Il futuro del litorale romano si decide nelle aule di giustizia. Il prossimo 17 giugno 2026 si terrà l’attesa udienza dinanzi al TAR del Lazio per discutere il ricorso che potrebbe bloccare definitivamente la realizzazione del porto crocieristico privato al Vecchio Faro di Fiumicino.
L’azione legale punta all’annullamento del decreto di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), l’atto autorizzativo centrale che ha dato il via libera preliminare all’infrastruttura destinata ad ospitare le grandi navi da crociera.
La coalizione legale: chi si oppone al primo porto privato d’Italia
Il ricorso, curato da un collegio difensivo composto dagli avvocati Di Matteo, Teofilatto, Terracciano e Pierantozzi, è stato promosso originariamente dall’Associazione Tavoli del Porto insieme a Lipu-BirdLife Italia, Unione Inquilini Fiumicino, Associazione SAIFO e numerosi residenti della zona.
Nelle ultime settimane, tuttavia, il fronte dei ricorrenti si è ampliato con l’ingresso di soggetti di peso nazionale che hanno depositato un intervento ad adiuvandum a supporto del blocco:
- L’Associazione Nazionale delle Compagnie Portuali (ANCIP)
- Italia Nostra APS
- La FILT CGIL Nazionale
Questo allargamento sposta il dibattito da una dimensione puramente locale a un caso politico e giurislavoristico nazionale, unendo la tutela ambientale alle dinamiche del lavoro portuale.
Le motivazioni del ricorso: dall’ambiente al lavoro
Le tesi depositate al TAR del Lazio dai comitati e dalle sigle sindacali si articolano su tre pilastri principali, che contestano la sostenibilità complessiva dell’opera.
📌 I 3 Nodi del Ricorso al TAR del Lazio
La Lipu denuncia un impatto ritenuto devastante sugli ecosistemi locali, con particolare riferimento ai siti protetti europei della rete Natura 2000 adiacenti all’area del Vecchio Faro.
Italia Nostra evidenzia la potenziale compromissione irreversibile del paesaggio costiero storico e della linea di costa del litorale romano, considerata un asset delicato e non riproducibile.
L’ingresso di ANCIP e della FILT CGIL accende i riflettori sui rischi di deregolamentazione. Essendo il primo porto crocieristico privato in Italia, secondo i sindacati l’opera rischia di scardinare gli assetti regolamentari storici e le tutele del lavoro portuale nazionale.
Dal 2019 al verdetto: il cambio di narrazione pubblica
Le attività dei comitati territoriali sono iniziate nel 2019 attraverso una serie di iniziative informative rivolte alle istituzioni e alla cittadinanza. Secondo la rete civica, l’impianto argomentativo tecnico e legale presentato in questi anni ha progressivamente incrinato la narrazione iniziale del progetto, che era stato originariamente presentato come un’importante opportunità di sviluppo economico per il quadrante di Fiumicino.
Per i ricorrenti, l’analisi oggettiva dei dati evidenzierebbe invece un bilancio negativo, configurando potenziali criticità per la salute pubblica degli abitanti, l’equilibrio sociale del territorio e la conservazione dell’ambiente costiero. La parola passa ora ai giudici del TAR, il cui responso determinerà l’avvio o lo stop definitivo ai cantieri.
