C’è un dato nel nuovo rapporto dell’ECDC (il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) che dovrebbe far riflettere molto più di quanto abbia fatto finora. Non è il più grande numericamente. Non è il più tecnico. Ma è forse il più inquietante.
Tra il 2023 e il 2024, i casi di sifilide congenita in Europa sono quasi raddoppiati: da 78 a 140 in soli 14 paesi che hanno fornito dati. Bambini che nascono già malati. Bambini che non hanno fatto nulla per contrarre quella malattia. Bambini che la pagano per il resto della vita.
Cos’è la sifilide congenita: quando la malattia passa dalla madre al figlio
La sifilide congenita è una forma di sifilide che si trasmette dalla madre al feto durante la gravidanza o al neonato durante il parto. Non si tratta di un’infezione che il bambino contrae autonomamente: è il risultato diretto di una sifilide non diagnosticata o non trattata nella madre.
Il batterio responsabile, Treponema pallidum, attraversa la placenta e raggiunge il feto, causando danni che possono essere devastanti e permanenti. Le conseguenze per il neonato includono: aborto spontaneo, natimortalità, prematurità, basso peso alla nascita, problemi alle ossa, al fegato, alla milza, agli occhi, alle orecchie e al sistema nervoso centrale. Nei casi più gravi, può portare a cecità, sordità e ritardo neurologico permanente.
La parte più paradossale di tutto questo è che la sifilide congenita è una delle malattie più facilmente prevenibili al mondo. Un semplice test del sangue in gravidanza e, in caso di positività, un ciclo di antibiotici bastano a proteggere il nascituro. Eppure i numeri continuano a salire.
I dati ECDC 2024: un’Europa in emergenza IST
Il rapporto annuale dell’ECDC pubblicato il 21 maggio 2026 fotografa una situazione che non ha precedenti nell’ultimo decennio. Le infezioni sessualmente trasmissibili batteriche hanno raggiunto in Europa i livelli più alti degli ultimi dieci anni.
I numeri sono netti:
- Gonorrea: 106.331 casi nel 2024, con un aumento del 303% dal 2015
- Sifilide: 45.577 casi, più che raddoppiati rispetto al 2015
- Clamidia: 213.443 casi, la più diffusa
- Sifilide congenita: da 78 a 140 casi tra il 2023 e il 2024
Bruno Ciancio, responsabile dell’unità Malattie a trasmissione diretta dell’ECDC, non usa mezze parole: “Le infezioni sessualmente trasmissibili sono in aumento da 10 anni e nel 2024 hanno raggiunto livelli record. Non trattate, queste infezioni possono causare complicazioni gravi come dolore cronico e infertilità. La cosa più preoccupante è il quasi raddoppio della sifilide congenita, dove l’infezione passa direttamente ai neonati, portando a complicazioni potenzialmente permanenti”.
Perché una malattia “scomparsa” sta tornando
La sifilide era considerata una malattia del passato. Nei decenni successivi alla scoperta della penicillina negli anni ’40, i casi erano crollati drammaticamente in tutto il mondo occidentale. Negli anni ’90 e 2000 sembrava quasi eradicata in molti paesi europei.
Cosa è cambiato? Diversi fattori si sono combinati in modo letale.
Il cambiamento dei comportamenti sessuali nel periodo post-pandemia è uno dei fattori citati dall’ECDC. Il lungo periodo di isolamento ha modificato le dinamiche sociali e sessuali, con un aumento dei partner multipli e una riduzione dell’uso del preservativo in alcune fasce di popolazione.
I gap nello screening sono l’altro grande problema. Tredici dei 29 paesi europei che hanno fornito dati richiedono ancora pagamenti diretti per i test IST di base, una barriera economica che scoraggia le fasce più vulnerabili dall’accedere agli screening. E senza screening, l’infezione non viene diagnosticata, non viene trattata, e si trasmette anche ai nascituri.
Le strategie nazionali obsolete completano il quadro: molti paesi europei stanno ancora applicando piani di prevenzione pensati prima della pandemia, che non tengono conto dei cambiamenti comportamentali degli ultimi anni.
Il paradosso italiano: test a pagamento e screening insufficienti
L’Italia rientra tra i paesi europei che non offrono gratuitamente i test IST di base a tutta la popolazione. Gli screening in gravidanza per la sifilide sono obbligatori e gratuiti nel primo trimestre, ma i dati suggeriscono che esistono lacune nell’esecuzione dei test di follow-up e nel trattamento tempestivo dei casi positivi.
Il risultato è che alcune donne in gravidanza con sifilide non vengono identificate in tempo e i loro figli ne pagano le conseguenze.
La resistenza agli antibiotici: la nuova frontiera del problema
C’è un ulteriore elemento di preoccupazione che emerge dal rapporto ECDC: la resistenza antimicrobica. La gonorrea in particolare sta sviluppando resistenza a classi sempre più ampie di antibiotici, rendendo il trattamento progressivamente più difficile.
L’ECDC ha pubblicato a gennaio 2026 linee guida specifiche sull’uso della doxiciclina come profilassi post-esposizione (doxy-PEP) per prevenire alcune IST. Ma per la gonorrea l’approccio è cauto: l’organizzazione sconsiglia l’uso diffuso di doxy-PEP proprio per il rischio di accelerare ulteriormente la resistenza batterica.
La sifilide fu una delle malattie più temute d’Europa per secoli. Artisti, scrittori e regnanti ne furono colpiti: si ritiene che ne siano morti Al Capone, Baudelaire, Nietzsche e probabilmente anche Napoleone. Con la scoperta della penicillina negli anni ’40 sembrava destinata alla storia. Oggi, nel 2024, l’Europa registra oltre 45.000 casi l’anno — il numero più alto degli ultimi dieci anni. La storia, a volte, fa dei passi indietro.
Cosa fare: prevenzione semplice, conseguenze gravi
L’ECDC è chiaro: prevenire le IST è semplice. Le raccomandazioni sono le stesse da decenni, ma evidentemente non vengono seguite abbastanza.
- Usare il preservativo con partner nuovi o multipli
- Fare il test se si hanno sintomi — dolore, secrezioni, ulcere
- Sottoporsi a screening regolari se si hanno comportamenti a rischio
- In gravidanza: non saltare mai gli esami del sangue previsti, incluso quello per la sifilide
La sifilide congenita è una delle poche malattie per cui abbiamo tutti gli strumenti per azzerarla. Il fatto che stia invece raddoppiando non è una sconfitta della medicina ma è una sconfitta dei sistemi sanitari e delle politiche di prevenzione.
