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Nucleare, Consumerismo: «La domanda ora è chi paga»

Dopo il via libera definitivo del Senato alla legge delega, l’associazione dei consumatori sposta il focus sui costi per le famiglie: «Il rischio d’impresa deve restare alle imprese». Nel mirino contratti per differenza, garanzie pubbliche, SMR e confronto con rinnovabili e accumuli

Il ritorno del nucleare in Italia apre una nuova partita: quanto costerà e chi sosterrà il rischio economico della nuova filiera?

È la domanda che pone Consumerismo No Profit all’indomani dell’approvazione definitiva al Senato della legge delega sul nucleare. L’associazione, attraverso il proprio Osservatorio Nucleare, annuncia che seguirà la fase dei decreti attuativi concentrandosi soprattutto sull’eventuale impatto delle nuove centrali sulle bollette delle famiglie.

«Non siamo contro la tecnologia», dichiara Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No Profit. «Siamo contro un sistema in cui i profitti restano alle aziende e i rischi finiscono sui cittadini».

La questione è destinata a diventare uno dei nodi del dibattito sul nuovo nucleare italiano perché la legge delega non si limita a stabilire le regole per autorizzazione e costruzione degli impianti: prevede anche strumenti di supporto agli investimenti e meccanismi di remunerazione dell’energia nucleare, compresi contratti per differenza a due vie.

Il punto controverso: i contratti per differenza

Il testo approvato dal Senato prevede che i decreti legislativi individuino «meccanismi e strumenti a supporto degli investimenti» nella nuova capacità nucleare, compresa la remunerazione dell’energia attraverso contratti per differenza a due vie, nel quadro previsto dalla normativa europea.

Il principio è quello di garantire una determinata remunerazione al produttore attraverso un meccanismo che opera in funzione della differenza tra un prezzo di riferimento e il prezzo di mercato.

Per Consumerismo è proprio questo uno dei punti da osservare con maggiore attenzione.

L’associazione chiede che eventuali meccanismi di sostegno non si traducano in nuovi costi a carico delle bollette e che il rischio d’impresa rimanga in capo ai soggetti che realizzano e gestiscono gli impianti.

Non è però corretto dire, sulla base della legge approvata, che il provvedimento abbia già stabilito un nuovo onere in bolletta per finanziare le centrali.

La legge delega stabilisce infatti i criteri che il Governo dovrà trasformare in norme operative. Saranno quindi i successivi decreti legislativi e le relative misure di attuazione a definire concretamente il funzionamento dei meccanismi economici.

COSA DICE LA LEGGE

La legge delega prevede:

• strumenti a sostegno degli investimenti nella nuova capacità nucleare;

• contratti per differenza a due vie per la remunerazione dell’energia nucleare;

• garanzie finanziarie per l’intero ciclo di vita dell’impianto;

• fondi per coprire i costi di disattivazione e gestione dei rifiuti radioattivi;

• strumenti di garanzia e copertura finanziaria e assicurativa a carico dell’esercente contro i rischi dell’attività nucleare.

Il dettaglio dei meccanismi economici dovrà essere definito nei decreti legislativi.

Consumerismo: «Il rischio deve restare all’impresa»

È su questo passaggio che l’associazione dei consumatori vuole intervenire nella fase attuativa.

Consumerismo chiede che nessun costo, garanzia o contratto per differenza venga caricato automaticamente sugli oneri di sistema della bolletta e propone un tetto al prezzo garantito non superiore al costo di riferimento di rinnovabili e sistemi di accumulo.

L’obiettivo dichiarato è evitare quella che l’associazione definisce la «socializzazione delle perdite»: se un progetto dovesse registrare costi superiori alle previsioni, il rischio non dovrebbe essere trasferito ai consumatori.

È una posizione dell’associazione, non una previsione contenuta nella legge.

Il testo approvato prevede infatti espressamente che le garanzie finanziarie relative all’intero ciclo di vita degli impianti siano a carico del soggetto abilitato e che siano previste coperture finanziarie e assicurative a carico dell’esercente per i rischi dell’attività nucleare.

La questione che resta da definire riguarda quindi come saranno strutturati concretamente gli strumenti di sostegno e remunerazione.

Quanto costa un megawattora nucleare?

Consumerismo porta nel dibattito una cifra: circa 100 euro per megawattora per l’energia prodotta da reattori modulari.

L’associazione presenta questa stima come un’ipotesi favorevole, basata su tempi e costi sotto controllo. Nel comunicato mette poi il dato a confronto con una stima di Terna relativa al fotovoltaico integrato con sistemi di accumulo, indicata tra 70 e 80 euro/MWh.

Il confronto va però letto con cautela.

Il costo dell’energia elettrica non è un numero unico e direttamente confrontabile in ogni circostanza: dipende dalla tecnologia, dal costo del capitale, dalla durata dell’impianto, dal fattore di utilizzo, dai costi di rete, dall’accumulo e dal sistema di remunerazione.

Nel caso degli SMR, inoltre, esiste un’incertezza particolarmente elevata perché il mercato commerciale dei piccoli reattori modulari è ancora in fase di sviluppo.

Per questo, più che stabilire oggi quale tecnologia sarà “più economica”, la questione centrale per i consumatori sarà capire quanto costerà effettivamente l’energia prodotta dagli impianti che verranno eventualmente costruiti in Italia e chi assorbirà eventuali scostamenti rispetto alle stime iniziali.

Il precedente di Nuclitalia

Consumerismo richiama anche la società Nuclitalia, costituita nel 2025 da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo, che ha l’obiettivo di valutare la fattibilità tecnico-economica degli SMR in Italia.

L’associazione aveva già sollevato, nei mesi scorsi, una questione di possibile sovrapposizione tra chi valuta la fattibilità dei progetti e soggetti industriali potenzialmente interessati alla realizzazione degli impianti.

Per questo tra le richieste dell’Osservatorio Nucleare c’è una separazione netta tra chi valuta la fattibilità e chi costruisce, oltre alla pubblicazione integrale delle analisi costi-benefici.

È un tema di governance e trasparenza che potrebbe diventare particolarmente rilevante quando partirà la fase concreta di selezione delle tecnologie.

Il confronto con rinnovabili e accumuli

Consumerismo inserisce poi il nucleare all’interno di un confronto più ampio con le altre tecnologie energetiche.

L’associazione chiede che eventuali risorse pubbliche destinate al nucleare siano accompagnate da pari attenzione ad autoconsumo, comunità energetiche e accumuli domestici.

La differenza riguarda anche il modello industriale.

Una grande centrale nucleare rappresenta una produzione fortemente centralizzata. Fotovoltaico, accumuli e comunità energetiche possono invece essere distribuiti sul territorio e consentire a famiglie, imprese e comunità di diventare anche produttori di energia.

È proprio su questa differenza che Gabriele concentra la propria critica.

«Una centrale nucleare è un sistema centralizzato, che solo pochissimi grandi gruppi possono costruire e controllare», sostiene il presidente di Consumerismo.

L’associazione propone quindi di affiancare alla discussione sul nucleare quella sull’energia distribuita, nella quale i cittadini possano avere un ruolo diretto nella produzione e nell’autoconsumo.

La vera partita sarà nei decreti

Il voto del Senato ha chiuso l’iter parlamentare della legge delega, ma non ha ancora definito tutti i dettagli economici del futuro nucleare italiano.

La legge stabilisce la cornice. Il Governo dovrà ora trasformarla in norme operative.

Ed è proprio questa fase che Consumerismo considera decisiva.

Tra le richieste dell’Osservatorio ci sono:

1. Nessun trasferimento automatico dei costi in bolletta.
L’associazione chiede che il rischio economico resti in capo agli operatori.

2. Un tetto al prezzo garantito.
La richiesta è di non superare il costo di riferimento di rinnovabili e accumuli.

3. Separazione tra valutazione e realizzazione.
Consumerismo chiede maggiore indipendenza nella valutazione dei progetti.

4. Risorse anche per l’energia distribuita.
Autoconsumo, comunità energetiche e accumuli domestici dovrebbero avere pari attenzione.

5. Trasparenza sui costi.
L’associazione chiede la pubblicazione integrale delle analisi costi-benefici e un parere obbligatorio di ARERA sull’eventuale impatto sulle bollette.

«Il problema delle famiglie è adesso»

Il messaggio di Consumerismo parte quindi da una prospettiva diversa rispetto al dibattito generale sul nucleare.

Non entra soltanto nella discussione sulla sicurezza degli impianti o sulla decarbonizzazione. Mette al centro la bolletta e la distribuzione del rischio economico.

«Il problema delle famiglie è adesso, non nel 2035», afferma Gabriele, annunciando che l’associazione seguirà i decreti attuativi «decreto per decreto».

Il riferimento al 2035 richiama l’orizzonte temporale discusso per i primi possibili reattori modulari italiani. Ma anche in questo caso è necessario distinguere tra obiettivo politico-industriale e data certa di entrata in esercizio.

La legge approvata dal Senato non contiene infatti una data di avvio della produzione nucleare.

Il 30 settembre il confronto a Roma

Consumerismo ha annunciato anche un primo incontro pubblico dedicato al rapporto tra nucleare e consumatori.

L’evento, dal titolo “Nucleare e consumatori. Costi, benefici, energia, bollette e impatto sulle famiglie italiane”, si terrà il 30 settembre a Roma, dalle 9 alle 13, presso l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, a Piazza Venezia 11.

Tra i partecipanti sono indicati Carlo Corazza, Luigi Gabriele, il fisico Valerio Rossi Albertini, Alfonso Pecoraro Scanio e il deputato Luca Squeri. L’incontro sarà moderato da Barbara Molinario. Consumerismo segnala inoltre l’accreditamento presso l’Ordine nazionale dei giornalisti con riconoscimento di quattro crediti formativi.

Il confronto arriva quindi proprio all’inizio della fase più delicata del nuovo programma nucleare: quella in cui la cornice legislativa dovrà trasformarsi in regole, contratti, investimenti e meccanismi economici concreti.

Per i consumatori, la domanda è semplice: non soltanto quanto costerà il nuovo nucleare, ma soprattutto chi pagherà se il conto finale sarà più alto del previsto.

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