Il limite degli 1,5 °C fissato dall’Accordo di Parigi si avvicina sempre di più. Secondo le più recenti valutazioni richiamate dal nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), il mondo potrebbe superare questa soglia entro la fine di questo decennio o all’inizio degli anni Trenta. Un passaggio che non rappresenterebbe soltanto un dato simbolico, ma l’ingresso in una fase caratterizzata da rischi crescenti per ecosistemi, popolazioni ed economie.
A rilanciare l’allarme sul riscaldamento globale è il WWF, che invita i governi ad accelerare drasticamente la riduzione delle emissioni e a rafforzare gli interventi di adattamento ai cambiamenti climatici. L’obiettivo, sottolinea l’organizzazione, deve essere quello di rendere l’eventuale superamento della soglia il più contenuto e temporaneo possibile.
Cosa significa superare gli 1,5 °C
Gli 1,5 °C rappresentano il riferimento individuato dalla comunità internazionale per limitare l’aumento della temperatura media globale rispetto all’epoca preindustriale. Non si tratta però di una sorta di interruttore climatico che, una volta superato, determina automaticamente una catastrofe.
Il problema è la durata e l’entità del riscaldamento. Più a lungo le temperature globali resteranno sopra questa soglia, maggiori saranno i rischi associati a eventi estremi, perdita di biodiversità, stress idrico, ondate di calore, incendi, innalzamento del livello del mare e danni agli ecosistemi.
Per questo il WWF sottolinea che il possibile superamento degli 1,5 °C non deve diventare una ragione per abbandonare l’obiettivo. Al contrario, dovrebbe rappresentare un ulteriore stimolo ad accelerare la decarbonizzazione.
Con le politiche attuali il rischio è molto più alto
Il quadro delineato dal rapporto è particolarmente preoccupante se confrontato con l’attuale traiettoria delle emissioni. Le politiche e le azioni oggi in campo porterebbero infatti verso un riscaldamento di circa 3 °C entro il 2100.
Uno scenario decisamente distante dall’obiettivo dell’Accordo di Parigi. Anche considerando gli impegni climatici e gli obiettivi di neutralità carbonica già annunciati dai governi, qualora venissero pienamente attuati, il riscaldamento stimato si collocherebbe comunque intorno agli 1,8 °C.
La distanza tra gli impegni dichiarati e le politiche effettivamente messe in campo rimane quindi uno dei nodi centrali della crisi climatica.
Ogni frazione di grado cambia il rischio
Il punto, osserva il WWF, è che non esiste una soglia oltre la quale tutto cambia improvvisamente. Il rischio cresce progressivamente con ogni ulteriore aumento della temperatura.
Una differenza apparentemente piccola tra 1,5 e 2 °C può infatti tradursi in un’esposizione maggiore a eventi estremi e in pressioni più forti sugli ecosistemi. Lo stesso vale per il confronto tra 2 e 3 °C.
Per questo l’organizzazione ambientalista insiste sulla necessità di ridurre non soltanto le emissioni complessive, ma anche il più rapidamente possibile la velocità con cui il pianeta continua a riscaldarsi.
Dalla crisi climatica agli ecosistemi
A essere sotto pressione non sono soltanto le società umane. L’aumento delle temperature sta modificando gli equilibri degli ecosistemi terrestri e marini, aumentando la probabilità che alcuni sistemi naturali raggiungano punti di non ritorno o subiscano trasformazioni difficilmente reversibili.
Il WWF richiama quindi la necessità di intervenire contemporaneamente su più fronti: riduzione dell’uso dei combustibili fossili, sviluppo delle energie rinnovabili, finanziamenti climatici, adattamento, ripristino degli ecosistemi e contrasto alla deforestazione.
La crisi climatica, in questo senso, non riguarda più soltanto gli scenari di fine secolo. Gli effetti sono già visibili in numerose aree del mondo, dall’intensificazione delle ondate di calore agli eventi di precipitazione estrema, passando per siccità, incendi e perdita di habitat.
Dal possibile superamento al ritorno sotto gli 1,5 °C
Una delle questioni che la comunità scientifica dovrà affrontare nei prossimi anni non sarà quindi soltanto quando verrà superata la soglia degli 1,5 °C, ma anche quanto a lungo il pianeta rimarrà al di sopra di essa e quanto rapidamente sarà possibile riportare il riscaldamento sotto tale livello.
È una distinzione importante. Un superamento temporaneo della soglia non equivale infatti a un abbandono definitivo dell’obiettivo climatico. Ma ogni anno trascorso con temperature più elevate rende più complesso e costoso il percorso di rientro.
La richiesta del WWF ai governi
Da qui l’appello dell’organizzazione ai governi affinché i prossimi piani climatici siano più ambiziosi e accompagnati da interventi concreti. Per il WWF, non servono soltanto misure emergenziali dopo che gli eventi estremi hanno già prodotto danni: occorre anticipare i rischi e investire nella prevenzione.
Il messaggio è dunque duplice: la soglia degli 1,5 °C è sempre più vicina, ma la traiettoria futura non è ancora completamente determinata.
Le politiche climatiche adottate oggi possono ancora modificare la quantità di riscaldamento che il pianeta sperimenterà nei prossimi decenni. Ed è proprio su questo margine di intervento che si concentra la richiesta del WWF: non ridurre l’ambizione di fronte alla difficoltà, ma accelerare le azioni necessarie per contenere il riscaldamento globale.
