La lettera di 79 organizzazioni della rete BirdLife International alla Commissione europea e alla Convenzione sulle specie migratrici: “Impatti fatali” per rapaci, passeriformi e altri migratori. Lo Stretto di Messina è uno dei principali “bottle-neck” tra Africa ed Eurasia
C’è un punto del Mediterraneo in cui la geografia trasforma la migrazione degli uccelli in un enorme corridoio naturale. È lo Stretto di Messina, passaggio obbligato per una parte dei volatili che ogni anno attraversano il Mediterraneo tra i territori di riproduzione europei e quelli di svernamento africani. Ed è proprio qui che il progetto del Ponte sullo Stretto torna al centro di una controversia ambientale internazionale.
Settantanove associazioni europee, africane e asiatiche appartenenti alla rete BirdLife International hanno scritto alla Commissione europea e alla Convenzione per la conservazione delle specie migratrici (Cms) per chiedere attenzione sugli effetti che la realizzazione dell’opera potrebbe avere sugli uccelli migratori. La lettera, pubblicata da Lipu-BirdLife Italia, è stata trasmessa anche al Governo italiano.
Il rischio denunciato riguarda soprattutto due aspetti: la possibile collisione degli uccelli con i cavi dell’infrastruttura e la perdita degli habitat utilizzati durante le soste migratorie, fondamentali per alimentarsi e recuperare energie.
Secondo quanto riportato da Lipu e dai partner BirdLife, la stessa documentazione della società proponente stima possibili mortalità nell’ordine di centinaia di rapaci e decine di migliaia di passeriformi e altri migratori notturni. Si tratta di stime contenute nella documentazione del progetto e richiamate dalle associazioni, non di un conteggio di vittime già osservate.
Lo Stretto di Messina è un “collo di bottiglia” per la migrazione
Per capire perché il Ponte venga messo in relazione con la tutela degli uccelli migratori bisogna partire dalla particolare conformazione geografica dello Stretto.
Durante le migrazioni primaverili e autunnali, migliaia di uccelli attraversano quest’area nel loro viaggio tra Africa ed Eurasia. La presenza del mare e la conformazione della costa concentrano i flussi in un’area relativamente ristretta: è quello che in ecologia della migrazione viene definito bottle-neck, letteralmente “collo di bottiglia”.
Non è quindi semplicemente un luogo attraversato casualmente dagli uccelli. È una porzione della rete delle rotte migratorie nella quale la concentrazione dei passaggi può essere particolarmente elevata.
Il valore dello Stretto emerge anche dalla sua collocazione nella rete Natura 2000, il sistema europeo di aree protette destinato alla conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario.
La conseguenza è che una struttura verticale di grandi dimensioni, collocata lungo una rotta di volo, introduce un elemento fisico in un ambiente nel quale gli uccelli devono orientarsi e attraversare lo spazio aereo.
Il rischio delle collisioni con i cavi
Uno dei problemi evidenziati dalle associazioni riguarda i cavi che sosterranno il Ponte.
Gli uccelli migratori, soprattutto in determinate condizioni meteorologiche, possono avere difficoltà a individuare strutture artificiali sottili collocate lungo la traiettoria di volo. Il problema può diventare più complesso durante le migrazioni notturne o in presenza di vento, pioggia, nebbia e scarsa visibilità.
È proprio per questo che BirdLife e Lipu considerano la possibile collisione con i cavi uno degli elementi da approfondire nella valutazione dell’impatto dell’opera.
Il tema non riguarda soltanto i grandi rapaci. Nel mirino ci sono anche passeriformi e altri migratori notturni, specie che attraversano il Mediterraneo compiendo viaggi di centinaia o migliaia di chilometri.
Il rischio, sottolineano le associazioni, deve essere valutato tenendo conto non soltanto del singolo volo ma dell’enorme numero di attraversamenti che si concentrano nel corso delle stagioni migratorie.
Non ci sono solo i cavi: il problema degli habitat
L’altra questione riguarda il territorio circostante.
La migrazione non consiste infatti esclusivamente nello spostamento da un continente all’altro. Gli uccelli hanno bisogno di aree di sosta, alimentazione e riposo lungo il percorso. Questi siti funzionano come vere e proprie stazioni di servizio biologiche: permettono agli animali di recuperare le energie necessarie per proseguire il viaggio.
La perdita o la trasformazione di questi habitat può quindi avere effetti che vanno oltre l’area direttamente occupata da un’opera.
Lipu, insieme a Greenpeace, Legambiente e WWF Italia, sostiene che le valutazioni contenute nella documentazione progettuale sottostimerebbero l’impatto complessivo perché non considererebbero adeguatamente, secondo le associazioni, l’intera entità del flusso migratorio, la perdita degli habitat di sosta e alimentazione e gli effetti cumulativi delle diverse opere collegate al progetto.
Sono valutazioni delle associazioni ambientaliste che si inseriscono in un procedimento autorizzativo nel quale gli impatti ambientali sono stati oggetto di specifiche istruttorie.
La valutazione di incidenza e il ruolo di Ispra
Un altro elemento richiamato da Lipu riguarda il procedimento di Valutazione di incidenza, lo strumento previsto dalla normativa europea per verificare gli effetti di piani e progetti sui siti della rete Natura 2000.
Secondo quanto riferito dalla Lipu, la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale-VIA e VAS del Ministero dell’Ambiente ha espresso un parere negativo nell’ambito della valutazione di incidenza, evidenziando la gravità degli impatti sugli uccelli migratori.
La stessa Lipu richiama inoltre una relazione istruttoria di Ispra, secondo la quale non sarebbe possibile compensare la perdita annuale di avifauna attribuita agli impatti dell’opera.
Sono elementi tecnici che assumono particolare rilievo perché spostano il confronto dal solo dibattito politico sull’opportunità del Ponte alla questione più specifica della compatibilità dell’infrastruttura con gli obblighi di conservazione della biodiversità.
Il paradosso: gli uccelli migratori sono già in declino
L’allarme arriva in un momento particolarmente significativo.
L’11 settembre BirdLife International ha pubblicato il nuovo State of the World’s Birds 2026, il primo rapporto dell’organizzazione dedicato interamente agli uccelli migratori e alle rotte che utilizzano. Il quadro globale è preoccupante: il 45% delle specie migratrici presenta popolazioni in declino e una specie su nove è minacciata di estinzione.
Il rapporto analizza 1.843 specie migratrici e mostra che i problemi non si concentrano in un singolo continente. Le minacce seguono gli uccelli lungo le loro rotte: perdita e trasformazione degli habitat, agricoltura intensiva, cambiamenti climatici, specie invasive e pressione venatoria sono tra i principali fattori individuati.
Il concetto chiave introdotto dal rapporto è quello di flyway, la rotta migratoria considerata come un unico sistema ecologico. Un uccello che nidifica in Europa e sverna in Africa dipende infatti da una successione di habitat distribuiti in Paesi diversi.
Proteggere una sola area, quindi, può non essere sufficiente se gli altri “nodi” della rotta vengono degradati.
È questa la ragione per cui la questione dello Stretto assume una dimensione internazionale.
Dall’Europa all’Africa: una rete senza confini
Gli uccelli che attraversano lo Stretto collegano biologicamente territori molto lontani tra loro.
Secondo la Lipu, attraverso le popolazioni di uccelli migratori l’Italia è collegata a tutti i Paesi europei, a oltre 30 Paesi africani e a sei Paesi asiatici. Eventuali effetti sulle popolazioni che utilizzano lo Stretto non sarebbero quindi necessariamente confinati alla Calabria e alla Sicilia.
È uno degli aspetti che hanno spinto le 79 organizzazioni a rivolgersi direttamente alla Commissione europea e alla Cms.
La richiesta delle associazioni è che la tutela delle rotte migratorie venga considerata alla luce della dimensione internazionale del fenomeno.
«L’Italia ha una grande responsabilità nella tutela delle rotte migratorie tra Eurasia ed Africa», ha dichiarato Alessandro Polinori, presidente di Lipu-BirdLife Italia, sottolineando la necessità di considerare nelle decisioni infrastrutturali anche i meccanismi ecologici dai quali dipendono gli ecosistemi.
Quali specie attraversano lo Stretto?
Tra gli uccelli interessati dalla migrazione attraverso lo Stretto ci sono numerosi rapaci, cicogne, passeriformi e altre specie che utilizzano il corridoio mediterraneo.
Le associazioni citano anche specie particolarmente sensibili dal punto di vista conservazionistico, tra cui capovaccaio e albanella pallida, entrambe interessate da problemi di conservazione a livello internazionale.
Per i rapaci lo Stretto rappresenta una delle aree più conosciute del Mediterraneo per l’osservazione del passaggio migratorio. La concentrazione degli animali in un’area relativamente ristretta rende però particolarmente importante la qualità degli habitat e l’assenza di ostacoli pericolosi lungo la rotta.
Un problema che va oltre il Ponte
La vicenda dello Stretto si inserisce in una questione più ampia: come costruire infrastrutture senza interrompere i grandi corridoi ecologici utilizzati dalla fauna.
È un problema destinato a diventare sempre più rilevante con la crescente frammentazione degli habitat e con gli effetti del cambiamento climatico sulle rotte migratorie.
Il nuovo rapporto BirdLife sottolinea infatti che le rotte migratorie non sono semplici linee tracciate sulle mappe. Sono reti composte da aree di riproduzione, corridoi di spostamento, siti di sosta e territori di svernamento, tutti collegati tra loro.
Per questo la tutela degli uccelli migratori richiede interventi coordinati lungo l’intera flyway e non soltanto nei singoli punti di passaggio.
Nel caso dello Stretto, la domanda posta dalle associazioni è dunque molto precisa: quale sarà l’effetto di una delle più grandi infrastrutture mai progettate in Italia su uno dei principali corridoi migratori tra Africa ed Eurasia?
La risposta dovrà arrivare dagli studi, dalle valutazioni ambientali e dalle autorità competenti. Il dato di partenza, però, è ormai difficile da ignorare: mentre il 45% delle specie migratrici monitorate da BirdLife è in declino, il progetto del Ponte si colloca proprio in uno dei luoghi nei quali questi animali concentrano il loro viaggio tra due continenti.
