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Influenza, solo 1 italiano su 3 vuole vaccinarsi: “In calo rispetto agli anni Covid”

Con l’arrivo della stagione fredda tornano influenza e virus respiratori, ma la propensione degli italiani a vaccinarsi continua a essere più bassa rispetto agli anni della pandemia. Secondo una nuova indagine dell’Osservatorio Salute Iqvia, presentata a Milano durante un incontro promosso da Assosalute, 1 italiano su 3 dichiara di voler fare il vaccino antinfluenzale nella stagione 2026-2027. La quota sale a 1 su 2 tra gli over 60.

Il dato è però in calo rispetto al 2022, quando la percentuale della popolazione generale che dichiarava l’intenzione di vaccinarsi contro l’influenza arrivava al 38%.

Ancora più bassa è la propensione alla vaccinazione contro il Covid: oggi dichiara di volerla fare il 10% degli italiani, contro il 49% registrato nel 2022.

«Dopo la pandemia una parte dell’attenzione verso la prevenzione si è progressivamente ridotta e si osserva una certa stanchezza, particolarmente evidente sul fronte vaccinale», osserva Fabrizio Pregliasco, virologo, professore associato del Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario aziendale dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano.

Virus respiratori, quasi un italiano su due ha avuto sintomi

L’influenza e le altre infezioni respiratorie continuano intanto a rappresentare un appuntamento ricorrente con l’arrivo della stagione fredda.

Secondo l’indagine Iqvia, il 48% degli italiani dichiara di aver avuto sintomi riconducibili a questo tipo di infezioni negli ultimi 12 mesi.

Tra chi ha avuto un episodio influenzale o simil-influenzale, i sintomi più frequenti sono stati il raffreddore (83%), la tosse (72%), i dolori e il malessere generale (62%), il mal di testa (56%), la febbre oltre i 38°C (46%) e i disturbi gastrointestinali (27%).

La durata media dei sintomi è stata di circa 6 giorni.

Il quadro varia anche in base all’età. Gli under 35 riferiscono una sintomatologia più articolata, con una maggiore incidenza di mal di testa, febbre e disturbi gastrointestinali rispetto alle fasce più anziane.

Non tutto ciò che chiamiamo influenza è vera influenza

«Quello che chiamiamo comunemente “influenza” comprende in realtà molte infezioni diverse», spiega Pregliasco.

La vera influenza presenta generalmente un esordio brusco, con febbre oltre i 38°C, almeno un sintomo respiratorio, come tosse o mal di gola, e almeno un sintomo sistemico, come dolori muscolari o spossatezza.

Particolare attenzione va riservata agli anziani. In questa fascia, anche in presenza di vera influenza, la febbre può non essere particolarmente elevata a causa di una risposta immunitaria meno pronta.

Per questo, secondo l’esperto, occorre osservare anche altri segnali, come confusione mentale, aumento della frequenza cardiaca o respiratoria e peggioramento generale delle condizioni.

Influenza, metà degli italiani si cura da sola

Come affrontano la malattia gli italiani? Dall’indagine emerge che il 51% gestisce l’influenza in autonomia, facendo ricorso all’automedicazione responsabile e al consiglio del farmacista.

Il restante 49% si rivolge invece a un medico.

Il medico di famiglia rappresenta il principale punto di riferimento, indicato dal 35% degli intervistati. Il 9% si rivolge al pronto soccorso o alla guardia medica, mentre il 5% consulta uno specialista.

I farmaci di automedicazione rappresentano quindi uno degli strumenti utilizzati per controllare i sintomi. Ma, sottolinea Pregliasco, il loro obiettivo è attenuarli e non eliminarli completamente.

Resta inoltre centrale il tema dell’uso appropriato degli antibiotici. Secondo l’indagine, li assume il 30% di chi consulta il medico e il 6% di chi non lo consulta.

«L’antibiotico, invece, va assunto solo su indicazione del medico e in presenza di una sovrainfezione batterica: usarlo impropriamente non aiuta contro i virus e favorisce l’antibiotico-resistenza», ricorda il virologo.

Riposo e idratazione restano parte integrante della gestione della malattia. Anche l’accesso al pronto soccorso, secondo Pregliasco, dovrebbe essere riservato ai reali segnali di allarme, con particolare attenzione agli anziani e alle persone fragili.

Vaccino antinfluenzale, perché resta importante per i soggetti fragili

La vaccinazione, sottolinea Pregliasco, non garantisce la certezza di non ammalarsi. Il suo valore, spiega l’esperto, risiede soprattutto nella riduzione delle forme gravi, delle complicanze e delle ospedalizzazioni, in particolare tra le persone più vulnerabili.

Per la stagione 2026-2027 il vaccino antinfluenzale può essere co-somministrato con quello contro il Covid-19. Per anziani e persone a rischio, l’appuntamento può inoltre rappresentare un’occasione per valutare altre forme di protezione, da quella contro lo pneumococco alle strategie contro l’Rsv, il virus respiratorio sinciziale.

«L’obiettivo è sfruttare ogni occasione utile per proteggere i più fragili, senza considerare la vaccinazione come un appuntamento isolato», sottolinea Pregliasco.

La campagna di immunizzazione contro i virus stagionali è attesa a partire da ottobre, sulla base delle indicazioni ministeriali.

Vaccino in farmacia, il canale cresce tra i più giovani

Anche il luogo scelto per vaccinarsi sta cambiando. Attualmente il 12% degli italiani effettua la vaccinazione antinfluenzale in farmacia, ma con una differenza significativa tra le fasce d’età.

Il canale è utilizzato dal 17% degli under 35, mentre la percentuale scende al 4% tra gli over 60, che continuano a rivolgersi soprattutto al medico di famiglia.

La farmacia è inoltre un canale relativamente più utilizzato dagli uomini, con il 14%, rispetto al 9% delle donne.

Guardando alle intenzioni per la prossima stagione, il ruolo della farmacia come presidio sanitario di prossimità appare in rafforzamento.

«Il farmacista è spesso il primo punto di riferimento accessibile per chi ha un disturbo lieve», afferma Pregliasco, sottolineando anche il ruolo del professionista nel consigliare sull’uso corretto dei farmaci di automedicazione, verificare dosaggi e possibili interazioni e orientare il cittadino verso il medico quando necessario.

Influenza, 13,7 milioni di ricerche online ogni anno

Un altro elemento evidenziato durante l’incontro riguarda l’informazione online.

Ogni anno si registrano 13,7 milioni di ricerche sul web dedicate a influenza, sintomi influenzali e rimedi, con un picco alla fine di dicembre.

In questo contesto, disinformazione e fake news rappresentano, secondo gli esperti, un ulteriore ostacolo alla prevenzione e alla corretta gestione dei sintomi.

«Un cittadino più informato contribuisce anche alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale», afferma Pregliasco. Sapere quando è possibile gestire autonomamente un disturbo lieve, quando chiedere consiglio al farmacista, quando rivolgersi al medico e quando è realmente necessario il pronto soccorso consente infatti di utilizzare in modo più appropriato i servizi sanitari.

Virus respiratori 2026-2027, le raccomandazioni degli esperti

Per la prossima stagione respiratoria, le indicazioni richiamate da Pregliasco comprendono la prevenzione vaccinale, l’uso responsabile dei farmaci di automedicazione, il ricorso agli antibiotici esclusivamente su indicazione medica e un utilizzo appropriato dei servizi sanitari.

A queste si aggiunge una particolare attenzione alle diverse fasce d’età e alle persone fragili, insieme alle misure quotidiane di prevenzione: lavare frequentemente le mani, arieggiare gli ambienti, utilizzare la mascherina in caso di sintomi negli spazi affollati e a contatto con persone fragili e mantenere uno stile di vita sano.

L’obiettivo, conclude Pregliasco, è trovare un equilibrio tra due rischi opposti: «Non tornare alla percezione di emergenza permanente degli anni pandemici, ma nemmeno dimenticare che influenza, Covid e Rsv possono avere conseguenze importanti nelle persone vulnerabili».

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