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Oggi è la Giornata Mondiale dell’Ambiente. E la bolletta degli italiani vale il triplo di quella spagnola: ecco perché

Oggi, 5 giugno 2026, si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Il tema scelto dall’ONU per questa edizione è “Ispirati dalla natura. Per il clima. Per il nostro futuro”. Un invito ad agire ora, a smettere di rimandare, a guardare alle soluzioni che la natura stessa ci offre per rispondere alla crisi climatica. Le celebrazioni ufficiali si tengono a Baku, in Azerbaigian, paese ospitante dopo la COP29.

È una giornata pensata per parlare di pianeta, di emissioni, di biodiversità. Ma quest’anno, forse più di ogni altro, c’è un dato concreto e quotidiano che collega il cambiamento climatico alla vita degli italiani in modo diretto e palpabile: la bolletta della luce.

Legambiente ha pubblicato nei giorni scorsi il rapporto “Italia Rinnovabile 2026”, con un confronto che lascia poco spazio alle interpretazioni: la bolletta elettrica italiana è arrivata a 130,5 euro per megawattora. In Spagna, nello stesso periodo, il prezzo è di 42,5 euro per megawattora. Tre volte meno. Non è magia, non è fortuna geografica. È il risultato di scelte energetiche diverse fatte negli ultimi vent’anni.

Il meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità

Per capire perché le bollette italiane costano così tanto, bisogna capire come funziona il mercato elettrico europeo. Il prezzo dell’elettricità in Italia, come nella maggior parte dei paesi UE, viene determinato dal sistema del marginal pricing o prezzo marginale: il prezzo di ogni kilowattora venduto in un determinato momento è fissato dal costo della fonte di produzione più cara necessaria a soddisfare la domanda in quel momento.

In pratica, quando la domanda di elettricità è alta e non bastano le fonti rinnovabili disponibili, si accendono le centrali a gas. E il prezzo del gas, che è il combustibile più costoso tra quelli usati per produrre elettricità, diventa il prezzo di riferimento per tutta l’elettricità venduta in quel momento, inclusa quella prodotta dal sole e dal vento a costo quasi zero.

Questo sistema, pensato per incentivare gli investimenti nella capacità produttiva, produce un effetto paradossale: anche l’elettricità solare ed eolica viene venduta al prezzo del gas. Il risultato è che nei paesi dove il gas copre ancora una quota elevata della produzione elettrica – come l’Italia – le bollette rimangono alte anche quando le rinnovabili producono.

La differenza con la Spagna: una storia di investimenti

Il divario tra le bollette italiane e quelle spagnole non è casuale. È il risultato di decenni di politiche energetiche diverse.

La Spagna ha investito massicciamente nelle rinnovabili negli ultimi quindici anni. Oggi il solare e l’eolico coprono stabilmente oltre il 50% della produzione elettrica spagnola, con picchi che in alcune giornate ventose o soleggiate superano il 70-80%. Quando le rinnovabili coprono la maggior parte della domanda, il gas viene chiamato in causa molto meno spesso e il suo prezzo influenza il costo finale dell’elettricità in modo molto limitato.

In Spagna il gas incide solo per il 15% sulla formazione del prezzo finale dell’energia. In Italia incide per l’89% delle ore. È questo il nodo: non quante rinnovabili abbiamo, ma per quante ore riusciamo a fare a meno del gas per produrre elettricità.

L’Italia non è partita in ritardo sulle rinnovabili: il fotovoltaico italiano ha avuto un boom straordinario tra il 2008 e il 2013, grazie al Conto Energia. Ma poi gli investimenti si sono fermati, le procedure autorizzative sono rimaste lente e complesse, e la capacità installata non è cresciuta abbastanza velocemente da ridurre la dipendenza dal gas.

💡 Lo sapevi?

La Giornata Mondiale dell’Ambiente è nata dalla Conferenza ONU di Stoccolma del 1972: il primo grande incontro internazionale dedicato all’ambiente. Quella conferenza produsse la Dichiarazione di Stoccolma, che per la prima volta riconosceva il diritto degli esseri umani a “un ambiente di qualità tale da permettere una vita dignitosa e benessere”. Cinquantaquattro anni dopo, con gli ultimi undici anni che sono stati gli undici più caldi mai registrati nella storia delle misurazioni strumentali, quell’obiettivo è ancora lontano dall’essere raggiunto.

I numeri del ritardo italiano: 53.000 MW mancanti

Il rapporto di Legambiente quantifica con precisione il gap da colmare. Per raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2030, l’Italia deve installare altri 53.469 MW di capacità rinnovabile nei prossimi cinque anni e mezzo.

Con il ritmo medio di installazione mantenuto tra il 2021 e il 2025, quel traguardo verrebbe raggiunto in 10,7 anni, ovvero con 5,7 anni di ritardo rispetto alla scadenza europea. Un ritardo che non ha solo implicazioni climatiche ma anche economiche dirette: ogni anno di ritardo è un anno in più di bollette alte per famiglie e imprese italiane.

Le ragioni del ritardo sono strutturali: le procedure autorizzative per i nuovi impianti rinnovabili richiedono in media 7-9 anni in Italia, contro i 2-3 anni della Spagna. I ricorsi al TAR, le sovrapposizioni burocratiche tra enti locali, regionali e nazionali, i vincoli paesaggistici applicati in modo spesso incoerente: sono tutti ostacoli che rallentano la transizione e tengono alta la dipendenza dal gas.

I 14 miliardi di Meloni: cosa cambierà

Nel contesto della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il governo Meloni ha rivendicato un pacchetto di misure da 14 miliardi di euro contro il caro energia, ottenendo anche una maggiore flessibilità di bilancio dall’Unione Europea per interventi sul settore energetico.

Sono risorse significative. Ma la domanda che gli esperti si pongono è: in che direzione verranno spese? Se la priorità è abbassare le bollette nel breve termine attraverso sussidi e calmierazioni dei prezzi, il problema strutturale della dipendenza dal gas rimane irrisolto. Se invece i fondi vengono indirizzati a semplificare le autorizzazioni per le rinnovabili, potenziare le reti elettriche e sviluppare sistemi di accumulo, la bolletta scende strutturalmente e per sempre.

La Giornata Mondiale dell’Ambiente è l’occasione giusta per ricordare che queste due cose — la bolletta degli italiani e il clima del pianeta — non sono problemi separati. Hanno la stessa soluzione.

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