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Morbillo, due morti in Pennsylvania: l’allarme riaccende il tema dei vaccini. E in Italia torna la difterite

Negli Stati Uniti il morbillo torna a colpire duramente con due decessi tra persone non vaccinate. In Italia, a Palermo, una bambina di quattro anni è morta per difterite. Due malattie diverse, ma un comune denominatore: la prevenzione vaccinale

Il morbillo torna a fare paura negli Stati Uniti. Due persone non vaccinate sono morte in Pennsylvania dopo aver contratto l’infezione, in quello che rappresenta un nuovo e drammatico segnale della recrudescenza di una malattia che gli Stati Uniti avevano dichiarato eliminata nel 2000.

I due decessi sono avvenuti nella contea di Lancaster, dove è in corso uno dei principali focolai di morbillo del Paese. La vicenda arriva mentre gli Stati Uniti stanno affrontando una nuova crescita dei casi e riporta al centro dell’attenzione il ruolo della vaccinazione nel contenimento delle malattie infettive.

Ma c’è un elemento che rende la notizia particolarmente significativa anche per l’Italia. Negli stessi giorni il nostro Paese è tornato a confrontarsi con un’altra malattia oggi rarissima grazie alla vaccinazione: la difterite.

Morbillo, perché il virus è tornato a circolare

Il morbillo è una delle infezioni più contagiose conosciute. Il virus si trasmette principalmente attraverso le vie respiratorie e può diffondersi rapidamente all’interno delle comunità quando la quota di persone immunizzate scende.

Secondo i dati citati dalla BBC, il focolaio della contea di Lancaster ha coinvolto persone non vaccinate e si inserisce in una situazione nazionale caratterizzata da una significativa ripresa della circolazione del virus.

Il problema non riguarda soltanto il numero dei contagi. Il morbillo può provocare complicazioni respiratorie e neurologiche, tra cui polmonite ed encefalite, e nei casi più gravi può essere letale.

La vaccinazione rappresenta la principale arma di prevenzione. Il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, il cosiddetto MPR o MMR, offre una protezione molto elevata dopo il completamento del ciclo vaccinale.

La soglia del 95% e il rischio di perdere la protezione collettiva

Per impedire che il morbillo continui a circolare è fondamentale mantenere una copertura vaccinale molto elevata. La soglia del 95% viene generalmente indicata come riferimento per garantire una protezione comunitaria sufficientemente ampia.

Quando la copertura diminuisce, il virus può invece trovare sacche di popolazione suscettibili nelle quali ricominciare a circolare.

È esattamente ciò che sta mostrando l’esperienza americana: una malattia considerata sostanzialmente sotto controllo può tornare a rappresentare un problema di sanità pubblica quando diminuisce la protezione della popolazione.

Il punto è particolarmente importante perché l’eliminazione di una malattia non equivale alla sua scomparsa dal pianeta. Il morbillo continua infatti a circolare in diverse aree del mondo e può essere reintrodotto attraverso i viaggi internazionali.

In Italia torna la difterite: il caso di Palermo

Il parallelismo con l’Italia è inevitabile.

A Palermo una bambina di quattro anni è morta dopo aver contratto la difterite respiratoria. L’Istituto Superiore di Sanità ha confermato nei campioni la presenza di Corynebacterium diphtheriae e del gene responsabile della produzione della tossina.

Si tratta di un evento eccezionale per il nostro Paese, dove la difterite è diventata una malattia estremamente rara proprio grazie alla vaccinazione.

Nel caso di Palermo, la bambina non era vaccinata. Anche un cuginetto di quattro anni è risultato positivo al batterio dopo essere stato ricoverato con sintomi compatibili: le sue condizioni sono successivamente migliorate e il bambino era vaccinato.

Le autorità sanitarie hanno attivato l’indagine epidemiologica, il tracciamento dei contatti e le misure di profilassi previste per evitare ulteriori trasmissioni.

Come funziona il vaccino contro la difterite?

Il vaccino contro la difterite non contiene il batterio responsabile della malattia, ma una forma inattivata della tossina difterica, chiamata tossoide.

In questo modo il sistema immunitario viene stimolato a riconoscere la tossina e a produrre anticorpi capaci di neutralizzarla, senza provocare la malattia.

Il meccanismo è particolarmente importante perché nella difterite i principali danni all’organismo sono provocati proprio dalla tossina prodotta dal batterio. La vaccinazione prepara quindi le difese immunitarie prima di un’eventuale esposizione all’agente infettivo.

La protezione viene mantenuta attraverso il ciclo vaccinale e i successivi richiami, necessari per conservare nel tempo una risposta immunitaria adeguata.

Fonte: Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci

Due malattie diverse, la stessa lezione

Morbillo e difterite non sono la stessa malattia e hanno agenti causali completamente diversi. Il morbillo è provocato da un virus, mentre la difterite è causata principalmente dal batterio Corynebacterium diphtheriae quando produce la sua tossina.

C’è però un elemento comune: entrambe possono essere prevenute attraverso la vaccinazione.

Il ritorno di casi e focolai non significa quindi che i vaccini abbiano perso la loro efficacia. Al contrario, la rarità della difterite in Italia e la precedente eliminazione del morbillo negli Stati Uniti sono il risultato di decenni di programmi vaccinali e di elevate coperture.

Quando la protezione della popolazione si riduce, però, gli agenti infettivi possono tornare a trovare terreno fertile.

Dalle malattie “del passato” alle nuove emergenze

Il caso americano e quello italiano arrivano in un momento nel quale la sorveglianza delle malattie infettive torna ad assumere un’importanza strategica.

Le vaccinazioni hanno permesso di ridurre drasticamente il peso di numerose malattie, trasformandone alcune in eventi eccezionali. Ma questa conquista non è irreversibile: richiede mantenimento delle coperture, sorveglianza epidemiologica, diagnosi tempestive e capacità di risposta da parte dei sistemi sanitari.

La storia recente dimostra inoltre che la geografia delle malattie infettive è tutt’altro che immutabile. Mobilità internazionale, cambiamenti demografici, condizioni ambientali e calo della protezione immunitaria possono modificare rapidamente lo scenario.

La lezione che arriva contemporaneamente dalla Pennsylvania e da Palermo è quindi soprattutto preventiva: malattie che oggi consideriamo lontane o quasi scomparse possono tornare a colpire quando vengono meno le condizioni che ne avevano limitato la circolazione.

E proprio per questo la vaccinazione continua a rappresentare non soltanto una scelta individuale, ma uno degli strumenti fondamentali della sanità pubblica.

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