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Sciopero dei trasporti alla vigilia del Ponte: quanto inquina spostarsi in Italia? Il confronto tra treno, auto e areo

Venerdì 29 maggio 2026, sciopero generale dei trasporti. Treni Trenitalia e Italo a rischio, aerei con cancellazioni probabili, bus e metro urbane colpite nelle fasce orarie di garanzia. Alla vigilia del Ponte del 2 giugno, uno dei weekend più trafficati dell’anno, milioni di italiani si trovano davanti a una scelta obbligata: o si muovono per tempo, o trovano alternative, o restano fermi.

È una giornata di disagi. Ma è anche, involontariamente, l’occasione giusta per porsi una domanda che raramente ci facciamo: quando decidiamo come spostarci, quanto inquiniamo davvero? E cosa cambierebbe per il clima italiano se le nostre abitudini di mobilità fossero diverse?

I trasporti italiani: il settore più difficile da decarbonizzare

Il settore dei trasporti è responsabile in Italia di circa il 25% delle emissioni totali di CO₂ (la quota maggiore tra tutti i settori economici) davanti all’industria e al riscaldamento degli edifici. È anche il settore in cui i progressi verso la decarbonizzazione sono stati più lenti: mentre la produzione elettrica ha visto una crescita significativa delle rinnovabili, i trasporti dipendono ancora per oltre il 90% dai combustibili fossili.

La ragione è strutturale: l’Italia è un paese costruito sull’auto privata. La quota di italiani che usa l’auto come mezzo principale per gli spostamenti quotidiani è tra le più alte d’Europa: circa il 65% contro una media UE del 53%. Le città italiane, con poche eccezioni, sono progettate per le automobili più che per i trasporti pubblici. E il trasporto ferroviario, pur eccellente sulle grandi direttrici ad alta velocità, rimane insufficiente nelle aree periferiche e nel Sud.

La classifica delle emissioni: chi inquina di più per chilometro

Non tutti i mezzi di trasporto sono uguali dal punto di vista delle emissioni. I dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente permettono di confrontare l’impatto climatico dei diversi modi di spostarsi per ogni passeggero e per ogni chilometro percorso.

L’aereo è il mezzo più inquinante per passeggero-chilometro su breve e medio raggio: circa 255 grammi di CO₂ equivalente per passeggero-km in classe economy, che salgono a quasi 600 in business class. Il dato include non solo la CO₂ emessa ma anche gli effetti del vapore acqueo e degli ossidi di azoto rilasciati in quota, che hanno un effetto climalterante aggiuntivo.

L’auto a benzina o diesel emette in media circa 170 grammi di CO₂ per km — ma questo valore si divide per il numero di occupanti. Con un solo passeggero, l’emissione per passeggero-km è di 170 grammi. Con quattro persone, scende a 42 grammi, rendendola più efficiente di molti altri mezzi. Il problema è che la media di occupazione delle auto in Italia è di 1,2 persone per veicolo — quasi sempre si viaggia da soli.

Il treno ad alta velocità emette circa 14 grammi di CO₂ per passeggero-km — dodici volte meno dell’auto con un solo occupante, diciotto volte meno dell’aereo. Il treno regionale, che usa locomotive diesel su molte tratte, sale a circa 41 grammi, ma rimane comunque molto al di sotto dell’auto con un solo passeggero.

L’autobus urbano emette circa 89 grammi per passeggero-km, più del treno ma meno dell’auto solitaria. La metro e il tram, alimentati da elettricità, scendono sotto i 20 grammi.

Il paradosso dello sciopero: chi ne paga il prezzo?

C’è un’ironia nei giorni di sciopero dei trasporti pubblici che raramente viene nominata. Chi subisce di più i disagi non è chi ha l’auto può semplicemente usarla. Chi ne paga il prezzo sono le persone senza auto: chi non può permettersi un’automobile, chi vive in zone ad alta densità urbana dove possederla non ha senso, chi per scelta o necessità dipende dai mezzi pubblici.

Lo sciopero dei trasporti colpisce in modo sproporzionato le fasce più vulnerabili della popolazione: i giovani, gli anziani, chi ha redditi bassi e paradossalmente spinge verso l’auto privata chi normalmente userebbe il treno o il bus. Il risultato immediato è un aumento delle emissioni il giorno dello sciopero, non una riduzione.

Questo non significa che gli scioperi non abbiano senso, i lavoratori dei trasporti hanno il diritto di scioperare come qualsiasi altro lavoratore. Ma il fatto che un giorno senza trasporti pubblici provochi un aumento del traffico automobilistico dice qualcosa di importante sulla dipendenza strutturale dell’Italia dall’auto privata.

Cosa cambierebbe con una mobilità davvero sostenibile

I dati europei mostrano cosa accade nei paesi che hanno investito seriamente nei trasporti pubblici. In Germania, Svizzera e Austria, dove la rete ferroviaria regionale è capillare e puntuale, la quota di spostamenti in auto è significativamente più bassa che in Italia. In Danimarca, dove le città sono progettate per le biciclette, oltre il 60% degli spostamenti urbani avviene su due ruote — zero emissioni, zero ingorghi.

L’Italia ha gli strumenti per cambiare: il PNRR ha stanziato 25 miliardi di euro per le infrastrutture di mobilità sostenibile, con investimenti in alta velocità ferroviaria, rinnovo del materiale rotabile e potenziamento del trasporto locale. Ma la spesa effettiva, come abbiamo raccontato ieri, è ancora lontana dal potenziale.

Nel frattempo, ogni giorno 35 milioni di italiani si mettono in auto per andare al lavoro, portare i figli a scuola, fare la spesa. Da soli, nel traffico. Emettendo 170 grammi di CO₂ al chilometro. E lamentandosi del traffico che loro stessi creano.

Consigli pratici per il ponte del 2 giugno

Per chi deve spostarsi questo weekend nonostante lo sciopero, alcune indicazioni pratiche. I treni garantiti sono quelli nelle fasce 7-10 e 18-21. L’app di Trenitalia e il sito di Italo aggiornano in tempo reale le cancellazioni. Per i voli, le compagnie sono obbligate a comunicare le cancellazioni almeno 24 ore prima e a garantire rimborso o riprenotazione gratuita.

Per chi può scegliere: il treno ad alta velocità, quando disponibile, è la scelta più sostenibile e spesso anche la più rapida sulle tratte principali. Roma-Milano in alta velocità: 3 ore, 14 grammi di CO₂ per km. In auto da soli: 5-6 ore nel traffico del ponte, 170 grammi di CO₂ per km.

💡 Lo sapevi?

Se tutti gli italiani che ogni giorno percorrono tratte inferiori ai 50 km in auto da soli le percorressero invece in treno o autobus, le emissioni del settore trasporti in Italia si ridurrebbero di circa il 15%: l’equivalente di chiudere quattro centrali a carbone. Il problema non è la tecnologia: i mezzi pubblici esistono. Il problema è culturale e infrastrutturale: in molte aree d’Italia, prendere il treno o il bus semplicemente non è un’opzione praticabile.

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