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Grandine gigante a giugno: perché può cadere ghiaccio anche con 30 gradi

Le immagini arrivate da Trezzo sull’Adda, in provincia di Milano, mostrano strade imbiancate e accumuli di ghiaccio che sembrano quasi fuori stagione. Eppure siamo a giugno, in piena estate meteorologica, con temperature elevate in molte zone d’Italia.

Come è possibile che dal cielo cada ghiaccio quando al suolo si sfiorano o si superano i 30 gradi?

La risposta si trova a diversi chilometri di altezza, all’interno dei temporali più intensi, dove le temperature possono essere molto diverse da quelle che percepiamo a terra.

La grandine nasce nelle “fabbriche del ghiaccio” dei temporali

Per capire come si forma la grandine bisogna guardare dentro una nube temporalesca, in particolare i cumulonembi, le gigantesche torri di nubi che possono raggiungere anche 10-15 chilometri di altezza.

Mentre al suolo l’aria è calda, negli strati superiori dell’atmosfera le temperature possono scendere ben al di sotto dello zero.

Quando una goccia d’acqua viene trasportata verso l’alto dalle correnti ascensionali del temporale, entra in queste zone gelide e congela. Nasce così un piccolo chicco di ghiaccio.

Ma il processo non finisce qui.

Perché i chicchi diventano sempre più grandi

All’interno dei temporali più potenti l’aria può salire a velocità impressionanti, anche superiori ai 100 chilometri orari.

Queste correnti ascensionali funzionano come un ascensore naturale: sollevano continuamente il chicco di ghiaccio verso l’alto, dove incontra nuove gocce d’acqua che congelano sulla sua superficie.

Ogni viaggio aggiunge un nuovo strato di ghiaccio.

Per questo motivo, se si taglia a metà un grosso chicco di grandine, spesso è possibile osservare diversi anelli concentrici, un po’ come quelli di un tronco d’albero.

Quando il chicco cade al suolo

A un certo punto il chicco diventa troppo pesante.

Quando il suo peso supera la forza delle correnti ascensionali che lo sostengono, precipita verso il terreno.

Più forti sono le correnti all’interno del temporale, più grande può diventare la grandine prima di cadere.

È proprio per questo che gli eventi più violenti possono produrre chicchi grandi come noci, palline da golf o addirittura palline da tennis.

Il ruolo delle supercelle

Dietro le grandinate più intense si nasconde spesso un particolare tipo di temporale chiamato supercella.

Si tratta di sistemi temporaleschi molto organizzati, caratterizzati da una corrente ascensionale rotante chiamata mesociclone.

Le supercelle sono considerate tra i fenomeni meteorologici più energetici del pianeta e possono generare:

  • grandine di grandi dimensioni;
  • raffiche di vento distruttive;
  • piogge torrenziali;
  • trombe d’aria e tornado.

Quando gli esperti parlano di “grandinate estreme”, molto spesso dietro c’è proprio una supercella.

Perché la Pianura Padana è così esposta

Il Nord Italia rappresenta una delle aree europee più favorevoli allo sviluppo di temporali violenti.

La Pianura Padana è infatti un punto di incontro tra:

  • aria calda e umida proveniente dal Mediterraneo;
  • correnti più fresche in arrivo dall’Atlantico;
  • masse d’aria influenzate dalla presenza delle Alpi.

Quando questi elementi si combinano nel modo giusto, l’atmosfera accumula una grande quantità di energia che può essere liberata attraverso temporali particolarmente intensi.

È per questo che negli ultimi anni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sono state spesso interessate da grandinate molto forti.

La grandine sta davvero aumentando?

Questa è una delle domande più studiate dai climatologi.

Gli scienziati precisano che non è possibile attribuire una singola grandinata al cambiamento climatico. Tuttavia, esiste un consenso crescente sul fatto che un’atmosfera più calda contenga più energia e più vapore acqueo.

In altre parole, quando si sviluppa un temporale, può avere a disposizione “carburante” aggiuntivo.

Questo non significa necessariamente che ogni anno si verificheranno più grandinate, ma che aumentano le condizioni favorevoli alla comparsa di fenomeni convettivi estremi, inclusi quelli capaci di produrre chicchi di grandi dimensioni.

Il paradosso del ghiaccio nell’estate

Per quanto possa sembrare strano, le giornate più calde possono favorire la formazione delle grandinate più intense.

L’aria rovente e umida vicino al suolo alimenta infatti le correnti ascensionali che trasportano l’acqua verso gli strati gelidi dell’atmosfera.

È uno dei paradossi più affascinanti della meteorologia: proprio il caldo può contribuire a creare le condizioni ideali per far cadere ghiaccio dal cielo.

Ecco perché assistere a una grandinata violenta nel pieno di giugno non è una contraddizione, ma il risultato di processi atmosferici estremamente complessi che si sviluppano a chilometri sopra le nostre teste.

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