dovrebbe servire a guadagnare tempo in attesa della definizione dei cosiddetti “aiuti mirati”, destinati alle categorie maggiormente esposte al caro carburanti e pensati per il periodo compreso tra il 1° ottobre e il 31 dicembre.
Ma il susseguirsi di scadenze ravvicinate sta alimentando le critiche delle associazioni dei consumatori.
Per l’ADUC si tratta ormai della quindicesima proroga, una sequenza che rischia di trasformare una misura emergenziale in un intervento permanente ma continuamente rinnovato. L’associazione ha già ironizzato sulla possibilità che, dopo il 17 settembre, possa arrivare una nuova proroga.
Il problema, però, non è soltanto la durata dello sconto. È che il prezzo del carburante continua a salire anche mentre lo sconto è in vigore.
Un pieno di gasolio costa 5 euro in più
È il dato su un mese a fotografare meglio l’impatto sui consumatori.
Secondo il Codacons, sulla base dei dati Mimit, oggi un pieno di gasolio costa 5 euro in più rispetto a un mese fa. Per la benzina l’aumento è di circa 4 euro.
“Del tutto insufficiente” viene quindi definita la proroga del taglio delle accise sul diesel dall’associazione, secondo cui la misura non sarebbe più in grado di compensare i rincari alla pompa.
Il Codacons mette inoltre in guardia dagli effetti indiretti dell’aumento dei carburanti. Il diesel è infatti una componente fondamentale dei costi del trasporto su strada: se aumenta il prezzo del carburante, aumenta anche la pressione sui costi logistici delle imprese.
Il rischio è quindi che il caro carburanti non rimanga confinato ai distributori, ma contribuisca a spingere verso l’alto i prezzi di beni e servizi.
In tre giorni il pieno è aumentato fino a 1,65 euro
Se il confronto mensile fotografa l’effetto accumulato, i dati dell’UNC mostrano invece la velocità della nuova fiammata.
Dall’8 all’11 settembre, secondo l’associazione, un pieno da 50 litri in autostrada è aumentato di 1,65 euro per la benzina e di 1,40 euro per il gasolio.
Sulla rete stradale l’incremento è stato di 1,40 euro per la benzina e 1,20 euro per il diesel.
E il rincaro si è concentrato soprattutto nelle ultime 24 ore: in un solo giorno, sempre secondo l’UNC, il pieno in autostrada è aumentato di 65 centesimi per la benzina e di 50 centesimi per il gasolio. Sulla rete ordinaria l’aumento è stato di 45 centesimi per entrambi i carburanti.
“Va sempre peggio”, ha denunciato il presidente dell’UNC Massimiliano Dona, parlando di un’escalation dei prezzi che procede a ritmo sempre più rapido.
Il petrolio sopra i 100 dollari fa paura
Sul mercato internazionale il principale fattore di pressione resta il prezzo del petrolio.
Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, un livello che rischia di tradursi in ulteriori aumenti dei prodotti raffinati e, con i consueti tempi di trasmissione, anche dei prezzi praticati dai distributori.
È questo il motivo per cui il Codacons considera probabile una nuova crescita dei listini alla pompa.
La dinamica è relativamente semplice: quando aumenta il costo della materia prima e dei prodotti raffinati, il prezzo industriale del carburante tende a salire. Le imposte possono essere ridotte per attenuare l’effetto sul consumatore, ma uno sconto fiscale non elimina le pressioni provenienti dal mercato internazionale.
Ed è proprio qui che, secondo le associazioni, emerge il limite dell’attuale strategia.
Perché il taglio delle accise non basta
Il taglio di 17 centesimi al litro sul diesel rappresenta uno sconto significativo, ma agisce soltanto su una componente del prezzo finale.
Se contemporaneamente il costo industriale aumenta, il consumatore può continuare a vedere crescere il prezzo alla pompa nonostante la riduzione fiscale.
Per questo il Codacons chiede al Governo di potenziare lo sconto sul gasolio e di estendere il taglio delle accise anche alla benzina.
La richiesta nasce dalla considerazione che l’aumento non riguardi più soltanto una categoria specifica di automobilisti o professionisti, ma abbia ormai ricadute più ampie sul potere d’acquisto.
L’UNC, invece, punta soprattutto su interventi strutturali sul funzionamento del mercato: dal divieto per le compagnie petrolifere di suggerire prezzi ai distributori al rafforzamento degli strumenti contro eventuali pratiche speculative e anticoncorrenziali.
Le associazioni chiedono di cambiare le regole
La proposta dell’UNC è articolata su più fronti.
L’associazione chiede, tra le altre cose, di vietare alle compagnie petrolifere di consigliare il prezzo ai distributori, sostenendo che questo possa favorire un allineamento dei prezzi e ridurre la concorrenza.
Propone inoltre di modificare gli articoli 501 e 501-bis del Codice penale per rafforzare gli strumenti contro le speculazioni e di intervenire sulla definizione di abuso di posizione dominante e di intesa restrittiva della concorrenza.
Tra le richieste figurano anche una definizione più precisa di “prezzo anomalo”, modifiche al Codice del consumo sulle pratiche commerciali scorrette e sanzioni più severe per il mancato rispetto dell’obbligo di esporre i prezzi dei carburanti in modo visibile dalla strada.
Infine, l’associazione chiede di fermare la riforma del settore dei distributori attualmente in preparazione, contestando le misure che potrebbero rendere più difficile l’apertura di nuovi impianti.
Il rischio è l’effetto domino sui prezzi
Il punto comune alle denunce delle associazioni è che il caro carburanti rischia di diventare un problema più ampio.
Il diesel alimenta una parte importante del trasporto merci. Un suo aumento può quindi tradursi in maggiori costi per la logistica e, successivamente, in una maggiore pressione sui prezzi di prodotti e servizi.
È il cosiddetto effetto a cascata: il consumatore paga di più alla pompa, ma può trovarsi a pagare di più anche al supermercato, nei servizi e in altri beni il cui prezzo incorpora costi di trasporto.
In questo scenario, 102 milioni di euro stanziati per la proroga delle accise rischiano secondo l’ADUC di diventare soltanto una risposta temporanea a un problema che richiederebbe una soluzione più stabile.
Il 17 settembre è la prossima scadenza
La nuova data sul calendario è dunque il 17 settembre.
Entro quella data il Governo dovrebbe aver definito il sistema degli aiuti mirati per il quarto trimestre. Ma se il petrolio resterà sopra i 100 dollari e i prezzi alla pompa continueranno a salire, la pressione per un ulteriore intervento potrebbe aumentare.
È il paradosso della situazione attuale: il Governo continua a prorogare lo sconto sulle accise mentre il costo del pieno continua a crescere.
La quindicesima proroga potrebbe quindi non essere l’ultima. L’ADUC ha già evocato la possibilità di una “proroga numero 16”, mentre le associazioni chiedono di superare la logica dell’intervento temporaneo.
Per automobilisti e imprese, intanto, il dato più concreto resta quello del distributore: in un mese il pieno di gasolio è già costato 5 euro in più e, se la corsa del petrolio continuerà, il conto potrebbe salire ancora.
