La tensione attorno alla gestione dei grandi carnivori in Alto Adige si alza nuovamente a seguito dell’abbattimento di un secondo lupo nell’area dell’alpeggio Fojedöra, nel Comune di Marebbe. L’operazione è stata eseguita dal Corpo forestale della Provincia autonoma di Bolzano in attuazione del decreto autorizzativo siglato il 28 agosto dal Presidente Arno Kompatscher.
L’episodio si inserisce in un contesto già acceso: lo scorso 5 luglio, nella medesima area, si era verificato un primo abbattimento motivato dalle predazioni a danno degli allevamenti locali. Ciononostante, nelle settimane successive alla prima eliminazione sono stati accertati altri 11 episodi predatori ai danni del bestiame tra le zone di Marebbe, Braies e Valdaora. Il persistere dei danni ha spinto la Provincia a rinnovare l’ordine di prelievo, riaprendo il dibattito sulla legittimità e sull’efficacia di tali misure.
Le reazioni e i commenti
Europa Verde: “Servono prevenzione e il divieto di caccia agli ungulati”
Per Andrea Zanoni, Coordinatore dell’Osservatorio Diritti Animali di Europa Verde, l’abbattimento rappresenta un atto privo di basi scientifiche.
“I fatti dimostrano ampiamente quello che la comunità scientifica sostiene da sempre: sparare ai lupi non serve a nulla e non risolve i problemi degli allevatori”, dichiara Zanoni, sottolineando come gli alpeggi vengano lasciati privi delle misure di sicurezza previste a livello europeo, come recinzioni elettrificate, cani da guardiania e ricoveri notturni.
Zanoni ha avanzato anche una proposta per ridurre la pressione sui pascoli:
- Stop alla caccia agli ungulati: Nelle zone in cui sono presenti i branchi, viene chiesto il divieto assoluto di caccia a cervi, caprioli e camosci, così da garantire ai lupi le proprie fonti naturali di sostentamento ed evitare che si avvicinino al bestiame domestico.
- Ricorso europeo: È stato annunciato il sostegno alle azioni legali promosse dalle associazioni presso la Commissione Europea.
LAV: “Provvedimenti illegittimi e privi di prevenzione”
Ancor più dura la posizione della LAV, espresso attraverso Federico Crisetig (area animali selvatici), che contesta la legittimità giuridica dei decreti firmati dalla giunta provinciale:
“Entrambi i decreti emanati quest’anno dal Presidente Kompatscher sono evidentemente illegittimi, in quanto presuppongono l’abbassamento dello stato di protezione conferito ai lupi, sebbene questa specie sia ancora strettamente protetta in Italia dalla Legge 157/1992”.
La LAV evidenzia come le norme impongano il ricorso prioritario a strumenti di prevenzione incruenti prima di autorizzare l’uso delle armi, misura che non sarebbe stata implementata negli allevamenti colpiti. L’associazione ha confermato l’intenzione di proseguire le battaglie legali segnalando la gestione altoatesina alle istituzioni comunitarie.
WWF Italia: “Gli abbattimenti non mitigano i conflitti”
Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat del WWF Italia, ha posto l’accento sull’inefficacia dimostrata dai dati di campo:
“Se dopo la rimozione di un lupo le predazioni proseguono, è evidente che l’abbattimento non è una soluzione efficace per risolvere il problema”.
Il WWF sottolinea come la rimozione di un esemplare debba rappresentare esclusivamente l’extrema ratio dopo aver verificato il fallimento di tutte le forme di prevenzione. L’associazione segnala inoltre una criticità procedurale: la quasi coincidenza temporale tra l’emissione dei decreti e la loro esecuzione rende di fatto impossibile per le organizzazioni ricorrere alla magistratura amministrativa per chiedere un’eventuale sospensiva.
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Secondo lupo abbattuto a Marebbe: scontro sulla gestione della Provincia di Bolzano. Europa Verde, ENPA, LAV e WWF uniti contro il decreto Kompatscher
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Lupo abbattuto in Alto Adige: bufera sulla Provincia di Bolzano
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Secondo lupo ucciso a Marebbe. Europa Verde, ENPA, LAV e WWF contro la Provincia di Bolzano: “Decisione illegittima e priva di base scientifica”.
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La ricostruzione dei fatti: secondo prelievo autorizzato a Marebbe
La gestione dei grandi carnivori in Alto Adige torna al centro di accese polemiche dopo l’esecuzione del secondo abbattimento di un esemplare di lupo nell’area dell’alpeggio Fojedöra, nel Comune di Marebbe. Il provvedimento è stato eseguito dal Corpo forestale in attuazione del decreto siglato dal Presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, lo scorso 28 agosto.
L’intervento segue quello effettuato lo scorso 5 luglio nella stessa zona. Secondo i dati riportati, tra il primo abbattimento e il mese di agosto si sono verificate ulteriori 11 predazioni che hanno coinvolto il bestiame al pascolo tra le aree di Marebbe, Braies e Valdaora, portando l’amministrazione a disporre un nuovo ordine di prelievo.
Le reazioni e i commenti
Europa Verde: “Servono prevenzione e il divieto di caccia agli ungulati”
Per Andrea Zanoni, Coordinatore dell’Osservatorio Diritti Animali di Europa Verde, l’intervento rappresenta una misura priva di efficacia sul piano gestionale e priva di fondamento scientifico.
“I fatti dimostrano ampiamente quello che la comunità scientifica sostiene da sempre: sparare ai lupi non serve a nulla e non risolve i problemi degli allevatori”, evidenzia Zanoni, criticando la mancanza di misure d’emergenza e di prevenzione come recinzioni elettrificate, cani da guardiania e ricovero notturno del bestiame.
Zanoni formula una proposta sul piano faunistico:
- Stop alla caccia agli ungulati: Introduzione del divieto di caccia a cervi, caprioli e camosci nelle aree in cui sono presenti i branchi, per evitare di ridurre le prede naturali e spingere i lupi verso il bestiame domestico.
- Supporto alle iniziative legali: Sostegno alle azioni avviate dalle associazioni presso la Commissione Europea.
ENPA: “Una decisione che viola la scienza”
Anche l‘Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), attraverso la presidente nazionale Giusy D’Angelo, è intervenuto per contestare la gestione dei predatori adottata in Provincia di Bolzano:
L’associazione definisce il nuovo prelievo “una decisione che viola la scienza”, ribadendo che la gestione della specie e la convivenza con le attività zootecniche devono basarsi sulla tutela della biodiversità, sulla conoscenza degli ecosistemi e sull’adozione di adeguate strategie preventive.
ENPA denuncia una gestione focalizzata sull’eliminazione degli esemplari e conferma l’intenzione di attivare tutte le iniziative necessarie nelle sedi competenti a tutela della specie
