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Morbillo, perché il virus torna a circolare: il nodo è la seconda dose

Nessuna Regione o Provincia autonoma raggiunge il 95% con il richiamo. Nei primi cinque mesi del 2026 sono 472 i casi confermati, contro i 322 dello stesso periodo del 2025. In Calabria le segnalazioni passano da 17 a 265

Il morbillo torna a guadagnare terreno in Italia mentre la copertura vaccinale con la seconda dose rimane distante dall’obiettivo del 95%.

È il quadro che emerge dalla nuova circolare del Ministero della Salute dedicata all’analisi epidemiologica del morbillo nel periodo 2024-2026 e alle raccomandazioni operative rivolte a Regioni e Province autonome. Nei primi cinque mesi del 2026 sono stati 472 i casi confermati, rispetto ai 322 registrati nello stesso periodo del 2025. Se si considerano anche i casi classificati come possibili e probabili, le segnalazioni complessive salgono a 609.

Il dato nazionale nasconde però differenze territoriali molto marcate. La Calabria è il caso più evidente: nei primi cinque mesi dell’anno le segnalazioni sono passate da 17 a 265. In Campania sono aumentate da 18 a 100, in Toscana da 6 a 49 e nel Lazio da 47 a 54.

Il Ministero chiede quindi di rafforzare la sorveglianza, intensificare il recupero delle persone non vaccinate o non completamente vaccinate e mettere in campo campagne mirate, con particolare attenzione anche agli adulti e agli operatori sanitari.

La prima dose sfiora il 95%, la seconda si ferma all’84,45%

È questo il dato che più chiaramente fotografa il problema della copertura.

Per la coorte di bambini considerata nella rilevazione 2024, la copertura nazionale per la prima dose di vaccino contro il morbillo è stata del 94,77%. Il valore è quindi vicino alla soglia del 95% indicata come riferimento per l’interruzione della trasmissione.

La situazione cambia quando si guarda al ciclo completo.

La copertura nazionale per la seconda dose è stata infatti dell’84,45% e nessuna Regione o Provincia autonoma ha raggiunto il 95%.

Il divario non è soltanto nazionale, ma anche territoriale. La seconda dose arriva al 93,92% in Lombardia e al 94,30% in Umbria, mentre scende al 73,69% nella Provincia autonoma di Bolzano, al 71,89% in Campania e al 67,88% in Sicilia. Nel Lazio la copertura è del 77,81%, in Calabria del 76,80%.

È proprio questo scarto tra l’adesione alla prima dose e il completamento del ciclo uno dei punti sui quali il Ministero concentra le raccomandazioni.

I numeri chiave

94,77% – copertura nazionale per la prima dose
84,45% – copertura nazionale per la seconda dose
472 – casi di morbillo confermati nei primi 5 mesi del 2026
609 – casi complessivi, considerando confermati, probabili e possibili
265 – segnalazioni in Calabria nei primi 5 mesi del 2026
95% – soglia di copertura indicata per interrompere la trasmissione del morbillo

Cosa significa la soglia del 95%

Il 95% non è una soglia scelta arbitrariamente per descrivere una campagna vaccinale come riuscita o meno.

Per malattie altamente contagiose come il morbillo, una copertura molto elevata è necessaria per ridurre la possibilità che il virus trovi persone suscettibili e continui a circolare. Il Ministero richiama proprio il valore del 95% come riferimento per ottenere la cosiddetta immunità di popolazione nelle coorti target.

Il dato della seconda dose è quindi particolarmente importante perché una quota di bambini e ragazzi arriva alla prima vaccinazione ma non completa il percorso previsto.

Il fenomeno non riguarda soltanto i bambini piccoli. I dati del Ministero mostrano coperture sottosoglia anche nelle fasce successive di età. Nella rilevazione relativa ai bambini di 5-6 e 8 anni, la seconda dose di vaccino contro il morbillo si colloca intorno all’84-86%. Anche tra gli adolescenti persistono livelli inferiori al 95%.

Questo crea nel tempo una popolazione di adolescenti e giovani adulti che può non avere una protezione completa.

Nel 2026 i casi confermati sono già 472

Il secondo elemento della fotografia ministeriale riguarda la circolazione del virus.

Tra gennaio e maggio 2026 sono stati confermati in laboratorio 472 casi, contro i 322 dello stesso periodo del 2025. Nello stesso periodo del 2024 i casi confermati erano 509.

Il confronto mostra quindi un aumento rispetto al 2025, ma non autorizza a descrivere il 2026 come l’anno con il maggior numero di casi dell’intero triennio sulla base di questi soli cinque mesi.

Ancora più importante è distinguere i casi confermati dalle segnalazioni complessive. Considerando casi confermati, probabili e possibili, nei primi cinque mesi del 2026 si arriva a 609 segnalazioni, contro 342 nel 2025 e 568 nel 2024. Il Ministero avverte però che i dati più recenti possono essere modificati con l’aggiornamento della piattaforma di sorveglianza e con l’arrivo dei risultati di laboratorio.

La differenza tra i due indicatori è importante anche dal punto di vista giornalistico: l’incremento delle 609 segnalazioni non equivale automaticamente a un incremento della stessa entità dei casi definitivamente confermati.

La Calabria concentra una parte importante dell’aumento

È sul piano territoriale che emerge uno dei segnali più netti.

Nei primi cinque mesi del 2026 la Calabria ha registrato 265 segnalazioni, rispetto alle 17 dello stesso periodo del 2025. In Campania si è passati da 18 a 100; in Toscana da 6 a 49; nel Lazio da 47 a 54.

Non si tratta quindi di un aumento uniforme in tutte le Regioni.

Il focolaio calabrese è inoltre associato al genotipo D8, nella variante D8-5963, già rilevata nel 2025. La genotipizzazione permette di studiare la circolazione del virus e ricostruire le relazioni epidemiologiche tra i diversi casi; non significa, di per sé, che un determinato genotipo sia necessariamente più aggressivo o produca una malattia più grave.

Anche questo aspetto mostra perché la sorveglianza non sia un semplice conteggio dei casi: identificare dove e come circola il virus serve a individuare tempestivamente eventuali focolai e a indirizzare gli interventi.

Chi si ammala di più

Il morbillo nel 2026 non riguarda esclusivamente l’età pediatrica.

L’età mediana dei casi segnalati nei primi cinque mesi è di 30 anni. La fascia più numerosa è quella tra 15 e 39 anni, con 345 casi, seguita dalla fascia 40-64 anni con 124 casi e dai bambini da 0 a 4 anni con 98 casi.

Se invece si considera l’incidenza rispetto alla popolazione, il valore più elevato riguarda i bambini sotto i 4 anni, con 49,4 casi per milione, seguiti dalla fascia 15-39 anni con 22,3 casi per milione.

Il dato sugli adulti è particolarmente rilevante perché una copertura vaccinale insufficiente può lasciare nel tempo persone suscettibili anche fuori dall’età tipicamente associata alle vaccinazioni dell’infanzia.

Il problema riguarda inoltre i bambini che non hanno ancora raggiunto l’età per ricevere la vaccinazione: nel 2024, per esempio, l’ISS aveva segnalato 50 casi in bambini sotto l’anno di età, troppo piccoli per essere vaccinati secondo il calendario ordinario.

Il 93,3% dei casi con stato vaccinale noto non era vaccinato

Un altro dato contenuto nell’aggiornamento ministeriale aiuta a capire il rapporto tra copertura vaccinale e circolazione del virus.

Nel 2026, tra i casi per i quali lo stato vaccinale è noto, il 93,3% risultava non vaccinato. Per 115 dei 609 casi segnalati, pari al 18,9%, lo stato vaccinale non era invece disponibile.

Quest’ultimo elemento è importante perché impedisce di interpretare il 93,3% come una fotografia perfetta dell’intera popolazione dei casi. Una quota non trascurabile non dispone infatti dell’informazione necessaria.

Il dato è comunque coerente con il quadro delle coperture: dove rimane una quota significativa di persone non immunizzate, il virus può continuare a trovare soggetti suscettibili e generare nuovi focolai.

Anche gli operatori sanitari sono coinvolti

La circolare dedica un’attenzione specifica agli operatori sanitari.

Nei primi cinque mesi del 2026 sono stati identificati 55 casi tra i soggetti per i quali era disponibile l’informazione sulla professione. Si tratta del 13,2% del totale e del 19,2% dei casi adulti con professione nota.

Tra i 45 operatori sanitari per i quali era disponibile lo stato vaccinale, 40 risultavano non vaccinati, pari all’88,9%.

Il dato porta il tema fuori dalla sola dimensione individuale. Per chi lavora in ospedale, negli ambulatori o nei servizi territoriali, l’immunizzazione assume anche una dimensione di prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e di protezione dei pazienti più vulnerabili.

Per questo il Ministero raccomanda alle strutture sanitarie di verificare lo stato immunitario del personale e di favorire l’offerta vaccinale agli operatori suscettibili.

Cosa chiede il Ministero alle Regioni

La nuova circolare non si limita a fotografare i numeri. Individua una serie di azioni da rafforzare.

Tra le priorità c’è il recupero delle persone non vaccinate o non completamente vaccinate, con campagne mirate soprattutto verso giovani adulti e categorie a maggiore rischio.

Un secondo asse riguarda la sorveglianza epidemiologica: identificare rapidamente i casi, confermarli in laboratorio, ricostruire i contatti e riconoscere eventuali focolai.

Il Ministero richiama inoltre l’importanza della comunicazione e della formazione degli operatori sanitari, individuati come interlocutori fondamentali per fornire informazioni corrette alle famiglie e favorire l’adesione consapevole alle vaccinazioni.

L’obiettivo indicato è il controllo della malattia e il ripristino dell’interruzione della trasmissione endemica del morbillo.

Perché il 2025 non aveva segnato la fine della circolazione

Il calo registrato nel 2025 potrebbe facilmente essere interpretato, guardando soltanto al numero annuale, come un ritorno verso una situazione più stabile.

Nel 2024 l’Italia aveva notificato 1.045 casi, di cui 946 confermati in laboratorio. Nel 2025 il totale era sceso a 529, con 497 casi confermati.

Ma una diminuzione dei casi non equivale automaticamente all’eliminazione della circolazione del virus.

La sorveglianza dell’ISS aveva già documentato la persistenza di cluster regionali. E il confronto dei primi cinque mesi mostra ora una nuova crescita rispetto al 2025.

Il quadro del 2026 suggerisce quindi di guardare soprattutto alla continuità delle coperture e alla capacità di recuperare chi non ha completato il ciclo, più che al singolo dato annuale.

Il punto critico è completare il ciclo vaccinale

La fotografia restituita dal Ministero ha dunque tre elementi che si incrociano.

Il primo è una prima dose vicina al 95%, ma ancora leggermente al di sotto della soglia di riferimento.

Il secondo è una seconda dose molto più distante, ferma all’84,45% a livello nazionale e senza nessuna Regione o Provincia autonoma al 95%.

Il terzo è una ripresa della circolazione del morbillo nel 2026, con 472 casi confermati nei primi cinque mesi e focolai particolarmente rilevanti in Calabria e Campania.

Sono tre numeri che vanno letti insieme.

Il morbillo è altamente trasmissibile e, proprio per questo, il controllo della circolazione dipende dalla capacità di mantenere elevate le coperture vaccinali in modo omogeneo nel tempo. La distanza tra chi riceve la prima dose e chi completa il ciclo rappresenta quindi uno dei punti sui quali si concentrano oggi le indicazioni della sanità pubblica.

Per il Ministero, la priorità è ora recuperare gli immunizzati incompleti, rafforzare la sorveglianza e intervenire rapidamente nelle aree dove compaiono focolai.

I dati dei prossimi mesi diranno se l’aumento osservato nella prima parte del 2026 resterà circoscritto ai focolai già identificati o se si tradurrà in una maggiore diffusione sul territorio nazionale.

Il morbillo in Italia: i numeri da ricordare

IndicatoreDato
Copertura prima dose, 202494,77%
Copertura seconda dose, 202484,45%
Regioni/PA al 95% con seconda dose0
Casi confermati gennaio-maggio 2026472
Casi confermati gennaio-maggio 2025322
Segnalazioni complessive gennaio-maggio 2026609
Segnalazioni in Calabria265
Segnalazioni in Campania100
Età mediana dei casi 202630 anni
Casi nella fascia 15-39 anni345
Casi tra gli operatori sanitari55

Fonti: Ministero della Salute, ISS, Anagrafe Nazionale Vaccini.

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