Due sentenze impongono alla Regione di rispondere entro 90 giorni sulla richiesta di copertura sanitaria integrale per i pazienti con Alzheimer più gravi. Sullo sfondo il problema delle rette, delle fideiussioni ai familiari e del calcolo ISEE
Il TAR Lombardia riapre il delicato capitolo delle rette nelle RSA per le persone con Alzheimer e del riparto tra quota sanitaria e quota sociale.
Con due sentenze pubblicate ad agosto, la n. 4102/2026 e la n. 4110/2026, il Tribunale amministrativo ha accolto i ricorsi presentati da una ventina di enti gestori di RSA lombarde contro il silenzio della Regione. La richiesta riguarda, tra gli altri aspetti, la possibilità che per i pazienti con Alzheimer in fase più avanzata, quando l’assistenza sociale e quella sanitaria risultano inscindibili, il costo dell’assistenza venga posto integralmente a carico del Servizio sanitario nazionale.
La questione è tutt’altro che teorica: dietro il dibattito sulle tariffe regionali ci sono infatti le rette pagate dalle famiglie, i contratti firmati all’ingresso nelle RSA e il rischio che una parte dei costi sanitari finisca impropriamente sulla componente sociale.
Il TAR non decide sul 100% a carico del SSN
È questo il primo punto da chiarire.
Le sentenze del TAR non stabiliscono automaticamente che l’Alzheimer avanzato debba essere sempre e comunque gratuito per la famiglia. I giudici hanno invece ordinato alla Regione Lombardia di pronunciarsi in maniera esplicita e motivata sulla richiesta presentata dai gestori delle RSA. La Regione dovrà farlo entro 90 giorni; in caso contrario, è prevista la possibilità della nomina di un commissario che assuma la decisione al suo posto.
Il passaggio è comunque significativo perché impedisce all’amministrazione regionale di lasciare senza risposta una questione che riguarda il finanziamento dell’assistenza alle persone con maggiore bisogno sanitario.
Alzheimer grave e prestazioni sanitarie: il nodo dell’inscindibilità
Alla base della controversia c’è un principio giuridico già affrontato dalla giurisprudenza: quando le prestazioni assistenziali risultano inscindibilmente legate a quelle sanitarie, il relativo costo può ricadere integralmente sul SSN.
Il tema assume particolare rilevanza nei casi di Alzheimer avanzato e grave non autosufficienza, nei quali separare materialmente l’assistenza quotidiana dalle necessità sanitarie può diventare estremamente difficile.
La questione è stata inoltre interessata da recenti pronunce della Cassazione. Nel 2026 la Suprema Corte si è espressa anche sul caso di una paziente affetta da Alzheimer, riconoscendo rilievo alla natura altamente integrata dell’assistenza prestata in RSA.
Questo non significa però che ogni ricovero di una persona con Alzheimer comporti automaticamente l’azzeramento della retta: la valutazione dipende dalle caratteristiche concrete dell’assistenza e dal livello di integrazione sanitaria della prestazione.
Il problema delle fideiussioni firmate dai familiari
Uno degli aspetti più delicati riguarda i contratti che alcune RSA fanno sottoscrivere ai familiari degli ospiti.
Secondo la ricostruzione dell’associazione dei consumatori ADUC, in alcuni casi ai parenti vengono richiesti impegni di pagamento o fideiussioni sull’intera retta, anche quando una parte dei costi potrebbe rientrare nell’ambito delle prestazioni sanitarie a carico del SSN. L’associazione richiama diverse pronunce giudiziarie secondo cui, quando la prestazione è ad elevata integrazione sanitaria e il costo compete al SSN, una clausola contrattuale non può semplicemente trasferire tale onere sulla famiglia.
È uno dei punti più controversi dell’intero sistema: se il riparto tra sanità e assistenza non viene stabilito correttamente a monte, il costo rischia di essere scaricato sul soggetto più debole, cioè la famiglia dell’anziano non autosufficiente.
E poi c’è il nodo dell’ISEE
Un secondo livello della questione riguarda il modo in cui viene calcolata la compartecipazione alla quota sociale.
L’ISEE sociosanitario rappresenta lo strumento utilizzato per determinare la capacità contributiva dell’utente nelle prestazioni sociali agevolate. Secondo ADUC, alcuni Comuni continuerebbero tuttavia a utilizzare criteri che finiscono per considerare anche l’indennità di accompagnamento nella determinazione della quota a carico dell’utente.
L’associazione contesta questa impostazione, ricordando che l’indennità di accompagnamento non costituisce reddito ordinario e che la disciplina dell’ISEE ha previsto specifiche regole per le prestazioni assistenziali.
Tariffe RSA ferme e costi sulle famiglie
La vicenda lombarda si inserisce in un problema più ampio: chi paga l’assistenza residenziale agli anziani non autosufficienti?
In Lombardia il sistema delle RSA conta migliaia di posti letto e una parte significativa delle strutture opera attraverso posti contrattualizzati con il Servizio sanitario regionale. I dati sul sistema lombardo mostrano inoltre come la disponibilità di posti contrattualizzati e quella di posti in solvenza incidano direttamente sulla quota sostenuta dalle famiglie.
Quando le tariffe pubbliche non tengono il passo con l’aumento dei costi di gestione, la pressione economica può quindi trasferirsi sulle rette e, di conseguenza, sugli utenti.
È proprio questo il motivo per cui la controversia davanti al TAR non riguarda soltanto un problema amministrativo: dietro la decisione della Regione ci sono milioni di euro di costi assistenziali e il destino economico di migliaia di famiglie.
Cosa succede adesso
La Regione Lombardia ha ora 90 giorni per rispondere alla questione posta dai gestori delle RSA.
Non è ancora una decisione sul fatto che il 100% dell’assistenza debba essere finanziato dal SSN per tutti i pazienti con Alzheimer grave. È però un passaggio che potrebbe costringere la Regione a definire con maggiore chiarezza quali prestazioni siano sanitarie, quali sociali e come debbano essere ripartiti i relativi costi.
Ed è proprio qui che la vicenda potrebbe assumere una portata nazionale: perché il problema delle rette RSA, della non autosufficienza e della compartecipazione delle famiglie non riguarda soltanto la Lombardia, ma attraversa l’intero sistema italiano.
Il punto, alla fine, è semplice: quando l’assistenza sanitaria e quella sociale diventano inseparabili, chi deve sostenere il costo? La risposta della Lombardia potrebbe contribuire a chiarire una questione che da anni alimenta ricorsi, contenziosi e difficoltà per le famiglie.
