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Smartphone e PC fanno male al collo? I consigli degli ortopedici SIOT anti tech neck

Con il rientro al lavoro e a scuola aumentano le ore davanti agli schermi. Gli ortopedici SIOT spiegano come posture statiche e testa inclinata in avanti possano favorire sovraccarico e disturbi cervicali

Smartphone sempre a portata di mano, ore davanti al computer per lavorare o studiare, tablet utilizzati anche nel tempo libero. Con la ripresa delle attività dopo la pausa estiva aumenta il tempo trascorso davanti agli schermi e torna l’attenzione sul cosiddetto tech neck, o text neck, un termine utilizzato per descrivere i disturbi cervicali che possono comparire in relazione all’uso prolungato dei dispositivi digitali, soprattutto quando il capo viene mantenuto a lungo inclinato in avanti.

Dolore e rigidità cervicale, tensione alle spalle e alla parte alta della schiena, affaticamento muscolare e mal di testa sono alcuni dei disturbi che possono comparire.

Gli ortopedici della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT) invitano però a evitare semplificazioni: mantenere a lungo il capo inclinato e trascorrere molte ore in posizioni statiche può favorire sovraccarico e disturbi cervicali, ma questo non significa automaticamente sviluppare una patologia.

La prevenzione passa quindi soprattutto da movimento, pause frequenti e variazione delle posture.

Che cos’è il tech neck

«Con il termine tech neck si descrive comunemente l’insieme dei disturbi che possono comparire quando trascorriamo molte ore davanti a smartphone, tablet e computer, mantenendo a lungo il capo inclinato in avanti e soprattutto riducendo la varietà dei movimenti», spiega Pietro Simone Randelli (nella foto), presidente della SIOT e ordinario di Ortopedia dell’Università degli Studi di Milano.

Quando questa posizione viene mantenuta per molte ore, aumenta il lavoro richiesto alla muscolatura cervicale. Una postura sfavorevole può quindi contribuire al sovraccarico, soprattutto se si fanno poche pause e se alla lunga permanenza davanti agli schermi si associa una scarsa attività fisica.

«La prevenzione passa quindi prima di tutto dal movimento e dalla capacità di cambiare frequentemente posizione», sottolinea Randelli.

Il problema, dunque, non è semplicemente l’utilizzo di smartphone, tablet o computer. A fare la differenza sono soprattutto durata dell’esposizione, postura, immobilità e varietà dei movimenti.

Cosa succede al collo quando guardiamo lo schermo

Il motivo per cui la posizione della testa può influire sul carico cervicale è soprattutto biomeccanico.

«Quando la testa viene inclinata in avanti cambia la distribuzione dei carichi sulle strutture cervicali», spiega Alberto Di Martino, esperto SIOT e professore associato di Ortopedia e Traumatologia presso l’Università di Bologna e IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli.

Il centro di gravità della testa si sposta anteriormente e aumenta il lavoro richiesto ai muscoli e alle strutture posteriori del collo per mantenerla in posizione.

Alcuni studi hanno rilevato un’associazione tra un maggiore tempo di utilizzo dello smartphone e una più elevata frequenza di dolore cervicale, con particolare attenzione alle esposizioni quotidiane superiori alle tre-quattro ore.

Il dato, tuttavia, non dimostra che sia lo smartphone, da solo, a provocare il dolore.

«Chi trascorre molte ore davanti a uno schermo può infatti essere anche più sedentario, praticare meno attività fisica, muoversi meno e mantenere più a lungo posizioni statiche», precisa Di Martino. «È quindi l’insieme delle abitudini quotidiane a dover essere considerato».

Il rischio non riguarda soltanto gli adulti

L’attenzione alla postura davanti agli schermi riguarda anche bambini e adolescenti, soprattutto durante la crescita.

Nel tempo possono comparire atteggiamenti posturali caratterizzati da capo protratto in avanti, spalle anteriorizzate e maggiore curvatura del tratto dorsale, in particolare quando alla permanenza prolungata davanti agli schermi si associano sedentarietà e ridotta attività fisica.

Anche in questo caso, quindi, il problema non è lo smartphone in sé, ma il modo in cui viene utilizzato e il contesto generale delle abitudini quotidiane.

Per questo, accanto alla corretta organizzazione della postazione e alla gestione del tempo davanti agli schermi, diventa importante mantenere una regolare attività fisica.

I 5 consigli SIOT per proteggere il collo

1. Attenzione alla postura

Meno il collo è inclinato, minore è il sovraccarico.

È importante cercare una posizione confortevole che non costringa il collo a una flessione marcata e prolungata, evitando di mantenere a lungo inclinazioni superiori a circa 30 gradi.

Smartphone, tablet e computer dovrebbero essere utilizzati cercando di mantenere il capo in una posizione il più possibile naturale.

2. Interrompere le posture statiche

Anche una buona postura, se mantenuta immobile per molte ore, può provocare affaticamento.

Durante il lavoro al computer o l’utilizzo prolungato dello smartphone è quindi utile effettuare pause regolari, alzarsi, muovere il collo e le spalle e distogliere periodicamente lo sguardo dallo schermo.

Il principio è semplice: non esiste una postura ideale da mantenere senza interruzioni per tutta la giornata.

3. Organizzare correttamente la postazione

Monitor, seduta e piano di lavoro devono consentire di mantenere una posizione confortevole, evitando di trascorrere ore con il capo costantemente inclinato.

Un accorgimento indicato dagli specialisti è quello di portare smartphone, tablet e PC più in alto, verso l’altezza dello sguardo, così da ridurre la necessità di flettere il collo.

4. Contrastare la sedentarietà

Il movimento rappresenta una parte importante della prevenzione.

Praticare regolarmente attività fisica contribuisce al benessere muscoloscheletrico e alla capacità del corpo di tollerare meglio i carichi quotidiani.

Per questo la prevenzione del tech neck non passa soltanto dalla postazione di lavoro, ma dall’intera organizzazione della giornata.

5. Capire quando rivolgersi allo specialista

Un episodio occasionale di rigidità o affaticamento dopo molte ore davanti a uno schermo non deve necessariamente preoccupare.

È invece indicata una valutazione medica quando il dolore persiste o peggiora, limita le attività quotidiane, compare dopo un trauma oppure si associa a formicolii, perdita di sensibilità o riduzione della forza agli arti superiori.

Questi sintomi richiedono infatti una valutazione clinica e non dovrebbero essere attribuiti automaticamente al semplice utilizzo degli schermi.

Smartphone e PC non sono il problema: conta come li usiamo

Il tech neck fotografa una delle conseguenze delle nuove abitudini digitali: molte ore trascorse seduti, posture mantenute a lungo e una ridotta varietà di movimenti possono contribuire alla comparsa di disturbi cervicali.

Ma il dolore al collo raramente dipende da un unico fattore.

«La soluzione non è demonizzare smartphone, tablet e computer – conclude Randelli – ma imparare a utilizzarli in maniera più consapevole».

Con il ritorno alla routine di lavoro e di studio, la raccomandazione degli ortopedici SIOT può essere riassunta in tre parole: meno immobilità, più movimento.

Cambiare posizione, fare pause, curare la postazione di lavoro e mantenere una regolare attività fisica sono comportamenti semplici che possono contribuire a ridurre il sovraccarico cervicale e a rendere più sostenibile il rapporto quotidiano con la tecnologia.

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