Il rischio climatico si consolida come una variabile strutturale per la tenuta e la competitività del sistema economico italiano. Secondo i dati emersi dal report di Deloitte intitolato “Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano, l’Università Ca’ Foscari, il team dell’area Climate della Florence School of Regulation (European University Institute) e con Ipsos-Doxa, l’impatto dei fenomeni meteorologici estremi si tradurrà in una progressiva riduzione della ricchezza nazionale e in una minaccia diretta per gli asset fisici del Paese. Lo studio fotografa gli scenari macroeconomici al 2030 e al 2050, analizzando la maturità delle piccole e medie imprese nell’affrontare tali sfide.
Lo scenario macroeconomico: le stime sulla riduzione del Pil e i costi infrastrutturali
Le proiezioni economiche inserite nel report evidenziano una flessione del Prodotto Interno Lordo italiano compresa tra l’1,6% e il 6% entro il 2050, calcolata a seconda dell’intensità degli impatti rispetto a un contesto non interessato dal rischio climatico. I danni strutturali diretti alle sole infrastrutture nazionali causati dal cambiamento climatico sono stimati intorno ai 2 miliardi di euro all’anno entro il 2030, per poi raggiungere circa i 5 miliardi di euro annui entro la metà del secolo. Se l’analisi si estende agli effetti indiretti – quali l’interruzione dei servizi e gli impatti sulle catene di fornitura – il costo complessivo stimato per il sistema Paese si attesta in una forbice compresa tra gli 11,5 e i 18 miliardi di euro all’anno al 2050. Il documento evidenzia come questo danno economico tenda ad accumularsi in maniera non lineare e ad accelerare progressivamente nel tempo, trasmettendosi dall’economia reale a quella finanziaria attraverso l’aumento del debito pubblico, il costo di rifinanziamento e la compressione dello spazio fiscale.
Il settore turistico e la vulnerabilità legata alle temperature
Il comparto del turismo emerge come uno dei segmenti economici più sensibili alle variazioni delle temperature medie. Nel caso in cui si verifichi uno scenario climatico caratterizzato da un forte aumento della temperatura media (+4°C), lo studio stima una contrazione della domanda turistica verso l’Italia fino all’8,9%, determinando perdite dirette quantificabili in circa 52 miliardi di euro. In uno scenario più mitigato, caratterizzato da un incremento termico contenuto entro i 2°C, le perdite dirette per il settore si attesterebbero comunque sui 17 miliardi di euro. Le analisi dei curatori del report evidenziano come la collocazione geografica dell’Italia nel bacino del Mediterraneo acceleri la manifestazione di tali effetti rispetto ad altre aree europee, con proiezioni che indicano un aumento termico superiore ai 2°C rispetto ai livelli preindustriali già nel corso del prossimo decennio. In questo contesto, l’investimento in strategie di mitigazione e adattamento viene indicato come una leva per rafforzare la capacità di crescita dei territori.
La risposta del tessuto produttivo: il posizionamento delle PMI italiane
L’indagine promossa da Deloitte ed eseguita da Ipsos-Doxa rileva un divario significativo nel livello di consapevolezza e preparazione tra le grandi aziende e le piccole e medie imprese italiane. Solo il 34% delle PMI intervistate attribuisce al rischio climatico un ruolo significativo o centrale nei propri framework di gestione del rischio, nonostante il 39% dichiari un’esposizione elevata ai rischi fisici su un orizzonte decennale. Sul fronte della prevenzione, appena il 14% ha implementato misure a supporto della continuità operativa del business in caso di eventi estremi, e soltanto il 10% ha introdotto azioni di adattamento rivolte a infrastrutture e asset fisici. La strategia delle PMI riflette un approccio orientato al breve termine: l’83% pianifica investimenti su un orizzonte massimo di cinque anni, e il 77% prevede stanziamenti inferiori a 100mila euro entro i tre anni. Tali risorse sono assorbite principalmente dalle coperture assicurative tradizionali (54%), seguite da interventi infrastrutturali (23%) e sistemi di monitoraggio (20%). Inoltre, solo il 18% dichiara di sentirsi pienamente preparato a rispondere alle richieste di banche e assicurazioni, e la medesima percentuale (18%) ricorre a strumenti digitali o soluzioni di intelligenza artificiale per la gestione del rischio climatico.
| Indicatore Analizzato | Proiezioni e Dati al 2050 (Report Deloitte) | Canale di Trasmissione |
|---|---|---|
| Flessione del Pil Nazionale | Contrazione progressiva compresa tra l’1,6% e il 6% complessivo. | Rischio Macroeconomico |
| Danni alle Infrastrutture | Fino a 5 miliardi di euro annui diretti (11,5-18 miliardi includendo gli effetti indiretti). | Blocco della Supply Chain |
| Contrazione nel Turismo | Perdite dirette tra i 17 miliardi (+2°C) e i 52 miliardi di euro nello scenario peggiore (+4°C). | Calo della Domanda |
| Piani di Continuità PMI | Appena il 14% delle piccole e medie imprese ha adottato misure operative per eventi estremi. | Vulnerabilità Aziendale |
