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Diesel Euro 5, i medici Sima a Salvini: “I trasporti valgono il 31% delle emissioni di gas serra”

Il settore dei trasporti genera circa il 31% delle emissioni nazionali di gas serra e oltre il 90% delle emissioni del comparto è riconducibile al trasporto stradale. È il dato richiamato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) dopo l’annuncio del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini di un decreto che dovrebbe prevedere un ulteriore rinvio dello stop alla circolazione delle auto diesel Euro 5 in alcune zone d’Italia.

I dati citati da Sima sono quelli più recenti di Ispra, riferiti al 2024. Secondo l’associazione, il settore dei trasporti continua inoltre a rappresentare un’eccezione rispetto alla riduzione delle emissioni registrata in altri comparti: nel lungo periodo, le emissioni del settore risultano infatti oltre il 10% superiori ai livelli del 1990.

Trasporti e gas serra, il peso del traffico stradale

Il trasporto stradale rappresenta quindi una componente centrale delle emissioni del comparto. Per Sima, il tema riguarda non soltanto i gas climalteranti, ma anche la qualità dell’aria e l’esposizione della popolazione agli inquinanti prodotti dal traffico.

«Il traffico stradale rappresenta una fonte rilevante di emissioni climalteranti e di inquinanti atmosferici», afferma Alessandro Miani, presidente Sima.

Secondo Miani, i veicoli con motore a combustione interna alimentati da combustibili fossili contribuiscono alle emissioni di particolato, ossidi di azoto, anidride carbonica e altri inquinanti che incidono sulla qualità dell’aria e, di conseguenza, sulla salute della popolazione.

Negli ultimi decenni, osserva Sima, standard emissivi più severi, nuove tecnologie e combustibili più puliti hanno permesso di ridurre significativamente le emissioni di numerosi inquinanti atmosferici. Il settore dei trasporti continua però, secondo l’associazione, a rappresentare una delle principali criticità sul fronte delle emissioni di gas serra.

Inquinamento atmosferico, il nodo del PM2.5

La questione ambientale si intreccia con quella sanitaria.

«Sul piano sanitario, le evidenze epidemiologiche mostrano una chiara associazione tra esposizione prolungata al particolato fine, in particolare al PM2.5, e aumento del rischio di mortalità e di patologie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche», sottolinea Miani.

Per Sima, ridurre l’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici deve quindi rimanere una priorità di sanità pubblica.

Il presidente dell’associazione richiama però anche la necessità di considerare il problema in una prospettiva più ampia rispetto alle sole limitazioni alla circolazione.

Diesel Euro 5, Sima: “Non basta intervenire su alcune categorie”

Secondo Sima, limitare la circolazione di alcune categorie di veicoli e soltanto in determinate aree del Paese non può rappresentare, da solo, una soluzione strutturale al problema dell’inquinamento atmosferico.

«Per contrastare efficacemente l’inquinamento atmosferico e tutelare la salute dei cittadini occorre agire in maniera integrata sulle diverse sorgenti emissive», afferma Miani.

Sul fronte della mobilità, l’associazione indica quindi una serie di interventi: trasporti sostenibili, infrastrutture più efficienti, potenziamento della rete ferroviaria e metropolitana e rafforzamento del trasporto pubblico locale.

L’obiettivo indicato da Sima è offrire ai cittadini alternative efficienti e accessibili all’utilizzo dell’automobile privata.

Il dibattito sullo stop ai diesel Euro 5 si inserisce così in una questione più ampia: come ridurre le emissioni del settore dei trasporti intervenendo non soltanto sui singoli veicoli, ma anche sulle infrastrutture e sulle modalità con cui le persone si spostano.

«Intervenire solo su alcune categorie di veicoli non basta: servono trasporto pubblico, infrastrutture e mobilità sostenibile», conclude Miani.

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