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Appalti verdi in Italia, un bando su cinque ignora i criteri ambientali: il rapporto di Legambiente

In Italia, il percorso verso la sostenibilità della Pubblica Amministrazione incontra ostacoli strutturali. Nonostante l’obbligo normativo introdotto nel 2016, un bando di gara pubblico su cinque non applica i Criteri Ambientali Minimi (CAM). È questo il dato centrale emerso dal IX Rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, presentato a Roma durante il XX Forum Compraverde Buygreen presso il Palazzo WEGIL.

L’indagine ha monitorato 847 bandi emessi nel 2025 da 122 stazioni appaltanti (tra cui centrali di committenza regionali, ASL ed enti gestori di aree protette), evidenziando che in 191 gare (il 22,6% del totale) i criteri ecologici sono stati completamente omessi.

La mappa dei Criteri Ambientali Minimi: successi e lacune

L’analisi di dettaglio mostra un’applicazione disomogenea a seconda della categoria merceologica. Mentre alcuni settori storici registrano ottimi livelli di recepimento, le categorie più recenti o specifiche mostrano forti ritardi a causa di ostacoli burocratici e della necessità di regolamenti interni preliminari.

Categoria Merceologica (CAM) Stato di Applicazione nei Bandi
🏢 Edilizia 84% applicato (Virtuoso)
🧼 Pulizia e sanificazione 83% applicato (Virtuoso)
Servizi energetici edifici (EPC) 81% applicato (Virtuoso)
🚗 Veicoli pubblici 23% NON applicato
🌳 Verde pubblico 26% NON applicato
🛣️ Infrastrutture stradali 38% NON applicato
🎭 Eventi culturali 40% NON applicato
🥾 Calzature da lavoro e accessori 47% NON applicato (Maggiore criticità)

I freni della PA: monitoraggio insufficiente e carenza di personale

Oltre alla mancata inclusione dei criteri ambientali, il report evidenzia un indice di performance complessivo del Green Public Procurement (GPP) pari al 65%. I fattori che rallentano la piena transizione ecologica degli acquisti pubblici sono principalmente di natura organizzativa:

  • Assenza di monitoraggio: Il 78% delle amministrazioni non effettua un tracciamento sistematico degli acquisti verdi.
  • Mancanza di figure dedicate: Solo l’8% del campione dispone di un referente GPP. Il dato scende allo 0% all’interno delle ASL monitorate.
  • Deficit di competenze: Il 52% delle stazioni appaltanti individua nella mancanza di formazione specifica la principale barriera operativa, mentre il 46% segnala forti difficoltà tecniche nella stesura stessa dei bandi.

Le posizioni dei promotori e le 4 proposte al Governo

Secondo Enrico Fontana, membro della Segreteria nazionale di Legambiente, la spesa della pubblica amministrazione – che si attesta a circa 309,7 miliardi di euro – ha la capacità di orientare il mercato verso la sostenibilità:

“In questo contesto i CAM non rappresentano solo un adempimento normativo ma un fattore di qualità degli appalti, perché rendono le procedure più trasparenti, introducono requisiti verificabili, garantiscono tracciabilità dei materiali e rafforzano i controlli, veri antidoti contro i fenomeni d’illegalità”.

Per superare l’attuale stallo, Legambiente ha formalizzato quattro proposte d’intervento:

  1. Programmi di formazione diffusi: Attivazione di corsi e modelli preimpostati da parte del Ministero dell’Ambiente.
  2. Meccanismi premiali e controlli: Introduzione di incentivi per le PA virtuose e controlli a campione per sanzionare le deroghe.
  3. Contrasto al dumping sociale: Utilizzo degli appalti verdi per tutelare i diritti dei lavoratori lungo le filiere tramite agenzie dedicate.
  4. Leva industriale: Integrazione dei criteri CAM all’interno del più ampio piano europeo Clean Industrial Deal.

Sul valore strategico dello strumento si è espresso anche Silvano Falocco, direttore di Fondazione Ecosistemi, sottolineando come il contesto attuale richieda una visione d’insieme:

“In una fase segnata da crisi energetiche, tensioni geopolitiche e trasformazioni profonde dei sistemi produttivi, il Green Public Procurement diventa ancora più strategico: significa orientare il mercato, sostenere innovazione e filiere sostenibili, rafforzare l’autonomia energetica e costruire una competitività europea fondata sulla qualità e non sul ribasso”.

Il focus sulle stazioni appaltanti: chi rispetta i criteri?

Il rapporto divide le performance in base alla tipologia di ente pubblico, confermando una forte polarizzazione delle competenze:

Centrali di Committenza Regionali (Index: 83%)

Rappresentano la categoria con l’indice di performance più alto grazie a strutture più solide. Le difficoltà si concentrano però sulla stesura di gare complesse (il 54% riscontra problemi) e sulla carenza oggettiva di aziende sul mercato in grado di soddisfare i requisiti ecologici richiesti (38%).

Aziende Sanitarie Locali (Index: 74%)

Pur mostrando una buona conoscenza teorica dello strumento, le ASL faticano nell’applicazione pratica: il 46% non ha mai svolto attività di formazione interna, solo il 19% esegue il monitoraggio degli acquisti e il 50% riscontra anomalie nella scrittura dei bandi per punti ristoro, eventi e tessile.

Enti Gestori delle Aree Protette (Index: 59%)

Risultano l’anello più fragile del sistema analizzato. Soltanto 7 parchi sui 83 monitorati hanno nominato un referente GPP, il monitoraggio delle spese ecologiche è fermo al 16% e il 48% degli enti denuncia la totale assenza di formazione per il personale interno.

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