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Scuole italiane, una su tre ha ancora bisogno di lavori urgenti. E il 57% non ha la verifica sismica

Il rapporto Ecosistema Scuola 2026 di Legambiente fotografa un patrimonio che migliora troppo lentamente. Crescono agibilità ed efficientamento energetico, ma restano forti i divari territoriali e il PNRR procede a velocità diverse

Una scuola italiana su tre ha ancora bisogno di lavori urgenti. E più di una su due non è stata sottoposta alla verifica di vulnerabilità sismica. È la fotografia di un patrimonio scolastico che mostra alcuni segnali di miglioramento, ma procede troppo lentamente rispetto alle necessità di sicurezza, efficienza energetica e adattamento ai cambiamenti climatici.

A scattarla è il nuovo Ecosistema Scuola 2026 di Legambiente, giunto alla 26ª edizione, che ha analizzato nel 2025 lo stato di salute di 7.188 edifici scolastici di competenza comunale, tra scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, frequentati da oltre 1,27 milioni di studenti.

Il rapporto quest’anno affianca alla fotografia dell’edilizia scolastica anche un primo bilancio sullo stato di avanzamento degli interventi finanziati dal PNRR, mettendo a confronto cinque aree: nuove scuole, messa in sicurezza e riqualificazione, mense, palestre e infrastrutture sportive, asili nido e scuole dell’infanzia.

Il quadro che emerge è quello di un sistema nel quale qualcosa si muove, ma non abbastanza. E soprattutto non alla stessa velocità in tutte le aree del Paese.

Una scuola su tre ha ancora bisogno di lavori urgenti

Il dato più immediato riguarda la manutenzione. Nel 2025 il 31,7% degli edifici scolastici monitorati necessita ancora di lavori urgenti.

La media nazionale nasconde però una frattura territoriale molto marcata. Al Sud la quota sale al 45,2%, mentre nelle Isole arriva addirittura al 54,2%. Nel Centro-Nord rimane invece sotto il 27%.

Il problema arriva nonostante negli ultimi cinque anni oltre la metà degli edifici monitorati, il 51,7%, abbia beneficiato di interventi di manutenzione straordinaria.

Il dato suggerisce quindi che gli interventi realizzati non sono ancora sufficienti a colmare il fabbisogno accumulato. E soprattutto che la condizione degli edifici continua a essere profondamente diversa da una parte all’altra della Penisola.

Agibilità in crescita, ma la sicurezza sismica resta un punto critico

Qualche segnale positivo arriva dagli indicatori di sicurezza.

Gli edifici dotati di certificato di agibilità sono passati dal 47,2% del 2024 al 53,5% nel 2025. Cresce anche la quota di edifici interessati da interventi di efficientamento energetico, salita dal 15,9% al 19,4%.

Sono progressi importanti, soprattutto in una fase in cui la qualità energetica degli edifici pubblici è sempre più legata anche alla capacità di affrontare temperature estreme e consumi crescenti.

Ma il quadro della sicurezza strutturale rimane problematico. Il 57,2% degli edifici scolastici non è ancora stato sottoposto a verifica di vulnerabilità sismica.

E le nuove costruzioni restano una quota minima del patrimonio: gli edifici scolastici realizzati negli ultimi cinque anni rappresentano appena l’1,3% di quelli monitorati.

Nel confronto tra 2021 e 2025, effettuato da Legambiente esclusivamente sui Comuni presenti in entrambe le rilevazioni, emergono comunque alcuni miglioramenti: il collaudo statico passa dal 46,3% al 55,5%, l’agibilità dal 51,5% al 59% e la prevenzione incendi dal 45,7% al 53,9%.

Più lento, invece, il progresso sul fronte dell’adeguamento sismico, che passa appena dal 3% al 4,1%.

La scuola sostenibile non è solo una scuola efficiente

La transizione energetica degli edifici scolastici procede, ma resta ancora lontana dall’essere sistemica.

Nel confronto 2021-2025 cresce dal 21,7% al 25% la quota di edifici dotati di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

L’aumento è particolarmente significativo nel Sud e nelle Isole, ma il dato complessivo conferma che una parte consistente del patrimonio scolastico italiano non ha ancora intrapreso un percorso strutturale di decarbonizzazione.

Per una scuola, tuttavia, la sostenibilità non riguarda soltanto l’edificio. Riguarda anche ciò che accade fuori dal cancello.

Ed è proprio sul fronte della mobilità che il rapporto registra una delle situazioni più arretrate.

Le zone 30 interessano poco più del 35% degli edifici monitorati. Le strade scolastiche, dove il traffico automobilistico viene vietato o limitato negli orari di entrata e uscita, sono presenti appena nel 7,8% dei casi.

Ancora più limitata è la diffusione di pedibus e bicibus, che rimangono sotto il 7% degli edifici scolastici e sono concentrati soprattutto nel Nord.

Anche lo scuolabus, servizio fondamentale per garantire il diritto allo studio e sostenere le famiglie, è presente in meno di una scuola su quattro. Nel Nord e nelle Isole la percentuale scende sotto il 18%.

La sostenibilità, insomma, si ferma ancora troppo spesso davanti al cancello della scuola.

Il grande divario degli investimenti

Le differenze territoriali diventano ancora più evidenti quando si guardano le risorse destinate alla manutenzione.

Nel 2025 la spesa media per la manutenzione straordinaria è stata di 48.054 euro per edificio. Ma la distribuzione è tutt’altro che uniforme: il Nord supera i 64 mila euro, il Centro i 68 mila, mentre il Sud si ferma a 5.557 euro e le Isole a 10.247 euro.

Anche per la manutenzione ordinaria le differenze rimangono significative. La media nazionale è di 10.592 euro per edificio: il Nord arriva a 14.426 euro, il Centro a 7.274, il Sud a 7.717 e le Isole a soli 4.910 euro.

È uno dei dati che meglio descrive la difficoltà di trasformare gli investimenti straordinari in una politica strutturale di cura del patrimonio scolastico.

PNRR, i cantieri non procedono tutti alla stessa velocità

È su questo scenario che si innesta il PNRR.

Il Piano ha destinato 11,65 miliardi di euro all’edilizia scolastica, finanziando oltre 9.500 interventi. A cinque anni dall’avvio, però, il livello di avanzamento appare molto diverso a seconda della tipologia di progetto.

I risultati migliori riguardano la messa in sicurezza e riqualificazione: dei 3.078 interventi finanziati con 4,86 miliardi di euro, il 42,9% risulta concluso.

Buono anche l’avanzamento degli interventi per le infrastrutture sportive scolastiche: 408 progetti, per 310 milioni di euro, con il 36,3% già concluso.

La situazione cambia radicalmente quando si passa alle nuove costruzioni.

Nuove scuole, solo 4 progetti conclusi su 206

Per le nuove scuole sono stati finanziati 206 progetti per un totale di circa 1,15 miliardi di euro.

A giugno 2026, secondo gli ultimi dati disponibili analizzati da Legambiente, solo quattro interventi risultavano conclusi, pari all’1,9% del totale.

Il 58,7% dei progetti è ancora in fase di esecuzione, mentre il 37,9% si trova in fase di collaudo.

È il settore con la quota più elevata di cantieri ancora aperti. Un risultato che, secondo Legambiente, riflette anche la maggiore complessità degli interventi di nuova costruzione rispetto alla manutenzione o riqualificazione di edifici esistenti.

Ancora consistente anche il lavoro da completare sugli asili nido: dei 3.841 progetti avviati, finanziati con 4,37 miliardi di euro, il 45,5% è ancora in fase realizzativa.

Il PNRR riduce i divari, ma non del tutto

Sul piano territoriale, il PNRR ha cercato di rispettare l’obiettivo di riequilibrio previsto dal Piano, con il vincolo di destinare almeno il 40% delle risorse al Mezzogiorno.

Il Sud ha assorbito il 44,5% dei fondi destinati agli asili nido, il 45,9% di quelli per le mense e il 37,2% delle risorse per lo sport. Percentuali che aumentano considerando anche le Isole.

Il problema, però, non riguarda soltanto il numero dei progetti finanziati.

Gli interventi localizzati nel Nord presentano infatti importi medi generalmente superiori rispetto a quelli del Sud e delle Isole. La differenza è particolarmente evidente per le nuove scuole: l’investimento medio supera gli 8,2 milioni di euro per progetto nel Nord, contro circa 6 milioni nel Sud e meno di 4,8 milioni nelle Isole.

Il riequilibrio territoriale del PNRR, osserva quindi Legambiente, appare più evidente nella distribuzione del numero dei progetti che nella dimensione economica degli investimenti.

Il nodo dei cambiamenti climatici

Il tema dell’edilizia scolastica si intreccia sempre più direttamente con quello della crisi climatica.

Scuole efficienti dal punto di vista energetico significano minori consumi e minori emissioni, ma anche edifici più preparati ad affrontare ondate di calore, precipitazioni intense e altri eventi estremi.

Per questo l’aumento degli interventi di efficientamento rappresenta un segnale positivo, ma non può essere considerato sufficiente.

La resilienza di una scuola passa dalla sicurezza strutturale all’efficienza energetica, dalla gestione dell’acqua e del calore alla presenza di spazi verdi, fino alla mobilità sostenibile attorno agli istituti.

I dati di Ecosistema Scuola mostrano che questa trasformazione è iniziata, ma procede ancora a macchia di leopardo.

Dopo il PNRR serviranno risorse ordinarie

Il punto centrale sollevato da Legambiente riguarda proprio il futuro degli investimenti.

«Oltre agli investimenti straordinari, ottenuti grazie all’Europa e al Next Generation EU, servono risorse nazionali, ordinarie, stabili e programmabili», sottolinea Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

La manutenzione degli edifici scolastici, osserva l’associazione, non può dipendere esclusivamente da emergenze, bandi o finanziamenti eccezionali. Serve una programmazione di lungo periodo, sostenuta da flussi costanti di risorse nei bilanci statali e degli enti locali.

È la stessa preoccupazione espressa da Claudia Cappelletti, responsabile nazionale scuola di Legambiente, secondo cui la geografia dei servizi scolastici continua a coincidere in larga misura con quella delle disuguaglianze territoriali.

La vera sfida, quindi, non sarà soltanto completare i cantieri del PNRR. Sarà evitare che, una volta terminata la spinta straordinaria del Piano, la velocità degli interventi torni a diminuire.

Le cinque proposte di Legambiente

Per affrontare questa fase, Legambiente propone al Governo cinque interventi.

Il primo è rendere l’Anagrafe dell’edilizia scolastica uno strumento pubblico di trasparenza e programmazione, integrando in un’unica piattaforma aggiornata dati su edifici, certificazioni, interventi, risorse e cantieri.

Il secondo riguarda il rafforzamento dell’Osservatorio per l’edilizia scolastica, come cabina di regia permanente tra istituzioni, enti locali e organizzazioni civiche.

Il terzo punta ad accelerare la realizzazione di scuole sicure e resilienti ai cambiamenti climatici, attraverso messa in sicurezza, riqualificazione energetica e adattamento climatico.

Il quarto propone di rafforzare la governance territoriale dei servizi attraverso i Patti educativi di comunità, mettendo in rete scuole, Comuni, Terzo Settore e comunità locali.

Infine, Legambiente chiede di promuovere scuole aperte, innovative e vissute oltre l’orario delle lezioni, trasformando gli edifici scolastici in veri presìdi educativi, sociali e culturali.

Il bilancio di cinque anni di PNRR, dunque, non è quello di un fallimento. I progressi ci sono, soprattutto su riqualificazione, sicurezza, agibilità ed efficientamento. Ma i numeri raccontano ancora una trasformazione incompleta.

E con il 31,7% degli edifici che necessita di lavori urgenti, il 57,2% senza verifica di vulnerabilità sismica e decine di migliaia di studenti che continuano a frequentare strutture con livelli di qualità molto diversi a seconda del territorio, la sfida della scuola italiana resta soprattutto quella di trasformare gli investimenti straordinari in una politica ordinaria, continua e capace di guardare anche al clima che cambia.

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