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Dopo Sinner tremano i calciatori: come si farà ai Mondiali con il caldo estremo?

Era avanti 6-3, 6-2, 5-2 e al servizio. A quattro punti dalla vittoria. Jannik Sinner, numero uno al mondo, stava dominando il secondo turno del Roland Garros contro l’argentino Cerundolo quando qualcosa si è rotto. Non un muscolo, non una caviglia. Il corpo ha semplicemente smesso di rispondere. “Non mi sento bene, ho bisogno di vomitare”, ha detto al fisioterapista. Poi il crollo: cinque game persi di fila nel terzo set, un quarto e un quinto set giocati quasi da fermo, la prima sconfitta dopo trenta vittorie consecutive.

Il vero avversario non era Cerundolo. Era il caldo. Giovedì 29 maggio 2026, a Parigi era in vigore l’allerta arancione per temperature percepite attorno ai 36°C. Il torneo è investito da un’ondata di calore con temperature fino a 14 gradi sopra la media stagionale. Sinner è sceso in campo alle 12, quando il caldo tocca il suo picco giornaliero sulla terra rossa del Philippe Chatrier.

È una storia di tennis. Ma è anche, e soprattutto, una storia di clima. Perché tra meno di due settimane iniziano i Mondiali di calcio 2026 negli Stati Uniti, in Messico e in Canada. E quello che è successo a Sinner su un campo da tennis parigino è solo un’anticipazione di quello che potrebbe accadere a 1.100 calciatori su 48 stadi sparsi per un continente che si sta surriscaldando.

Come il caldo uccide la performance atletica: la fisiologia spiegata

Per capire cosa è successo a Sinner – e cosa rischia di succedere ai Mondiali – bisogna capire come il caldo estremo interagisce con il corpo di un atleta d’élite.

Durante uno sforzo fisico intenso, i muscoli producono calore come sottoprodotto della contrazione. La stragrande maggioranza dell’energia consumata durante l’esercizio – circa il 75-80% – si trasforma in calore piuttosto che in movimento. Il corpo smaltisce questo calore principalmente attraverso la sudorazione: l’evaporazione del sudore sulla pelle disperde energia termica nell’ambiente.

Questo meccanismo funziona bene finché la temperatura e l’umidità ambientale lo permettono. Ma quando la temperatura esterna supera i 32-33°C e l’umidità è elevata, il gradiente termico tra il corpo e l’ambiente si riduce al punto che il raffreddamento diventa insufficiente. La temperatura interna del corpo inizia a salire.

Il risultato è una cascata di effetti fisici che i ricercatori chiamano stress termico: calo della forza muscolare, riduzione della velocità di conduzione nervosa, deterioramento della coordinazione, nausea e in casi estremi il rischio di colpo di calore. Non è debolezza mentale. È fisiologia.

Sinner ha descritto esattamente questa cascata: crampi alla gamba, nausea, incapacità di muoversi. Il suo corpo aveva raggiunto un limite fisiologico reale, indipendente dalla sua straordinaria condizione atletica.

I Mondiali 2026: 26 partite a rischio, 5 da rinviare

Il caso di Sinner non è un episodio isolato. È un segnale anticipatore di quello che la scienza climatica prevede per i Mondiali di calcio 2026, che inizieranno l’11 giugno allo Stadio Azteca di Città del Messico.

Un’analisi del World Weather Attribution – il gruppo internazionale di ricercatori che studia il legame tra cambiamento climatico ed eventi meteorologici estremi – ha stimato che circa 26 delle 104 partite del torneo potrebbero disputarsi in condizioni che superano la soglia di rischio termico indicata dalla FIFPRO, il sindacato mondiale dei calciatori. In almeno cinque casi, il livello di stress da calore potrebbe raggiungere valori per cui il rinvio della partita sarebbe raccomandato.

Le città più a rischio sono quelle del Sud degli Stati Uniti e del Messico: Miami, Dallas, Houston, Atlanta, Monterrey e Città del Messico. In queste località, le temperature estive combinano calore elevato e umidità persistente — una combinazione che gli scienziati misurano con l’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), che tiene conto di temperatura, umidità, vento e irraggiamento solare insieme. Il Miami Stadium, che ospiterà un quarto di finale e la finale per il terzo posto, presenta secondo WWA una “quasi certezza” di superare i 26°C WBGT.

Uno su otto: è la probabilità che la finale del 19 luglio al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, si svolga sopra i 26°C WBGT. Il 2,7% di probabilità che superi la soglia dei 28°C — quella per cui la FIFPRO raccomanda il rinvio.

Il paragone con il 1994: il rischio è quasi raddoppiato

L’ultima volta che i Mondiali si giocarono negli Stati Uniti fu nel 1994. Già allora il caldo fu un problema: le temperature in campo superarono i 40°C in alcune partite diurne. Ma il 2026 è diverso e peggiore.

Il cambiamento climatico ha aumentato drammaticamente la frequenza e l’intensità delle ondate di calore in Nord America. Secondo i ricercatori del WWA, il rischio di condizioni di caldo estremo durante i Mondiali è quasi il doppio rispetto al 1994. Gli Stati Uniti hanno appena vissuto i 12 mesi più caldi mai registrati nei dati NOAA.

La professoressa Friederike Otto dell’Imperial College di Londra, tra le voci scientifiche più autorevoli sugli studi di attribuzione climatica, è esplicita: “Dal punto di vista sanitario, sarebbe consigliabile organizzare questi Mondiali prima o dopo nel corso dell’anno, in modo da poter organizzare una festa del calcio piuttosto che qualcosa che rappresenta un enorme rischio per la salute.”

Le misure della FIFA: stadi climatizzati, cooling break e petizioni

La FIFA non è rimasta ferma. Per i Mondiali 2026 ha introdotto il cooling break (una pausa di tre minuti al 30° e al 75° minuto nelle partite in cui le condizioni termiche lo rendono necessario) e ha previsto che alcune partite si svolgano negli stadi con impianti di aria condizionata, come quelli di Dallas e Houston.

Ma queste misure hanno un limite evidente: proteggono i giocatori dentro lo stadio, non i tifosi fuori. E oltre un terzo delle partite con rischio termico elevato si svolgeranno in stadi senza aria condizionata, inclusi Miami, Kansas City, New York e Philadelphia.

Un gruppo di calciatori professionisti, guidati dal norvegese Morten Thorsby, ha presentato una petizione alla FIFA chiedendo protocolli più stringenti: rinvio automatico delle partite se la temperatura supera i 28°C WBGT, accesso universale a strutture di raffreddamento per atleti e tifosi, e una revisione del calendario per le edizioni future.

Il paradosso climatico della FIFA

C’è un’ironia amara in tutto questo. Il Mondiale 2026 sarà il più grande della storia con 48 squadre, 104 partite, tre paesi ospitanti, distanze enormi da coprire in volo. Sarà anche il più inquinante: le emissioni legate agli spostamenti aerei tra le 16 città ospitanti raggiungeranno livelli senza precedenti nella storia dei tornei FIFA.

E uno degli sponsor principali del torneo è Aramco, la compagnia petrolifera saudita, uno dei maggiori produttori di combustibili fossili al mondo. Gli stessi combustibili fossili che alimentano il cambiamento climatico che rende i Mondiali sempre più pericolosi per chi ci gioca e per chi li guarda.

La storia di Sinner a Parigi è una metafora perfetta di questa contraddizione: un atleta straordinario, in forma eccezionale, abbattuto da un nemico che non si può fronteggiare con allenamento o tattica. Un nemico che si chiama clima.

💡 Lo sapevi?

L’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature) usato dagli scienziati per misurare il rischio termico durante le partite non misura solo la temperatura dell’aria. Combina temperatura, umidità relativa, velocità del vento e irraggiamento solare in un unico valore. A parità di temperatura dell’aria, un’umidità del 90% può rendere le condizioni atleticamente molto più pericolose di una temperatura più alta con aria secca. È per questo che Miami, con i suoi 32°C umidi, è considerata più pericolosa di Phoenix, che spesso supera i 40°C ma con umidità bassissima.

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