Il 38enne è morto nel Cuneese dopo essere stato punto durante un’escursione. Si sarebbe trattato di una reazione anafilattica. L’etologo Andrea Lunerti spiega come distinguere api e vespe, quali comportamenti evitare e come ridurre il rischio di punture
Una giornata in montagna con gli amici si è trasformata in una tragedia. Alex Ammendolia, 38 anni, è morto nel Cuneese dopo la puntura di un insetto, molto probabilmente un’ape o una vespa. Il malore è stato ricondotto a uno shock anafilattico, una reazione allergica sistemica che può svilupparsi rapidamente e mettere in pericolo la vita.
L’episodio, avvenuto durante il fine settimana del 30 agosto, riporta l’attenzione su un rischio spesso sottovalutato soprattutto durante le attività all’aperto: le punture degli imenotteri.
Non tutte provocano una reazione grave e nella maggior parte dei casi si limitano a dolore, arrossamento e gonfiore nella zona interessata. Ma per le persone sensibilizzate al veleno di questi insetti una nuova puntura può provocare una reazione generalizzata, fino allo shock anafilattico. L’ISS sottolinea che le manifestazioni severe sono rare, ma possono essere potenzialmente fatali.
Ape o vespa: non sono la stessa cosa
Uno degli aspetti più importanti della prevenzione riguarda proprio la distinzione tra i diversi imenotteri.
Le api, in particolare l’ape domestica, generalmente non hanno un comportamento aggressivo nei confronti dell’uomo se non vengono disturbate. La puntura rappresenta per l’animale un meccanismo di difesa.
Le vespe, invece, possono avere comportamenti differenti e alcune specie possono diventare particolarmente aggressive quando viene disturbato il nido.
Come sottolineato dall’etologo Andrea Lunerti nell’intervista a Tgcom24, la presenza di api e vespe non deve però generare un atteggiamento di ansia generalizzata: gli episodi con conseguenze mortali rimangono eventi rari.
Il problema nasce soprattutto quando l’insetto viene schiacciato, disturbato o quando ci si avvicina involontariamente al suo nido.
Perché una puntura può provocare uno shock anafilattico
Il veleno degli imenotteri contiene diverse sostanze, comprese proteine capaci di provocare una risposta immunitaria.
Nella maggior parte delle persone la conseguenza è una reazione locale, con dolore, arrossamento e gonfiore. In una piccola parte della popolazione, tuttavia, può svilupparsi una reazione allergica importante.
Il problema è che l’anafilassi non interessa necessariamente soltanto la zona della puntura.
È una reazione sistemica che può coinvolgere contemporaneamente diversi organi e apparati. Tra i segnali possono comparire prurito, orticaria, gonfiore, difficoltà respiratoria, senso di costrizione alla gola, abbassamento della pressione e perdita di coscienza. Nei casi più gravi può verificarsi lo shock.
La rapidità è uno degli elementi caratteristici: i sintomi possono comparire anche in tempi molto brevi.
I sintomi da non sottovalutare
Dopo una puntura non bisogna quindi osservare soltanto il punto interessato.
Una reazione locale con dolore e gonfiore è generalmente diversa da una reazione sistemica. Bisogna invece prestare particolare attenzione alla comparsa di:
- difficoltà a respirare;
- gonfiore di labbra, lingua o gola;
- orticaria diffusa;
- capogiri o sensazione di svenimento;
- debolezza improvvisa;
- abbassamento della pressione;
- perdita di coscienza.
Quando compaiono sintomi compatibili con una reazione anafilattica, è necessario chiamare immediatamente il 112.
Per le persone alle quali è stata diagnosticata un’allergia grave agli imenotteri, il medico può prescrivere un auto-iniettore di adrenalina da utilizzare secondo il piano di emergenza individuale. L’ISS indica l’adrenalina come presidio fondamentale nella gestione dell’anafilassi.
Cosa fare dopo una puntura
La prima regola è mantenere la calma e allontanarsi dall’area se sono presenti altri insetti.
Nel caso dell’ape, se il pungiglione è rimasto nella pelle, deve essere rimosso rapidamente evitando di comprimere ulteriormente la zona. È invece importante non tentare di catturare o manipolare l’insetto che ha punto.
Se la reazione rimane locale, si può monitorare l’evoluzione del gonfiore e applicare del freddo protetto da un panno.
La situazione cambia completamente se compaiono sintomi generalizzati: difficoltà respiratoria, gonfiore della bocca o della gola, orticaria diffusa, alterazioni dello stato di coscienza o segni di collasso richiedono un intervento medico urgente.
Non bisogna aspettare che i sintomi peggiorino prima di chiedere aiuto.
Il rischio aumenta anche con le punture multiple
Una reazione grave non è legata esclusivamente all’allergia.
L’ISS segnala infatti che manifestazioni sistemiche importanti possono verificarsi anche in persone non precedentemente sensibilizzate quando vengono sottoposte a numerose punture, per esempio durante l’attacco di uno sciame.
È uno dei motivi per cui non bisogna mai avvicinarsi a un alveare, a un nido di vespe o a uno sciame per curiosità.
Se ci si accorge della presenza di numerosi insetti, la strategia migliore è allontanarsi rapidamente senza agitarsi e senza tentare di colpirli.
Come evitare le punture durante le escursioni
Il caso di Ammendolia è avvenuto durante un’escursione e riporta quindi l’attenzione anche sulle precauzioni da adottare quando si trascorre molto tempo all’aperto.
Alcune indicazioni sono particolarmente semplici:
- evitare di camminare a piedi nudi nell’erba;
- controllare bevande e alimenti lasciati all’aperto;
- prestare attenzione soprattutto a bibite e alimenti zuccherini;
- non avvicinarsi a nidi o sciami;
- durante le attività nella natura utilizzare scarpe chiuse e pantaloni lunghi;
- evitare movimenti bruschi se un’ape o una vespa si avvicina.
L’ISS raccomanda inoltre di non lasciare incustoditi cibi e bevande zuccherine all’aperto e di prestare attenzione durante le attività in campagna o nella natura.
Perché non bisogna avere paura di api e vespe
La morte di Alex Ammendolia è un episodio drammatico, ma non deve tradursi nella percezione che ogni puntura rappresenti un’emergenza.
Il messaggio dell’etologo Andrea Lunerti è proprio quello di evitare l’allarmismo: le reazioni fatali sono rare e api e vespe svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi, in particolare nell’impollinazione.
Il punto è conoscere il rischio e sapere come comportarsi.
Per la maggioranza delle persone una puntura si risolve con una reazione locale. Per chi è allergico, invece, una nuova esposizione al veleno può avere conseguenze molto più serie. Per questo chi ha già avuto una reazione allergica importante dovrebbe rivolgersi a un allergologo per definire diagnosi, prevenzione e gestione delle eventuali nuove punture.
Lo shock anafilattico è un’emergenza medica
Il caso di Cuneo mostra quindi quanto possa essere sottile il confine tra una puntura apparentemente banale e un’emergenza medica.
L’anafilassi è una reazione potenzialmente letale ma trattabile se riconosciuta rapidamente. La comparsa di difficoltà respiratoria, gonfiore delle vie aeree, sintomi cardiovascolari o perdita di coscienza deve far scattare immediatamente la richiesta di soccorso.
La prevenzione, soprattutto per chi sa di essere allergico, resta fondamentale. Ma altrettanto importante è sapere riconoscere i primi segnali e non perdere tempo davanti a una possibile reazione sistemica.
La tragedia di Alex Ammendolia ricorda così una regola semplice per chi passa l’estate tra montagne, prati e campagne: non bisogna avere paura degli insetti, ma bisogna sapere come comportarsi quando una puntura provoca una reazione anomala.
