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Il caldo fa male anche dove “non batte il sole”: gli effetti sulla fertilità maschile. Lo studio

Mentre l’Italia vive le prime ondate di caldo intenso di maggio e giugno 2026 (con temperature che in alcune città hanno superato i 35°C con settimane di anticipo rispetto alla norma storica) la ricerca scientifica documenta un effetto biologico diretto del calore sulla fertilità maschile che merita attenzione. Non è allarme, non è catastrofismo: è fisiologia ben documentata che diventa sempre più rilevante in un’epoca di estati sempre più lunghe e intense.

La premessa è semplice e nota ai biologi da decenni: i testicoli producono spermatozoi a una temperatura di circa 2-4°C inferiore a quella corporea. Per questo si trovano all’esterno del corpo: è una soluzione evolutiva precisa. Ma quando la temperatura ambientale sale stabilmente oltre certi valori, quel meccanismo di termoregolazione naturale fa fatica a compensare. E la qualità del seme peggiora.

La biologia della spermatogenesi: perché il freddo è necessario

La spermatogenesi (il processo di produzione degli spermatozoi) è uno dei processi biologici più sensibili alla temperatura. Gli spermatozoi si formano in circa 72-74 giorni all’interno dei tubuli seminiferi dei testicoli. Durante tutto questo periodo, la temperatura dell’ambiente deve rimanere stabile e inferiore a quella corporea.

Il meccanismo di raffreddamento naturale del corpo è sofisticato: il muscolo cremastere contrae e rilassa lo scroto per avvicinare o allontanare i testicoli dal corpo in risposta alle variazioni termiche. Il plesso pampiniforme – un intreccio di vene e arterie – funziona come uno scambiatore di calore, raffreddando il sangue arterioso prima che raggiunga i testicoli.

Questi sistemi funzionano bene entro certi limiti. Ma quando la temperatura ambientale supera stabilmente i 32-33°C – come accade sempre più spesso durante le ondate di calore estive – la loro efficacia si riduce. Il risultato documentato è una diminuzione della concentrazione degli spermatozoi, un peggioramento della motilità e un aumento degli spermatozoi con morfologia anomala: tutti parametri che influenzano la fertilità.

I dati: quanto incide il caldo sulla fertilità

La letteratura scientifica sul tema è cresciuta significativamente negli ultimi dieci anni. Uno studio dell’Università Nazionale di Singapore, nell’ambito del programma Project HeatSafe, ha documentato che il rischio di bassa concentrazione di spermatozoi aumenta del 40% in condizioni di esposizione prolungata a temperature elevate. L’effetto è stato osservato anche negli uomini giovani, tra i 25 e i 35 anni, in buona salute generale.

In Italia, la ricerca è arrivata da una direzione inaspettata. Uno studio condotto dalla Sapienza Università di Roma ha analizzato dieci anni di dati su inquinanti chimici, particolato e temperature elevate, documentando come questi fattori riducano concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi in modo statisticamente significativo. I ricercatori hanno trovato una correlazione tra i periodi di caldo intenso estivo e il peggioramento dei parametri seminali nei mesi successivi: un effetto ritardato spiegato dal fatto che la spermatogenesi richiede circa 72 giorni per completarsi.

Un contributo interessante arriva dallo studio EcoFoodFertility, che ha analizzato la qualità del liquido seminale in lavoratori esposti a fonti di calore professionale. I pizzaioli – esposti per ore a temperature elevate vicino ai forni – hanno mostrato problematiche più frequenti nella qualità del seme rispetto a gruppi di controllo. “È immaginabile che l’aumento delle temperature globali contribuisca al calo della spermatogenesi”, ha spiegato il dottor Montano, uno dei ricercatori coinvolti.

L’effetto del caldo è reversibile ma c’è un rischio cronico

Una precisazione importante: l’effetto del caldo sulla fertilità maschile è generalmente reversibile. Se l’esposizione a temperature elevate è temporanea – come durante una settimana di vacanza al mare – la qualità del seme tende a tornare ai valori normali nel giro di due-tre mesi, il tempo necessario per completare un nuovo ciclo di spermatogenesi.

Il problema reale non è l’esposizione acuta e temporanea. È l’esposizione cronica: se le estati diventano strutturalmente più calde e più lunghe (come stanno diventando per effetto del cambiamento climatico) e se a questo si aggiunge l’esposizione professionale al calore, la vita sedentaria, il sovrappeso e gli indumenti aderenti sintetici che trattengono il calore corporeo, l’effetto combinato può diventare significativo.

I ricercatori stimano che le attuali traiettorie del cambiamento climatico potrebbero portare, entro il 2050, a una riduzione media della qualità seminale nelle popolazioni delle zone temperate di circa il 10-15% rispetto ai valori attuali — un dato che si sommerebbe al declino già documentato della fertilità maschile negli ultimi decenni per ragioni diverse.

Il quadro più ampio: il declino della fertilità maschile

La questione del caldo si inserisce in un contesto più preoccupante. Negli ultimi cinquant’anni, la concentrazione media di spermatozoi negli uomini dei paesi occidentali è diminuita di oltre il 50%: un dato documentato da una meta-analisi pubblicata su Human Reproduction Update nel 2017 e confermata da analisi successive.

Le cause sono molteplici e ancora parzialmente dibattute: esposizione agli interferenti endocrini – sostanze chimiche presenti in pesticidi, plastiche e cosmetici che interferiscono con il sistema ormonale – inquinamento atmosferico da particolato fine, sedentarietà, obesità, stress cronico, fumo, consumo di alcol.

Il caldo estremo si aggiunge a questa lista come un fattore ambientale diretto, amplificato dal cambiamento climatico. È uno dei modi in cui la crisi climatica si traduce in conseguenze biologiche concrete per gli esseri umani — spesso silenziose, spesso non immediatamente attribuibili al clima, ma reali e documentate.

Cosa si può fare: consigli pratici basati sulla scienza

Alcune indicazioni pratiche possono ridurre l’esposizione al calore durante i periodi più caldi.

Durante le ondate di calore, evitare l’esposizione prolungata al sole nelle ore centrali della giornata riduce il sovraccarico termico generale. Preferire indumenti leggeri e traspiranti – in cotone o lino, non in fibre sintetiche – aiuta la termoregolazione naturale. Fare attività fisica nelle ore più fresche del mattino o della sera invece che nel pomeriggio è un’accortezza semplice ma efficace.

Per chi lavora in ambienti caldi, garantire un’adeguata ventilazione e fare pause regolari in ambienti freschi è importante sia per la produttività che per la salute riproduttiva. Evitare bagni e docce molto caldi prolungati – un abitudine comune d’inverno – ha senso anche in estate.

Per le coppie che stanno cercando una gravidanza, il consiglio dei medici è di non concentrare i tentativi nei mesi più caldi dell’anno se possibile, e di tenere monitorata la qualità seminale con esami periodici: lo spermiogramma è un esame semplice, economico e non invasivo.

💡 Lo sapevi?

La concentrazione media di spermatozoi negli uomini dei Paesi occidentali è diminuita di oltre il 50% negli ultimi cinquant’anni – da circa 99 milioni per millilitro nel 1973 a meno di 50 milioni per millilitro oggi -secondo la meta-analisi pubblicata su Human Reproduction Update. Se questa tendenza dovesse continuare allo stesso ritmo, entro il 2045 la concentrazione media scenderebbe sotto i 40 milioni per millilitro. Si tratta della soglia sotto la quale l’OMS considera la fertilità “ridotta”. Il caldo estremo è uno dei fattori che stanno accelerando questo declino.

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