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Lupi, nuovo abbattimento in Alto Adige. La LAV pronta a portare il caso in Europa

La Provincia di Bolzano ha autorizzato un nuovo prelievo nei territori di Ultimo e Castelbello-Ciardes. La LAV contesta la pubblicazione del decreto e annuncia un’iniziativa in Europa: “Violata la Convenzione di Aarhus”

Un altro lupo finisce nel mirino della Provincia autonoma di Bolzano. Il presidente Arno Kompatscher ha firmato un nuovo decreto che autorizza il prelievo di un esemplare nei territori comunali di Ultimo e Castelbello-Ciardes. Il provvedimento è stato pubblicato nel tardo pomeriggio di venerdì 11 settembre e ha immediatamente riacceso lo scontro tra amministrazione provinciale e associazioni animaliste.

La LAV accusa la Provincia di avere scelto tempi e modalità di pubblicazione tali da rendere più difficile per le associazioni presentare un ricorso urgente al Tar. L’associazione parla di un “metodo Fugatti”, richiamando i provvedimenti adottati negli ultimi anni in Trentino, e annuncia l’intenzione di portare il caso anche sul piano europeo.

La Provincia, nei precedenti provvedimenti, ha motivato gli abbattimenti con la necessità di intervenire dopo ripetuti attacchi al bestiame documentati e confermati dal Corpo forestale provinciale.

È il terzo provvedimento in pochi mesi

Il nuovo decreto arriva dopo altri due provvedimenti adottati nella stessa area.

A luglio un primo lupo era stato abbattuto a Marebbe, dopo una serie di predazioni ai danni del bestiame. A fine agosto la Provincia aveva poi firmato un secondo decreto, sempre per un esemplare considerato responsabile di ulteriori attacchi nell’area dell’alpeggio Fojedöra. Il provvedimento era stato successivamente eseguito dal Corpo forestale con il supporto dei guardiacaccia.

Secondo la Provincia, nel caso di Marebbe gli episodi erano stati documentati e confermati e avevano riguardato diverse pecore e capre.

Il nuovo caso riguarda invece i territori di Ultimo e Castelbello-Ciardes.

La LAV: “Così viene impedito il ricorso al Tar”

È su questo punto che si concentra la contestazione della LAV.

Secondo l’associazione, la pubblicazione del decreto nel tardo pomeriggio del venerdì avrebbe reso di fatto più difficile attivare tempestivamente la procedura giudiziaria per chiedere la sospensione del provvedimento.

La LAV sostiene che non si tratti di un episodio isolato e parla di una modalità di gestione che, a suo giudizio, limita la possibilità delle associazioni di intervenire prima dell’eventuale abbattimento.

“Non possiamo più tollerare questo far west istituzionale”, afferma Massimo Vitturi, responsabile LAV Animali Selvatici, annunciando che l’associazione sta valutando un’iniziativa europea.

Si tratta, al momento, di un’accusa della LAV. Non risulta invece accertato che la Provincia abbia pubblicato il decreto con l’intento specifico di impedire il ricorso al giudice amministrativo.

Il nodo della Convenzione di Aarhus

La battaglia annunciata dalla LAV riguarda in particolare la Convenzione di Aarhus, il trattato internazionale che disciplina l’accesso alle informazioni ambientali, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale.

La Convenzione, adottata nel 1998 sotto l’egida UNECE, riconosce al pubblico diritti specifici nei rapporti con le amministrazioni sulle questioni ambientali. Tra questi rientra anche la possibilità di contestare davanti a un organo di revisione decisioni e atti che ricadono nell’ambito della Convenzione.

La questione non è quindi soltanto quella dell’abbattimento di un singolo animale. Il possibile contenzioso europeo riguarda le modalità con cui le associazioni ambientaliste possono essere informate, partecipare ai procedimenti e accedere alla giustizia quando sono in gioco decisioni con rilevanza ambientale.

La stessa documentazione italiana sulla Convenzione di Aarhus riconosce il ruolo delle associazioni ambientaliste nell’accesso alla giustizia e nella possibilità di contestare gli atti amministrativi lesivi dell’ambiente, pur evidenziando questioni ancora aperte sul costo delle procedure giudiziarie.

Prevenzione delle predazioni e abbattimenti

Lo scontro politico riguarda anche le modalità di gestione della presenza del lupo sul territorio altoatesino.

La LAV sostiene che gli abbattimenti vengano autorizzati senza un adeguato ricorso agli strumenti di prevenzione delle predazioni e contesta in particolare le scelte della Provincia sui sistemi di protezione degli allevamenti.

La Provincia, al contrario, nei provvedimenti già eseguiti ha motivato l’intervento con la necessità di evitare ulteriori danni alle greggi dopo attacchi ritenuti documentati e ripetuti.

È dunque questo il punto di fondo della controversia: quanto spazio deve avere la prevenzione e quando può essere autorizzato l’abbattimento di un esemplare considerato responsabile di predazioni?

Una questione che si inserisce nel più ampio confronto europeo sulla gestione del lupo e sulla convivenza tra grandi carnivori, allevamento e tutela della biodiversità.

Dalla Provincia all’Europa

Con il nuovo decreto, il confronto esce quindi dai confini dell’Alto Adige.

La LAV annuncia infatti di voler sottoporre il caso agli organismi europei competenti, sostenendo che le modalità adottate dalla Provincia possano entrare in contrasto con i principi della Convenzione di Aarhus.

Sarà ora necessario capire se e come l’associazione formalizzerà l’iniziativa e, soprattutto, se le modalità di pubblicazione e di accesso al provvedimento saranno considerate compatibili con le garanzie previste per la partecipazione e la giustizia ambientale.

Intanto, sul territorio altoatesino, il confronto tra tutela del lupo e protezione degli allevamenti resta aperto. E il nuovo decreto firmato da Kompatscher aggiunge un altro capitolo a una controversia che ormai si muove contemporaneamente sul piano ambientale, amministrativo e politico.

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