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Vino e foreste, cambia la geografia rurale italiana: nei comuni vitivinicoli quasi uno su tre supera il 40% di boscosità

L’Italia sta vivendo una trasformazione territoriale silenziosa ma profonda. Per la prima volta dall’epoca preindustriale, la superficie forestale nazionale ha superato la Superficie Agricola Utilizzata (SAU), segnando un cambio di paradigma nell’uso del suolo che coinvolge anche alcune delle più importanti aree vitivinicole del Paese.

È uno dei dati più significativi emersi dal rapporto “Foreste in Comune”, la prima indagine socio-economica sul patrimonio forestale dei comuni italiani promossa da PEFC Italia con il supporto di UNCEM, Legambiente e Consorzio CAIRE.

Il dato di fondo è netto: oggi le foreste italiane coprono oltre 100.000 chilometri quadrati, pari a più di un terzo dell’intero territorio nazionale.

Il sorpasso storico delle foreste sull’agricoltura

La crescita delle superfici forestali non è il risultato di un piano nazionale di riforestazione, ma di un fenomeno che gli studiosi osservano da decenni: l’abbandono progressivo di terreni agricoli marginali, pascoli e colture tradizionali non più economicamente sostenibili.

L’espansione del bosco rappresenta uno dei cambiamenti più rilevanti nella geografia italiana degli ultimi cinquant’anni. Un processo che ha interessato soprattutto aree montane e collinari, modificando paesaggi, economie locali e servizi ecosistemici.

Secondo il rapporto, i 3.596 comuni montani italiani, che occupano il 47,8% della superficie nazionale e ospitano appena il 13,5% della popolazione, concentrano il 75,7% dell’intero patrimonio forestale italiano.

Si tratta di una distribuzione fortemente sbilanciata che conferma il ruolo delle aree interne come principale infrastruttura ecologica del Paese.

I due indicatori che misurano il patrimonio forestale

Lo studio introduce due parametri particolarmente utili per leggere il fenomeno.

Il primo è la superficie forestale totale, espressa in ettari.

Il secondo è l’indice di boscosità, che misura il rapporto tra superficie forestale e superficie complessiva del comune.

Le due classifiche raccontano realtà differenti.

Sul fronte dell’indice di boscosità, il primato nazionale spetta a Marcetelli, piccolo comune della provincia di Rieti, dove il 98,4% del territorio è coperto da foreste.

Per superficie forestale assoluta, invece, guida la classifica Gubbio, con 26.804 ettari di boschi, un’estensione superiore a quella di molti parchi naturali italiani.

La sorpresa dei territori del vino

L’aspetto più interessante per l’economia rurale riguarda però i territori a forte vocazione vitivinicola.

WineNews ha incrociato i dati del rapporto con un campione di 75 comuni italiani fortemente identificati con la produzione di vino, valutandone sia la superficie forestale sia l’indice di boscosità.

I risultati mettono in discussione uno stereotipo diffuso: quello dei territori del vino come paesaggi dominati esclusivamente dalla vite.

L’analisi mostra infatti che 22 comuni su 75, pari al 29,3% del campione, presentano un indice di boscosità superiore al 40%.

In quasi un comune del vino su tre, quindi, il bosco occupa una quota del territorio paragonabile o superiore a molte superfici agricole.

Radda in Chianti e Montalcino guidano le classifiche

Tra i territori vitivinicoli analizzati emergono due casi emblematici.

Radda in Chianti, nel cuore del Chianti Classico, si distingue per uno dei più elevati livelli di boscosità tra i comuni del vino italiani.

Montalcino, patria del Brunello, risulta invece ai vertici per estensione complessiva delle superfici forestali.

Il dato è particolarmente significativo perché riguarda due delle denominazioni più prestigiose e redditizie del settore vitivinicolo nazionale. Non territori marginali, dunque, ma aree in cui la produzione agricola di alta qualità convive con una forte presenza di ecosistemi forestali.

La fine del paradigma della monocoltura

Per anni il dibattito ambientale ha guardato con preoccupazione all’espansione delle monoculture specializzate, considerate un possibile fattore di riduzione della biodiversità.

I dati del rapporto suggeriscono però una realtà più articolata.

Nei principali territori vitivinicoli italiani il paesaggio appare sempre più caratterizzato da una matrice mista in cui vigneti, boschi, aree naturali e attività turistiche convivono all’interno dello stesso sistema territoriale.

Secondo gli estensori dello studio, esiste una correlazione positiva tra presenza forestale e territori agricoli ad alta specializzazione. Un elemento che suggerisce come competitività economica e dotazione naturale non siano necessariamente in contrapposizione.

Il valore economico del bosco oltre il legname

La crescita delle foreste non produce soltanto benefici ambientali.

I boschi svolgono funzioni sempre più rilevanti per la resilienza dei sistemi agricoli: contribuiscono alla regolazione idrica, mitigano gli effetti delle ondate di calore, favoriscono la biodiversità e riducono i fenomeni erosivi.

Nel caso della viticoltura, diversi studi hanno evidenziato come la presenza di aree forestali possa influenzare positivamente il microclima locale e aumentare la capacità dei territori di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.

È anche per questo che il rapporto insiste sulla necessità di passare da una logica di semplice espansione spontanea del bosco a una strategia di pianificazione, gestione e certificazione forestale.

Una nuova geografia dell’Italia rurale

Il dato più importante che emerge dall’indagine non riguarda singoli comuni o classifiche territoriali.

Riguarda piuttosto il modello di sviluppo delle aree rurali italiane.

L’Italia che emerge dal rapporto “Foreste in Comune” è un Paese in cui agricoltura, foreste, turismo e servizi ecosistemici tendono sempre più a sovrapporsi. Un sistema territoriale complesso in cui il bosco non rappresenta più l’alternativa all’agricoltura, ma una componente strutturale della competitività economica e ambientale di molti territori.

Per i distretti del vino, tradizionalmente considerati simbolo dell’agricoltura specializzata, si tratta di una trasformazione che potrebbe incidere sempre di più sulla gestione del paesaggio e sulle strategie di adattamento climatico dei prossimi decenni.

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